Cassazione Penale, Sentenza n. 9309/2024 del 05/03/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Toderi era stata condannata per il reato previsto dall'art. 7, comma 1, d.l. n. 4/2019 per aver, al fine di ottenere il reddito di cittadinanza, attestato falsamente i redditi da lavoro dipendente percepiti nel 2018. In Cassazione la difesa ha proposto due motivi: 1) nonostante la falsità, l'imputata riteneva di possedere tutti i requisiti per il beneficio; 2) aveva agito in buona fede imputando i compensi 2018 a esercizi di competenza 2016/2017, sostenendo che non v'è norma che imponga il criterio di cassa in luogo di quello di competenza nella dichiarazione dei redditi.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha stabilito che il reato è un "reato di pericolo concreto" a presidio delle risorse pubbliche destinate al reddito di cittadinanza e non va assimilato semplicemente alle false attestazioni dell'art. 95 d.P.R. n. 115/2002. Di conseguenza la sentenza impugnata è stata annullata e il procedimento rinviato ad altra Sezione della Corte di appello di Roma perché verifichi, con nuovo giudizio, se l'imputata possedesse i requisiti per la percezione del beneficio e se abbia effettivamente commesso il reato contestato.
Norme richiamate
art. 7, comma 1, d.l. n. 4 del 2019
Norma che sanziona le false dichiarazioni al fine di ottenere il reddito di cittadinanza; la Corte l'ha inquadrata come norma a tutela delle risorse pubbliche, idonea a configurare un reato di pericolo concreto.
art. 95 d.P.R. n. 115 del 2002
Norma sulle false attestazioni nel patrocinio a spese dello Stato; la Corte ha escluso che il reato contestato sia assimilabile a questo tipo di false attestazioni.
Sentenza Sezioni Unite n. 49686 del 13/07/2023 (Rv. 285435-01)
Giurisprudenza di legittimità richiamata che qualifica come reato di pericolo concreto le false dichiarazioni finalizzate a ottenere il reddito di cittadinanza, ponendo il reato a presidio delle risorse pubbliche limitate destinate al beneficio.
Massime di principio
- Le false dichiarazioni per ottenere benefici pubblici come il reddito di cittadinanza sono inquadrate come reati volti a tutelare il patrimonio dell'ente erogante (reati di pericolo concreto) e non come semplici illeciti formali assimilabili ad altre false attestazioni procedurali.
- La mera falsità formale della dichiarazione non esaurisce la questione: il giudice deve verificare anche se, concretamente, il dichiarante possedeva i requisiti per il beneficio e se sussisteva il dolo di procurarsi indebitamente la prestazione.
- L'asserita buona fede (es. errori sulla competenza temporale dei redditi) può essere elemento decisivo in senso favorabile all'imputato e va valutata nel merito del processo, non può essere liquidata a priori se non dopo istruttoria.
- Quando la Corte di legittimità annulla per vizi di qualificazione del reato, il rinvio ad altra sezione indica che sia necessario un nuovo esame completo dei requisiti soggettivi e oggettivi della fattispecie (idoneità della condotta a arrecare pregiudizio alle risorse pubbliche).
- In casi analoghi il punto centrale per il giudice è accertare l'effettiva lesione o pericolo per la gestione delle risorse pubbliche e la presenza del dolo specifico finalizzato all'ottenimento indebito del beneficio.
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