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Cassazione Penale, Ordinanza n. 23019/2025 del 18/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello che aveva confermato la condanna pronunciata dal Tribunale a mesi dieci di reclusione per il reato di cui all'art. 189, comma 6, del Codice della strada, relativo a un fatto avvenuto il 4 aprile 2021 in Cologna Veneta. Con l'unico motivo ha dedotto, in modo cumulativo, assenza, carenza e contraddittorietà della motivazione in ordine alla propria responsabilità penale, contestando sostanzialmente la ricostruzione del fatto e l'individuazione dell'autore. La Corte di cassazione ha ritenuto il motivo generico e non specificamente confrontato con la motivazione di merito, osservando che la sentenza impugnata aveva valorizzato il riconoscimento della persona offesa, confermato dagli agenti di polizia giudiziaria, i riscontri del compendio probatorio, la conoscenza pregressa dell'imputato da parte di alcuni testimoni, il tempo prolungato di interazione della persona offesa con l'autore dopo il sinistro e la circostanza che l'autovettura fosse di proprietà dell'imputato e a lui affidata in custodia all'atto dell'esecuzione del fermo amministrativo, senza emersione di elementi idonei a ipotizzare un uso da parte di terzi o una sottrazione del veicolo.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, rilevando che la censura sulla motivazione era del tutto generica e non indicava specifici passaggi viziati né precise ragioni di diritto o dati di fatto idonei a scalfire la sentenza di appello. Ha quindi confermato gli effetti della condanna già pronunciata nei gradi di merito e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 189, comma 6, d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285

    È la norma incriminatrice posta a base della condanna confermata in appello; il ricorso non ne contesta specificamente la sussistenza, ma solo la motivazione sulla responsabilità e sull'identificazione dell'autore.

  • art. 192 c.p.p.

    Richiamato implicitamente nella logica della valutazione probatoria e dei riscontri, nel senso che la Corte di merito ha fondato l'affermazione di responsabilità su plurimi elementi convergenti.

Massime di principio

  • È inammissibile il ricorso per cassazione che si limiti a denunciare genericamente vizi di motivazione senza indicare i passaggi argomentativi della sentenza impugnata ritenuti erronei, né le specifiche carenze, omissioni o illogicità decisionali.
  • Il ricorso per cassazione deve contenere una precisa prospettazione delle ragioni di diritto e degli elementi di fatto da sottoporre al vaglio di legittimità; non è sufficiente contrapporre una lettura alternativa del materiale probatorio.
  • Quando la decisione di merito abbia fondato l'affermazione di responsabilità su una pluralità di riscontri convergenti, tra cui il riconoscimento della persona offesa, le conferme della polizia giudiziaria e ulteriori elementi oggettivi sulla disponibilità del veicolo, la censura di legittimità deve confrontarsi specificamente con tali argomenti, altrimenti è inidonea a superare la soglia di ammissibilità.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso penale
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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