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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39765/2025 del 10/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della sentenza del Tribunale di Catania che aveva dichiarato non doversi procedere per il reato di furto (artt. 624 e 625 n.2 c.p.) commesso il 24 luglio 2020 per difetto di querela. Il Procuratore generale censura l'errore di diritto del Tribunale per aver dichiarato l'improcedibilità dell'azione penale limitandosi a rilevare la presunta rinuncia, in udienza, del Pubblico ministero alla contestazione suppletiva della circostanza aggravante del bene destinato a pubblico servizio (art. 625 n.7 c.p.). Secondo il ricorrente, la rimozione in dibattimento di una circostanza aggravante indicata nell'imputazione viola il principio di irretrattabilità dell'azione penale e il giudice avrebbe dovuto comunque valutare e motivare in merito alla sussistenza della circostanza, non potendosi limitare ad annotare la rinuncia del P.M.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso ritenendolo fondato. Ha annullato la sentenza impugnata e ha disposto il rinvio al Tribunale di Catania in diversa composizione per il proseguimento del giudizio. La Corte ha rilevato che il Tribunale, pur avendo preso atto della contestazione suppletiva dell'aggravante che rendeva il reato procedibile d'ufficio anche alla luce del d.lgs. 10 ottobre 2022, n.150, ha erroneamente dichiarato l'improcedibilità sulla sola base della presunta rinuncia del P.M., violando il principio di irretrattabilità dell'azione penale e l'obbligo del giudice di pronunciarsi sulla materia devolutagli.

Norme richiamate

  • art. 624 cod. pen.

    Norma che disciplina il delitto di furto; richiamata per identificare il reato contestato.

  • art. 625 cod. pen. n.2

    Comma che contiene circostanze aggravanti del reato di furto, rilevante per la qualificazione dell'illecito principale contestato.

  • art. 625 cod. pen. n.7

    Circostanza aggravante relativa al furto di beni destinati a pubblico servizio; la sua contestazione suppletiva ha inciso sul regime di procedibilità e pertanto sulla possibilità di procedere d'ufficio.

  • d.lgs. 10 ottobre 2022, n.150

    Intervento normativo che ha inciso sul regime di procedibilità di talune fattispecie di furto, rendendo procedibile d'ufficio il reato quando sia contestata la specifica aggravante; rilevante per stabilire che la vicenda poteva essere procedibile anche senza querela se l'aggravante fosse accertata.

  • art. 608 cod. proc. pen.

    Consente al Procuratore generale presso la Corte d'appello di proporre ricorso per cassazione avverso sentenze pronunciate in grado di appello o inappellabili; usato per legittimare il ricorso del Procuratore generale.

  • art. 593 cod. proc. pen.

    Indica quali sentenze sono inappellabili, tra cui le sentenze di proscioglimento per reati per i quali è prevista la citazione diretta a giudizio; richiamato per la legittimazione del ricorso.

  • art. 550 cod. proc. pen.

    Stabilisce che il Pubblico ministero procede a citazione diretta a giudizio anche in relazione a determinati delitti, incluso quello di cui all'art. 625 c.p.; utilizzato per giustificare la natura inappellabile della sentenza impugnata.

  • Giurisprudenza - Sez. 2, n. 18617 del 08/02/2017 (Davicco, Rv. 269743-01)

    Principio consolidato secondo cui il Pubblico ministero non può eliminare una circostanza aggravante già ritualmente indicata nell'imputazione, in quanto ciò contrasta con il principio di irretrattabilità dell'azione penale.

  • Giurisprudenza - Sez. 5, n. 8998 del 24/02/2022 (Barabino, Rv. 282861-01)

    Indica che la rinuncia del P.M. a una contestazione non deve necessariamente avere efficacia quando si tratta di questioni devolute al giudice; la rinuncia priva di effetto non esime il giudice dal dovere di pronunciarsi sull'intera materia.

Massime di principio

  • Il principio di irretrattabilità dell'azione penale impedisce al Pubblico ministero di eliminare, in modo decisivo, circostanze aggravanti indicate nell'imputazione tale da alterare il regime di procedibilità: il giudice non può dichiarare l'improcedibilità limitandosi alla sola annotazione della rinuncia del P.M.
  • Quando la procedibilità del reato dipende dalla sussistenza di una circostanza aggravante (anche per effetto di modifiche normative), il giudice è tenuto a valutare e motivare sulla sussistenza di tale circostanza indipendentemente dalla dichiarazione di rinuncia del P.M.; la rinuncia può essere inefficace rispetto al dovere del giudice di pronunciare sul merito.
  • La semplice dichiarazione in udienza di esclusione o rinuncia a una aggravante da parte del P.M. non esonera il giudice dall'esaminare la questione e, se del caso, procedere alla verifica probatoria o comunque motivare il rifiuto di tenere conto della circostanza contestata.
  • Se l'improcedibilità sarebbe stata causata dalla perdita di una aggravante che rendeva il reato procedibile d'ufficio, la decisione che dichiara la non procedibilità per assenza di querela è fondata solo se il giudice ha valutato e accertato che l'aggravante non sussiste; in assenza di tale valutazione la sentenza è viziata e può essere annullata con rinvio.
  • In casi analoghi è prudente che la difesa e l'accusa chiedano espressa statuizione motivata del giudice sulla sussistenza delle circostanze aggravanti, poichè la mancanza di una valutazione motivata può determinare l'annullamento e il rinvio del provvedimento.

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