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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32977/2026 del 07/09/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La Corte d'appello di Milano aveva convalidato l'arresto della persona richiesta in esecuzione di un mandato di arresto europeo emesso dal Tribunale distrettuale di Monaco di Baviera e le aveva applicato gli arresti domiciliari. Il mandato riguardava i reati di associazione a delinquere finalizzata all'evasione fiscale e concorso in frode fiscale continuata, relativi ad almeno venti frodi carosello IVA commesse in più Stati europei tra il 2016 e il 2024. Il ricorrente ha dedotto, con il primo motivo, violazione degli artt. 9 e 13 della legge n. 69 del 2005 e vizio di motivazione, sostenendo che il pericolo di fuga fosse stato fondato soltanto sulla gravità dei fatti, sulla loro dimensione transnazionale, sui profitti rilevanti e su presunti contatti e disponibilità finanziarie all'estero, senza una valutazione concreta e individualizzata. Ha inoltre contestato la valorizzazione dell'assenza di un'attività lavorativa attuale, evidenziando la cittadinanza italiana, la stabile residenza, il rapporto familiare e il progetto di avviare una nuova attività mediante apertura della partita IVA. Con il secondo motivo ha dedotto l'omessa valutazione di elementi decisivi, in particolare la permanenza stabile in Italia nonostante una perquisizione subita nel 2023 e la conoscenza dell'indagine, circostanze ritenute incompatibili con l'attualità e concretezza del pericolo di fuga. La Corte di cassazione ha ritenuto che tali doglianze, nella parte in cui censuravano la logicità, completezza e valutazione degli elementi di fatto, eccedessero i limiti del ricorso per cassazione proponibile contro misure cautelari adottate nell'ambito di un mandato di arresto europeo.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ribadito che, in materia di mandato di arresto europeo, il ricorso per cassazione contro i provvedimenti relativi a misure cautelari personali è ammesso per violazione di legge e può riguardare l'inesistenza o l'apparenza della motivazione, ma non i vizi logici della motivazione. Ha precisato che il pericolo di fuga deve essere valutato in relazione alle specifiche esigenze della procedura di consegna, finalizzata ad assicurare la traditio in vinculis della persona richiesta, e non mediante il trasferimento automatico dei criteri elaborati per le misure cautelari interne. Nel caso concreto, la motivazione della Corte d'appello è stata ritenuta sintetica ma sufficiente, poiché aveva considerato le modalità transnazionali delle condotte contestate, i rilevanti profitti, la disponibilità di mezzi finanziari e contatti all'estero e l'assenza di un effettivo radicamento lavorativo in Italia. La permanenza in Italia dopo la perquisizione del 2023 è stata ritenuta una circostanza non decisiva e non univoca, oltre che oggetto di una censura attinente alla logicità e completezza della motivazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 9, comma 4, legge 22 aprile 2005, n. 69

    Nella procedura passiva di mandato di arresto europeo, l'applicazione delle misure coercitive deve essere collegata all'esigenza di impedire che la persona richiesta si sottragga alla consegna allo Stato richiedente.

  • art. 9, comma 7, legge 22 aprile 2005, n. 69

    Contro i provvedimenti relativi alle misure cautelari personali adottati nella procedura di mandato di arresto europeo è esperibile ricorso per cassazione per violazione di legge.

  • art. 13, legge 22 aprile 2005, n. 69

    Richiamato dal ricorrente in relazione ai presupposti e alla motivazione delle misure coercitive nella procedura di consegna.

  • art. 719 c.p.p.

    Concorre a individuare il rimedio del ricorso per cassazione avverso i provvedimenti relativi alle misure cautelari personali nell'ambito della procedura di mandato di arresto europeo.

  • art. 173 disp. att. c.p.p.

    Richiamato per la sintesi dei motivi di ricorso.

Massime di principio

  • Nella procedura passiva di mandato di arresto europeo, il pericolo di fuga rilevante ai fini dell'applicazione di una misura coercitiva deve essere valutato in funzione dell'esigenza specifica di assicurare la consegna della persona richiesta allo Stato estero, poiché la procedura è finalizzata alla traditio in vinculis e non alle ordinarie esigenze di giustizia interna.
  • Il giudizio di concretezza e attualità del pericolo di fuga nella procedura di mandato di arresto europeo deve essere ancorato a elementi obiettivi della vita della persona richiesta e alle caratteristiche concrete delle condotte contestate, comprese la loro dimensione transnazionale, i profitti e i collegamenti o mezzi disponibili all'estero.
  • Nel ricorso per cassazione contro un provvedimento cautelare adottato nell'ambito di un mandato di arresto europeo è deducibile la violazione di legge e l'inesistenza o apparenza della motivazione, ma non il vizio di logicità o completezza della motivazione né la rivalutazione degli elementi di fatto.
  • La permanenza della persona richiesta sul territorio italiano dopo una perquisizione o dopo la conoscenza di un'indagine non esclude automaticamente il pericolo di sottrazione alla consegna, quando il dato non sia univocamente riconducibile ai fatti oggetto del mandato e sia compatibile con plurime spiegazioni.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso penale
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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