Cassazione Penale, Sentenza n. 14982/2022 del 19/04/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Procuratore ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva annullato il decreto di sequestro probatorio emesso il 30/09/2021. Il Tribunale aveva ritenuto insufficiente la motivazione del decreto perché non specificava le condotte attribuite al Maiorana e, per tale motivo, aveva escluso il fumus commissi delicti e le esigenze probatorie. Il ricorrente ha contestato che il riesame non richiede la specificazione della condotta attribuita al singolo indagato, sostenendo che per la legittimità del sequestro probatorio è sufficiente la dimostrazione della pertinenzialità degli oggetti rispetto al reato ipotizzato e una indicazione della finalità probatoria (ai sensi degli artt. 365 e 369 c.p.p.), contestando altresì che la mancata indicazione del capo di imputazione provvisorio costituisca di per sé una nullità.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore: ha ritenuto che il Tribunale del riesame abbia errato nel richiedere la specificazione delle condotte attribuite al singolo indagato, confondendo il fumus commissi delicti con il fumus del concorso nel reato. La Corte ha richiamato la giurisprudenza consolidata secondo cui il giudice del riesame deve valutare l'astratta configurabilità del reato sulla base della congruità degli elementi forniti dal P.M., senza sindacare in fatto la prova, e che per la legittimità del sequestro probatorio sia sufficiente che risulti la pertinenzialità delle cose al reato e una motivazione, pur sintetica, che indichi il reato per cui si procede e la finalità probatoria. Avendo ritenuto adeguata la motivazione del decreto impugnato (che indicava la finalità di ricercare fonti di riscontro agli elementi indiziari e specificava la natura dei documenti da sequestrare), la Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato il provvedimento al Tribunale di Foggia per nuovo esame.
Norme richiamate
richiamato per la composizione del Tribunale chiamato al riesame; contestualizza la competenza del giudice del riesame
art. 253, comma 1 cod. proc. pen.
norma di riferimento sul sequestro probatorio; impone i presupposti del provvedimento ablativo (fumus commissi delicti, finalità probatoria, pertinenzialità degli oggetti)
art. 606, comma 1, lett. c) cod. proc. pen.
motivazione del ricorso per cassazione per violazione di legge, utilizzata per censurare la errata interpretazione giuridica del Tribunale del riesame
richiamato nel dibattito sulla necessità di indicare elementi utili a valutare la pertinenzialità e la finalità probatoria; combinato con l'art. 369 per argomentare che non è richiesta la specificazione della condotta per singolo indagato
impone che il provvedimento indichi la norma di legge violata e gli estremi essenziali di tempo e luogo; garantisce la possibilità di verificare il collegamento tra bene e fatto senza richiedere la completa formulazione di un capo di imputazione provvisorio
art. 178, comma 1, lett. c) cod. proc. pen.
richiamato nella discussione sulle nullità: la mancata indicazione del capo di imputazione provvisorio non integra automaticamente le nullità previste da questa norma
art. 292, comma 2, lett. b.; art. 375, comma 3; art. 224-bis, comma 2, lett. b) cod. proc. pen.
norme citate per distinguere i casi in cui la presenza di un capo di incolpazione suscettibile di contestazione è espressamente richiesta (diversi istituti processuali) rispetto al sequestro probatorio
art. 416, 648-ter e art. 110 cod. pen.; art. 3 e 8 d.lgs. n. 74/2000
citate come titoli di reato ipotizzati nei confronti dell'indagato (associazione per delinquere, reati fiscali e concorso); servono a definire il contesto della pertinenzialità degli oggetti sequestrati
Sez. U., n. 36072 del 19/04/2018 (Botticelli) e altre pronunce di legittimità
giurisprudenza richiamata per affermare l'obbligo di una motivazione, anche sintetica, che dia conto del reato per cui si procede e della relazione di immediatezza tra la res sequestrata e il reato; conferma il principio della valutazione dell'astratta configurabilità del fatto
Massime di principio
- Il giudice del riesame deve valutare l'astratta configurabilità del reato (fumus commissi delicti) sulla base della congruità degli elementi forniti dal pubblico ministero, senza sindacare in fatto la prova.
- Non è necessario che il decreto di sequestro probatorio specifichi la condotta attribuita a ciascun indagato; è sufficiente che indichi il reato per cui si procede (con estremi essenziali di tempo, luogo e fatto) e la pertinenzialità degli oggetti al reato.
- La motivazione del sequestro probatorio deve esplicitare, anche in modo conciso, la finalità probatoria e il nesso di pertinenzialità o immediatezza tra gli oggetti sequestrati e l'ipotesi di reato; formule sintetiche sono ammesse se chiare.
- La mancata formulazione di un capo di imputazione provvisorio non costituisce automaticamente una causa di nullità del sequestro probatorio, a differenza di altri istituti espressamente regolati che richiedono un capo contestabile.
- Il Tribunale del riesame può comunque escludere la conformità del sequestro quando la prospettazione accusatoria appaia giuridicamente infondata; non è un mero atto di presa d'atto della tesi dell'accusa.
- Nelle ipotesi di sequestro relativo a complessi documentali o al corpo del reato, il provvedimento deve comunque consentire la verifica della pertinenzialità dei beni rispetto all'indagine, specificando in termini essenziali la finalità investigativa.
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