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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 364/2024 del 04/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Dolzi aveva chiesto il riconoscimento della continuazione in sede esecutiva tra reati giudicati da sentenze irrevocabili (del 20/01/2017 e del 02/07/2018), sostenendo che esisteva un disegno criminoso unitario, evidenziato dalla contiguità temporale di alcuni delitti commessi a Roma il 3-4 maggio 2014 e il 17 giugno 2014. La Corte di appello aveva rigettato l'istanza ritenendo ostativa l'eterogeneità esecutiva dei comportamenti e l'ampiezza temporale considerata.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, rilevando che l'ordinanza impugnata non aveva effettuato una verifica analitica e motivata sulla sussistenza dell'unitarietà del programma criminoso. In particolare la Cassazione ha osservato che parte delle condotte risultavano omogenee per tipologia e contiguità temporale (delitti ex art. 73 D.P.R. n. 309/1990 commessi nell'arco di circa un mese) e che la presenza di un concorso formale in uno dei reati non escludeva di per sé il vincolo della continuazione. Per tali ragioni la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato la causa alla Corte di appello di Roma per un nuovo giudizio conforme ai principi di diritto enunciati.

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Norma invocata per il riconoscimento della continuazione in sede esecutiva: la continuazione deve essere valutata verificando se le violazioni costituivano parte integrante di un unico programma criminoso, concepito almeno nelle sue linee essenziali.

  • art. 81, secondo comma, cod. proc. pen.

    artt. 81, secondo comma, e 671 cod. proc. pen.

    Richiamata insieme all'art. 671 per la disciplina applicabile alla continuazione: la richiesta difensiva era fondata su questi articoli e la Corte doveva valutare la preordinazione criminosa richiesta per l'applicazione del vincolo.

  • art. 73 D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (T.U. stupefacenti)

    art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (T.U. stup.)

    I reati di droga contestati sono stati considerati dal giudice come omogenei per tipologia e rilevanti, per la loro contiguità temporale e territoriale, ai fini della verifica del vincolo della continuazione.

Massime di principio

  • Per ottenere il riconoscimento della continuazione è necessario dimostrare che le condotte fanno parte di un unico programma criminoso originariamente ideato, almeno nelle sue linee essenziali; la semplice reiterazione non è sufficiente.
  • La contiguità temporale, la omogeneità tipologica e la territorialità delle condotte sono indici rilevanti per la prova della continuità esecutiva, ma devono essere valutati con motivazione analitica e non in modo assertivo.
  • La presenza di un concorso formale in uno dei reati non esclude automaticamente la continuazione: tale circostanza può essere neutrale se persistono elementi di omogeneità e preordinazione.
  • Il giudice dell'esecuzione deve esporre esplicitamente gli elementi fattuali e probatori che giustificano il rigetto dell'istanza; decisioni generiche o basate su affermazioni non motivate sono annullabili in cassazione.
  • In caso di carenza motivazionale o di mancata analisi degli elementi indicativi del disegno criminoso, la Cassazione annulla e rinvia perché il tema richiede una verifica giurisdizionale approfondita conforme ai parametri stabiliti dalla giurisprudenza.

Testo integrale

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