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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41392/2025 del 23/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Crisafulli impugna l'ordinanza del 01/07/2025 del Magistrato di Sorveglianza di Messina che ha respinto la sua richiesta di autorizzazione a svolgere attività lavorativa come coltivatore diretto durante la detenzione domiciliare. La difesa ha censurato la motivazione, rilevando una carente valutazione della pericolosità sociale del ricorrente, e ha richiamato la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Caltanissetta del 23/04/2025 (che aveva rigettato la richiesta di affidamento in prova al servizio sociale e aveva motivato la persistenza della pericolosità). Il ricorso in Cassazione è stato proposto per ottenere l'annullamento del diniego.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il motivo di impugnazione riguardasse esclusivamente la motivazione dell'ordinanza (richiamata per relationem al provvedimento del Tribunale di Caltanissetta) e non deducesse vizi di violazione di legge, che sono il solo corretto motivo di ricorso in sede di legittimità contro provvedimenti del magistrato di sorveglianza. La Corte ha ritenuto che il richiamo alla decisione del Tribunale di Caltanissetta fosse sufficiente a formare la motivazione e che non sussistessero i vizi di legge necessari per rendere il ricorso ammissibile. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di una somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • Legge 26 luglio 1975, n. 354 (Ordinamento penitenziario), art. 47-ter

    Norma che disciplina le misure alternative e le modalità di esecuzione della detenzione domiciliare, incluse le autorizzazioni per lo svolgimento di attività lavorativa; nel caso la richiesta riguardava l'autorizzazione ex art. 47-ter (richiamato il comma 1-bis e il comma secondo come riferimento giurisprudenziale).

  • Codice di procedura penale, art. 606, comma 1, lett. c)

    Indica i motivi di ricorso per cassazione; in particolare la lett. c) riguarda i vizi derivanti dalla motivazione quando configurino violazione di legge. La Corte sottolinea che il ricorso per cassazione è esperibile contro i provvedimenti del magistrato di sorveglianza solo in presenza di vizio di violazione di legge.

  • Codice di procedura penale, art. 125, comma 3

    Stabilisce l'obbligo di motivazione delle sentenze e delle ordinanze; la mancanza di motivazione o la motivazione apparente può integrare un vizio di legge rilevante in cassazione.

  • Costituzione, art. 111

    Principio di legalità del procedimento e dell'obbligo di motivazione delle decisioni giurisdizionali, richiamato come parametro costituzionale cui si conforma l'art. 125 c.p.p.

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione contro provvedimenti del magistrato di sorveglianza è ammissibile principalmente per vizi di violazione di legge; la mera insoddisfazione sulla valutazione o sul merito della motivazione non è sufficiente.
  • La motivazione per relationem (rinvio a una precedente decisione) è valida se la decisione richiamata contiene una motivazione adeguata e dettagliata; in tal caso la decisione che rinvia non è priva di motivazione.
  • Per impugnare con successo la motivazione in Cassazione occorre dedurre specifici vizi di legge (es. motivazione mancante, contraddittoria o meramente apparente) e non solo contestare le valutazioni di fatto o di opportunità.
  • La valutazione della 'pericolosità sociale' del condannato è discrezionale e, se adeguatamente motivata dal giudice che ha esaminato il caso, può giustificare il diniego di autorizzazioni (es. attività lavorativa durante la detenzione domiciliare).
  • In casi di inammissibilità del ricorso il ricorrente può essere condannato alle spese processuali e al pagamento di somme alla Cassa delle ammende; è quindi importante valutare preventivamente la sussistenza di vizi di legge prima di proporre impugnazioni in Cassazione.
  • Se si intende contestare la decisione che ha richiamato per relationem un precedente provvedimento, è strategico impugnare direttamente anche quel provvedimento motivato (ove possibile) o dimostrare che la motivazione richiamata è formalmente insufficiente secondo i parametri di legge.

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