Sentenza n. 1257/2026 - Roma, Sezione 4T
per l’ottemperanza della sentenza del TAR Lazio n. 16551/2023 pubblicata in data 08/11/2023, resa a conclusione del giudizio rubricato con R.G. 9824/2013, passata in giudicato, che ha accolto il ricorso per l’annullamento della determinazione dirigenziale n. 341 del 29.5.2013, con cui l’Ufficio Condono di Roma Capitale ha respinto l’istanza di condono prot. nr. 0/525088 sot.0 del 16.6.2004, finalizzata ad ottenere la sanatoria delle opere abusive realizzate nell’immobile sito in Roma, Via Mare Glaciale Artico n. 22.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: comportamento e nota comunale del 20 maggio 2025, ritenuti elusivi del giudicato formatosi sulla sentenza di annullamento del diniego di condono edilizio
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La ricorrente ha promosso il giudizio di ottemperanza alla sentenza del TAR Lazio n. 16551/2023, passata in giudicato, che aveva annullato il diniego di condono relativo a opere abusive realizzate in un immobile sito in Roma. La sentenza aveva rilevato l’omessa verifica concreta della specifica sussistenza del vincolo paesaggistico posto a fondamento del diniego e il conseguente difetto di motivazione. Dopo la sentenza, Roma Capitale ha richiesto integrazioni documentali e ha comunicato che il procedimento era in corso di definizione. La ricorrente ha contestato, in particolare, la nota del 20 maggio 2025, con cui l’amministrazione aveva richiesto un’attestazione asseverata sulla cubatura dell’abuso, indicata nel limite del 2% del totale, e sulla sua rientranza nella sagoma dell’edificio. Secondo la ricorrente, tali richieste sarebbero estranee ai requisiti per la sanatoria e costituirebbero elusione del giudicato.
La decisione
Il TAR ha respinto il ricorso per ottemperanza. Ha ritenuto che la sentenza da eseguire avesse demandato a Roma Capitale una rigorosa verifica della sussistenza del vincolo paesaggistico e che tale attività fosse stata effettivamente avviata e svolta. I requisiti di condonabilità dovevano essere rapportati alla disciplina vincolistica applicabile alla fattispecie. La richiesta di ulteriore documentazione non è stata considerata incompatibile con il giudicato, poiché rientra nella complessiva valutazione amministrativa necessaria per definire il procedimento di condono e non dimostra, di per sé, né elusione né violazione del comando giudiziale. La ricorrente è stata condannata alla rifusione delle spese di lite in favore di Roma Capitale, liquidate in 500 euro per compensi, oltre accessori di legge se dovuti.
Norme richiamate
Il giudizio di ottemperanza è stato utilizzato per verificare la corretta esecuzione della sentenza passata in giudicato e l’eventuale elusione del relativo comando.
La sentenza presupposta aveva annullato il diniego relativo a un’istanza di condono edilizio; nel giudizio di ottemperanza il TAR ha precisato che i requisiti di condonabilità devono essere verificati in rapporto alla disciplina vincolistica applicabile.
Massime di principio
- Nel giudizio di ottemperanza, l’amministrazione conserva il potere di svolgere le verifiche e l’istruttoria demandatele dalla sentenza, purché tali attività siano dirette alla corretta riedizione del potere e non si pongano in contrasto con il contenuto conformativo del giudicato.
- La richiesta di integrazioni documentali non costituisce violazione o elusione del giudicato quando è funzionale alla verifica dei presupposti sostanziali oggetto della riedizione del potere e alla definizione del procedimento amministrativo.
- Quando una sentenza annulla un diniego per omessa verifica concreta di un vincolo paesaggistico, l’amministrazione deve procedere a tale verifica e riesaminare i requisiti di condonabilità alla luce della disciplina vincolistica applicabile alla fattispecie.
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