Cassazione Penale, Sentenza n. 2707/2022 del 24/01/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorso denunciava la carenza e incongruenza della motivazione della sentenza di appello che aveva riformato il primo grado e condannato Di Carlo Andrea per detenzione di una pistola sulla base di cinque conversazioni intercettate in cui emergeva il nome "Andrea". Si contestava in particolare l'errata identificazione di "Andrea" con l'imputato (confusione dei rapporti di parentela: il vero nipote di D'Oronzo era Giampiero, non Andrea), l'assenza di qualsiasi altro elemento di collegamento dell'imputato con il gruppo criminale, e l'inadeguatezza probatoria rispetto al requisito di "gravità e precisione" richiesto dall'art. 192 c.p.p. Inoltre si censurava l'aumento di pena per recidiva e il mancato riconoscimento dell'attenuante dell'art. 5 legge 895/67 e delle attenuanti generiche, atteso che i precedenti risultavano estinti o con sospensione condizionale.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il ricorso. Ha accertato che le indagini svolte in sede di rinvio hanno dimostrato che Di Carlo Andrea non era né fratello né nipote di D'Oronzo Orlando e che l'unico elemento che collegava l'imputato alla vicenda era la mera coincidenza del nome emerso nelle intercettazioni. Mancando altri riscontri probatori e non essendo possibile ulteriormente approfondire, la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata per non avere l'imputato commesso il fatto.
Norme richiamate
Il ricorrente invocava la violazione di tale norma con riguardo ai vizi della motivazione e della valutazione probatoria; la Corte ha valutato che la motivazione di condanna non raggiungeva i requisiti richiesti dalla legge processuale.
La Corte ha richiamato il principio che le prove ai fini della condanna, e in particolare le intercettazioni usate per identificare soggetti, devono essere dotate della "gravità e precisione" richieste dall'art. 192 c.p.p.; la mera coincidenza di un nome non soddisfa questo standard.
Riferita alla possibile attenuante speciale; il ricorrente lamentava il mancato riconoscimento perché gli effetti penali delle precedenti condanne si erano estinti o erano stati sospesi, rilevanza che la Corte ha ritenuto nel complesso non idonea a sostenere la condanna attuale.
Massime di principio
- Una condanna non può fondarsi esclusivamente sulla coincidenza di un nome emerso in intercettazioni: è necessario fornire elementi ulteriori e specifici che consentano la certezza dell'identificazione della persona riferita.
- Le intercettazioni vanno valutate secondo il criterio di "gravità e precisione" di cui all'art. 192 c.p.p.; elementi indiziari generici o ambigui non sono sufficienti a reggere una condanna.
- La verifica delle relazioni di parentela o di affinità citate nelle conversazioni è essenziale: un errore nell'accertamento dei rapporti familiari può incidere radicalmente sulla valutazione probatoria.
- Se, dopo opportuni approfondimenti istruttori, non emergono ulteriori elementi probatori e non è possibile procedere a ulteriori indagini, il giudice deve ritenere insufficiente la prova e può annullare la sentenza per non avere l'imputato commesso il fatto.
- Quanto alla recidiva e alle attenuanti, occorre accertare lo stato processuale e l'effettiva sussistenza degli effetti penali delle condanne pregresse (es. estinzione, sospensione condizionale) prima di aumentare la pena per recidiva o rigettare attenuanti.
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