Cassazione Penale, Sentenza n. 9318/2024 del 05/03/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame di Siena del 16/02/2023 che aveva rigettato la richiesta di riesame avverso il decreto di sequestro preventivo del 16/12/2022 relativo alla somma di euro 267.804,00 per presunte violazioni dell'art. 10-quater del d.lgs. n. 74/2000. I tre motivi di ricorso sono: 1) illegittimità del sequestro finalizzato alla confisca su beni acquisiti dalla procedura fallimentare; 2) illegittimità del sequestro su beni sopravvenuti rispetto al reato tributario; 3) vizio di motivazione e violazione di legge in ordine al periculum in mora (rischio di dispersione).
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali. Ha ritenuto infondati tutti e tre i motivi: (i) l'art. 317 del d.lgs. n. 14/2019 (Codice della crisi d'impresa) prevede la prevalenza delle misure cautelari reali rispetto alla gestione fallimentare e rinvia alle tutele del Codice antimafia per i terzi, e la giurisprudenza delle Sezioni Unite ha chiarito che l'avvio della procedura fallimentare non impedisce l'adozione o la permanenza del sequestro preventivo finalizzato alla confisca per reati tributari; (ii) sulla base di principi consolidati delle Sezioni Unite, il denaro che costituisce profitto o prezzo del reato va qualificato come oggetto di confisca diretta per la sua natura fungibile, per cui non impedisce il sequestro il fatto che la somma sia sopravvenuta o che non sia dimostrabile la provenienza immediata; in ogni caso la Curatela non ha dimostrato l'assoluta estraneità dei beni al fatto illecito; (iii) il pericolo di dispersione è fondato nella specifica struttura della procedura fallimentare, che comporta riparti e può determinare lo spossessamento e la dispersione delle somme. Decisione del 18/10/2023.
Norme richiamate
art. 10-quater d.lgs. n. 74/2000
Norma di riferimento per i reati tributari che giustifica il sequestro preventivo finalizzato alla confisca delle somme ritenute profitto del reato; la Corte ha dato rilievo al fatto che il sequestro riguardava somme contestate come provento di reato tributario.
art. 317 d.lgs. 12 gennaio 2019, n. 14 (Codice della crisi d'impresa)
Prevede la prevalenza delle misure cautelari reali rispetto alla gestione fallimentare e rimanda alle tutele previste dal Codice antimafia per la protezione dei terzi; applicazione riconosciuta anche nei rapporti con procedure concorsuali.
d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159 (Codice antimafia)
Richiamato come quadro normativo per la tutela dei terzi vittime dello spossessamento derivante da misure cautelari reali; serve a disciplinare forme di indennizzo o garanzie per i terzi di buona fede.
Sezioni Unite, sentenza n. 40797 del 22/06/2023 (Fallimento Lavanderia Giglio S.r.l.)
Ha chiarito definitivamente che l'avvio della procedura fallimentare non impedisce l'adozione o la permanenza del sequestro preventivo finalizzato alla confisca per reati tributari.
Sezioni Unite, sentenza n. 42415 del 27/05/2021
Principio secondo cui il denaro costituisce tipicamente oggetto di confisca diretta per la sua natura fungibile: la confisca può essere disposta anche se la somma specifica è sopravvenuta o la sua provenienza 'specifica' è difficilmente identificabile.
Norma che disciplina la condanna alle spese nel giudizio di cassazione; applicata per addebitare alla parte ricorrente le spese processuali.
decreto di sequestro preventivo del GIP del Tribunale di Siena del 16/12/2022
Provvedimento impugnato che aveva disposto il sequestro della somma di euro 267.804,00 per presunti reati tributari; dichiarato legittimo dalla giurisprudenza di legittimità nei termini esposti.
Massime di principio
- La procedura fallimentare non impedisce, di per sé, l'adozione o la permanenza di un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per reati tributari: le misure cautelari reali possono prevalere sulla gestione concorsuale quando ricorrono i presupposti normativi.
- Il denaro e le somme di denaro, per la loro natura fungibile, possono essere qualificate come oggetto di confisca diretta anche se la specifica somma è sopravvenuta rispetto al fatto illecito; non è decisivo dimostrare la provenienza puntuale della singola banconota o somma.
- La Curatela/curatore fallimentare ha l'onere di dimostrare l'estraneità assoluta dei beni sequestrati all'attività illecita per sottrarli al sequestro; la mera appartenenza al patrimonio fallimentare non è sufficiente a impedire la misura cautelare.
- Il pericolo di dispersione (periculum in mora) può essere adeguatamente fondato dalla struttura stessa della procedura fallimentare, data la finalità di soddisfare i creditori tramite riparti, giustificando così misure cautelari reali a tutela dell'esito utile dell'azione penale.
- Esistono tutele normative (Codice della crisi e Codice antimafia) a favore dei terzi di buona fede o dei creditori, ma esse non escludono automaticamente il sequestro: prevedono invece meccanismi di tutela e ristoro da valutare caso per caso.
- In situazioni analoghe, chi intende opporsi al sequestro deve fornire elementi probatori solidi e specifici sull'origine lecita e sull'estraneità dei beni al reato; le impugnazioni basate solo su ragioni generiche di conflitto con la procedura concorsuale hanno scarse probabilità di successo.
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