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Cassazione Penale, Ordinanza n. 05328/2025 del 10/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il ricorso riguarda il rigetto, da parte del giudice dell'esecuzione, di un'istanza proposta ai sensi dell'art. 671 c.p.p. per il riconoscimento della continuazione tra tre sentenze di condanna già definitive. La difesa sosteneva che i reati oggetto della prima sentenza includevano anche attività di detenzione e spaccio di stupefacenti nell'ambito di un sodalizio mafioso, e che i fatti giudicati con la seconda sentenza ricadevano nel periodo di operatività di quel sodalizio. Il GIP aveva invece escluso l'identità del disegno criminoso per la disomogeneità tra i fatti, la distanza temporale tra i reati della seconda e della terza sentenza, e l'assenza di elementi aggravanti o di concorso con sodali del clan nelle ultime due pronunce. In cassazione si denunciavano violazione di legge e vizio di motivazione, lamentando che tali elementi non fossero stati correttamente valorizzati ai fini della continuazione.

La decisione

La Corte ha ritenuto i motivi manifestamente infondati. Ha richiamato la giurisprudenza di legittimità in tema di individuazione della volizione unitaria e ha osservato che il criterio temporale è uno degli indici rilevanti per valutare l'esistenza o meno di un unico disegno criminoso. Ha inoltre rilevato che le ulteriori censure miravano in sostanza a una rivalutazione del merito, non consentita in sede di legittimità. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 671 c.p.p.

    Norma invocata per ottenere il riconoscimento della continuazione in sede esecutiva tra più sentenze definitive; la Corte conferma che la verifica dell'identità del disegno criminoso richiede un apprezzamento fondato su indici fattuali, tra cui quello temporale.

  • art. 416-bis c.p.

    Richiamato come reato oggetto della prima sentenza di condanna, inserita nel quadro fattuale della richiesta di continuazione.

  • legge stupefacenti

    Richiamata come fonte delle condanne per reati in materia di stupefacenti considerate ai fini della domanda di continuazione.

  • art. 615 c.p.p.

    Nessuna.

Massime di principio

  • Ai fini del riconoscimento della continuazione tra reati già giudicati, l'identità del disegno criminoso deve essere desunta da elementi oggettivi e complessivi, non essendo sufficiente il richiamo generico alla comune appartenenza a un contesto criminale o alla presenza di reati omogenei.
  • Il criterio temporale è uno degli indici rilevanti nella valutazione dell'unitarietà della volizione criminosa: una notevole distanza temporale tra i fatti può deporre contro la continuazione.
  • In sede di legittimità non è consentito ottenere una nuova valutazione del merito attraverso la mera riproposizione di circostanze fattuali già esaminate dal giudice dell'esecuzione.
  • Il ricorso per cassazione contro il diniego di continuazione è inammissibile quando le doglianze si risolvono in censure di merito mascherate da violazione di legge o vizio di motivazione.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso penale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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