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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22074/2025 del 12/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza di rinvio della Corte di appello di Catania: Battaglia contestava la carenza di motivazione in ordine alle pene accessorie; Calogero e Gennaro deducevano la illegittimità dell'applicazione delle pene accessorie (interdizione perpetua dai pubblici uffici e interdizione legale con sospensione della responsabilità genitoriale) nonostante la pena principale, così come riformata in sede di rinvio, fosse inferiore al minimo previsto per l'applicazione di tali accessori (5 anni); Rapisarda ha censurato la mancata motivazione circa il rigetto delle circostanze attenuanti generiche.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto fondati i ricorsi di Battaglia, Calogero e Gennaro e ha dichiarato inammissibile il ricorso di Rapisarda. Ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata nella parte in cui applicava agli imputati le pene accessorie (interdizione perpetua dai pubblici uffici e interdizione legale con sospensione dell'esercizio della responsabilità genitoriale durante l'esecuzione della pena), ritenendo tali accessori illegali perché applicati in difetto del presupposto della condanna a pena detentiva non inferiore a cinque anni (la pena concreta per il fatto più grave, esclusa l'aumento per la continuazione, è quella rilevante). Il resto della decisione di merito (in particolare la rideterminazione della pena principale a 2 anni di reclusione ed €3.000,00 di multa per il capo B su richiesta concordata ex art. 599-bis c.p.p.) è rimasto confermato.

Norme richiamate

  • art. 73 d.P.R. n. 309/1990

    art. 73, comma 1; art. 73, comma 5

    Riferimento alla qualificazione giuridica del reato (narcotici): la Corte ha riqualificato il capo B) passando dal comma 1 al comma 5 ove pertinente alla fattispecie

  • art. 81 cod. pen.

    Richiamato quale norma sul concorso di persone nel reato (concorso formale o materiale) applicata insieme agli altri articoli indicati

  • art. 110 cod. pen.

    Richiama il concorso di persone nell'azione o omissione che costituisce reato; utilizzato nella descrizione dell'imputazione

  • art. 29 cod. pen.

    Disciplina l'interdizione dai pubblici uffici come pena accessoria: è perpetua se la pena principale è non inferiore a cinque anni e di cinque anni se non inferiore a tre anni; la Corte ha ritenuto che l'accessorio sia illegale se la pena concreta è inferiore a cinque anni

  • art. 32 cod. pen.

    Regola l'interdizione legale (e relative sospensioni); la sua applicazione è subordinata ai limiti previsti dalla legge e non può essere applicata se manca il presupposto della pena detentiva >=5 anni

  • art. 599-bis cod. proc. pen.

    art. 599-bis cod. proc. pen.

    Norma sul concordato in appello (patteggiamento in appello); la decisione conferma che il patteggiamento vincola la determinazione della pena finale, ma non sottrae alla cassazione il controllo sull'illegalità delle pene (principio di non impugnabilità salvo illegalità)

  • art. 99-bis cod. proc. pen.

    art. 99-bis cod. proc. pen.

    Richiamata in relazione alla richiesta concordata delle parti per la determinazione della pena; riguarda modalità di richiesta e accoglimento dell'accordo

  • art. 599 cod. proc. pen.

    Precedente disciplina del patteggiamento; la Corte richiama che l'accordo può estendersi implicitamente a parti strettamente correlate della pronuncia

  • art. 448, comma 2-bis cod. proc. pen.

    art. 448, comma 2-bis cod. proc. pen.

    Limita l'efficacia dell'accordo tra le parti ad alcune parti della sentenza; la Corte evidenzia che le statuizioni non comprese nell'accordo possono essere comunque censurate per illegittimità

  • art. 62-bis cod. pen.

    Disciplina le circostanze attenuanti generiche; la Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso che genericamente invocava tali attenuanti senza dimostrare pregiudizio rispetto alla pena concordata

  • art. 129 cod. proc. pen.

    Riferimento alle condizioni di proscioglimento: le doglianze relative a valutazioni interne rinunciate nel patteggiamento non sono ammissibili in cassazione

  • art. 587 cod. proc. pen.

    Norma sull'estensione dell'impugnazione: la Corte ha applicato l'effetto estensivo delle censure accolte anche ai coimputati non ricorrenti che siano presenti nel giudizio di cassazione

Massime di principio

  • Le pene accessorie (es. interdizione perpetua dai pubblici uffici, interdizione legale) sono applicabili solo se il presupposto normativo è rispettato: in particolare la loro applicazione richiede, ove previsto dalla norma, una pena detentiva concreta non inferiore al minimo fissato (es. 5 anni).
  • Per la verifica dell'applicabilità delle pene accessorie si prende a riferimento la pena inflitta concretamente per la violazione più grave (esclusa la maggiorazione per continuazione), tenendo conto delle circostanze e delle diminuzioni procedurali.
  • L'accordo tra le parti sul patteggiamento (art. 599-bis c.p.p.) vincola la determinazione della pena finale, così impedendo impugnazioni sulla quantificazione della pena a meno che non sia risultata applicata una pena illegale (principio dell'illegalità prevale sul vincolo dell'accordo).
  • Se la modifica della pena principale rende incompatibile o illegale una pena accessoria precedentemente inflitta, il giudice deve eliminarla; ciò è sindacabile in cassazione.
  • Le doglianze generiche, soprattutto relative a circostanze attenuanti non dimostrate come parte dell'accordo, risultano inammissibili quando il ricorrente ha ottenuto la pena esattamente concordata.
  • L'effetto estensivo dell'impugnazione può beneficiare anche i coimputati non ricorrenti per punti della decisione annullati su basi non esclusivamente personali.

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