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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33936/2022 del 14/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'Appello di Taranto dell'11/01/2021 che aveva confermato la condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale comminata dal G.U.P. di Taranto (7/10/2019). Il ricorrente proponeva due motivi: (1) vizio di motivazione e violazione di legge per aver valorizzato soltanto le dichiarazioni del curatore fallimentare e le risultanze contabili senza adeguata prova del dolo, nonché per non aver tenuto conto della sua presunta qualità di "testa di legno"; (2) mancata valutazione favorevole delle circostanze attenuanti generiche e violazione degli artt. 62-bis, 81 e 133 c.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ne ha disposto la condanna alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende. Quanto ai rilievi: sul primo motivo la Corte ha ritenuto ammissibile l'utilizzo delle relazioni e degli inventari del curatore come prova documentale e ha ritenuto congrua la valutazione dei giudici di merito che hanno attribuito a Martera la gestione operativa delle scritture contabili e la responsabilità delle distrazioni di denaro e beni; ha inoltre dichiarato inammissibile la censura relativa al dolo nella parte in cui essa non era stata specificamente dedotta in appello (art. 606, comma 3 c.p.p.) e ha confermato che per la bancarotta fraudolenta patrimoniale il dolo è un dolo generico che non richiede la prova della consapevolezza dello stato di insolvenza né dell'intento di arrecare pregiudizio ai creditori. Sul secondo motivo la Corte ha ritenuto manifestamente infondato il ricorso: il diniego delle attenuanti generiche è stato motivato dalla negativa personalità del condannato (pregresse condanne) e dall'assenza di elementi positivi, motivazione legittima anche se fondata su un solo dato negativo ritenuto prevalente.

Norme richiamate

  • art. 216, comma 1, legge fall.

    Norma richiamata nel quadro delle fattispecie di bancarotta; la Corte ha valutato la responsabilità per distrazione ai sensi della disciplina fallimentare in combinato con la giurisprudenza consolidata.

  • art. 223 legge fall.

    Richiamata tra le norme rilevanti per la bancarotta; il giudice ha ritenuto idonea la prova delle distrazioni ai sensi della normativa fallimentare.

  • art. 33 legge fall.

    La relazione ex art. 33 (relazione del curatore) è stata esaminata: benché contenente indicazioni sul ruolo di altri soggetti, la Corte ha ritenuto che i fatti indicati dimostrassero l'operatività e la consapevolezza dell'amministratore di diritto (Martera).

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione ai criteri di valutazione della prova; la Corte ha stabilito che non esiste regola che impedisca di valorizzare la relazione del curatore come elemento probatorio documentale.

  • art. 546 lett. e) cod. proc. pen.

    Norma richiamata nel ricorso; la Corte ha ritenuto ammissibili e utilizzabili in sede penale le relazioni e gli inventari redatti dal curatore fallimentare come documenti probatori.

  • art. 62-bis, 81 e 133 cod. pen.

    Norme relative alle circostanze attenuanti generiche e al trattamento sanzionatorio; la Corte ha ritenuto legittimo il diniego delle attenuanti sulla base della negativa personalità del condannato e dell'assenza di elementi positivi.

  • art. 606, comma 3, cod. proc. pen.

    Norma che prescrive la specificità dei motivi in appello per alcune doglianze: la Corte ha dichiarato inammissibile la censura sul dolo nella parte in cui non era stata specificamente dedotta in sede di appello.

  • art. 616 cod. proc. pen. (come modificato dalla L. 23 giugno 2017, n. 103)

    Norma sulla condanna alle spese e su eventuali sanzioni pecuniarie a carico del ricorrente: la Corte ha condannato Martera al pagamento delle spese e alla somma di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione all'obbligo di enunciare i motivi del ricorso nei limiti necessari; il ricorso è stato ritenuto conforme a tale requisito formale.

  • art. 23, comma 8, d.l. n. 127/2020; art. 7, comma 1, d.l. n. 105/2021

    Norme emergenziali che hanno consentito il trattamento del ricorso senza intervento delle parti; la Corte ha proceduto sulla base delle conclusioni depositate dal Pubblico Ministero.

Massime di principio

  • Le relazioni e gli inventari del curatore fallimentare costituiscono prova documentale utilizzabile nel processo penale e possono, anche se uniche, consentire la ricostruzione dei fatti distrattivi se motivate e coerenti con gli altri elementi probatori.
  • Il ruolo di "amministratore di diritto" può essere valutato come effettivo e fonte di responsabilità penale quando emergono elementi oggettivi (gestione delle scritture, annotazioni contabili, consegna dei registri) che dimostrino operatività e consapevolezza; l'asserita qualità di "testa di legno" va provata concretamente e specificamente nel gravame.
  • In sede di legittimità la Corte non procede a una rivalutazione gratuita del merito: questioni fattuali o di prova devono essere state chiaramente e specificamente dedotte in appello, altrimenti sono inammissibili per violazione dell'art. 606, comma 3 c.p.p.
  • Per il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale il dolo è di tipo generico: non è necessario provare la consapevolezza dello stato di insolvenza né l'intento specifico di danneggiare i creditori; si esamina il comportamento concreto e le modalità delle distrazioni.
  • Il diniego delle circostanze attenuanti generiche può essere motivato anche sulla base di un solo elemento negativo (es. pregresse condanne, grave personalità criminale) se ritenuto prevalente e adeguatamente motivato.
  • Quando le decisioni di primo e secondo grado formano un "doppio conforme" (motivazioni tra loro coerenti e intrecciate), la Corte di Cassazione può fare riferimento al complesso motivazionale senza ritenere automaticamente viziosa la valutazione dei fatti.

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