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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27878/2022 del 18/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna per violazione di legge e vizio di motivazione l'accertamento della responsabilità per il reato di danneggiamento aggravato. Sostiene che il deterioramento dell'abitazione pignorata non sia stato volontario ma conseguenza dell'azione, eventualmente imprecisa o negligente, volta a recuperare beni mobili di sua proprietà inseriti nelle strutture interne (pareti in cartongesso, impianto di riscaldamento), e dunque mancherebbe l'elemento soggettivo del reato (dolo).

La decisione

La Corte dichiara il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Richiama il principio secondo cui il vizio di omessa motivazione (art. 606, comma 1, lett. e) c.p.p.) sussiste solo se il giudice ha ingiustificatamente escluso dall'esame un elemento di prova idoneo a scardinare la motivazione; non è invece rimedio per una diversa, ma coerente e adeguata, valutazione delle prove. Nel merito la Corte ritiene che i giudici di merito abbiano adeguatamente motivato la sussistenza del danneggiamento aggravato: hanno descritto lo stato dell'immobile dopo le alterazioni e la consapevolezza del ricorrente del deterioramento, avendo questi ricevuto avvertimenti dal custode giudiziario e comunque agito per la convinzione arbitraria di poter asportare parti inglobate nelle strutture. Per tali ragioni il ricorso è inammissibile. Il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e a versare alla Cassa delle Ammende la somma di euro 3.000,00 ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 606, comma 1, lett. e) c.p.p.

    Il vizio di omessa motivazione è deducibile solo quando il giudice ha ingiustificatamente escluso dall'esame un elemento di prova presente negli atti che avrebbe radicalmente scardinato la motivazione; non è applicabile quando il giudice dà una valutazione delle prove diversa ma coerente.

  • art. 625, n.7 c.p.

    Configura il danneggiamento aggravato quando la cosa danneggiata è soggetta a pignoramento; è rilevante sia l'alterazione materiale che la consapevolezza dell'agente circa il pregiudizio arrecato al bene pignorato.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di dichiarazione di inammissibilità del ricorso, il giudice può condannare il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e a una somma a favore della Cassa delle Ammende, salvo ragioni di esonero.

Massime di principio

  • Per contestare la motivazione di merito in cassazione è necessario dimostrare che il giudice ha omesso l'esame di un elemento di prova decisivo; non basta dissentire dalla valutazione delle prove se questa è coerente e adeguatamente argomentata.
  • Quando il danneggiamento riguarda beni soggetti a pignoramento, l'aggravante è agevolmente configurabile se emerge che l'autore era consapevole del danno o è stato avvertito e ha comunque rimosso o alterato parti incorporate nell'immobile.
  • La mera asserzione che il deterioramento sia stato involontario per finalità di recupero di beni non sottrae dalla responsabilità se le modalità dell'intervento denotano la volontà o l'indifferenza rispetto al pregiudizio causato.
  • Chi opera su elementi strutturali o impiantistici nell'ambito di procedure esecutive deve ottenere autorizzazioni o adeguarsi agli avvisi del custode giudiziario; l'inosservanza può costituire prova della colpa intenzionale o, quanto meno, della responsabilità rispondente a danno aggravato.

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