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Sentenza

Sentenza n. 926/2026 - Latina, Sezione 1

per l'annullamento previa sospensione dell’efficacia della determinazione GA n. 17/2026/RA.RI. del 22 gennaio 2026 avente ad oggetto “annullamento d'ufficio e in autotutela della determina n. 68/2023 di aggiudicazione definitiva ad Ecopans s.r.l. dell'affidamento della fornitura, posa in opera, installazione e collaudo e gestione per un minimo di 24 mesi di due macchine elettromeccaniche compostatrici di comunità a ciclo aerobico per il Comune di Ventotene CIG: 8935875553”; in via subordinata, ove qualificato l'atto impugnato in termini di revoca e denegatamente accertata la legittimità di esso, per condannare la resistente al pagamento del debito indennizzo.

Giustizia amministrativa202600191

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Latina, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: provvedimento qualificato come annullamento d'ufficio, ma sostanzialmente diretto a revocare l'aggiudicazione definitiva di una fornitura dopo la stipula del contratto

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (impresa aggiudicataria)

Prevale il privato

La controversia

L'impresa aggiudicataria ha impugnato il provvedimento con cui la stazione appaltante aveva annullato in autotutela l'aggiudicazione definitiva di una fornitura di due macchine compostatrici, intervenuta nel 2023, dopo la stipula del contratto e dopo la realizzazione dei macchinari da parte dell'aggiudicataria. Il provvedimento richiamava una clausola del disciplinare che consentiva di revocare la gara o di non aggiudicarla qualora la Regione Lazio non avesse confermato il finanziamento. La ricorrente ha dedotto: violazione degli artt. 21-nonies e 21-quinquies l. 241/1990; violazione degli artt. 7 e seguenti della stessa legge per omessa partecipazione procedimentale; ulteriore violazione dell'art. 21-quinquies; sviamento funzionale e carenza di potere in concreto ai sensi dell'art. 21-septies l. 241/1990. Ha inoltre chiesto, in subordine, l'indennizzo eventualmente spettante in caso di qualificazione dell'atto come revoca. La stazione appaltante ha eccepito l'inammissibilità del ricorso per mancata notifica al Comune di Ventotene e ha sostenuto nel merito la legittimità dell'autotutela, deducendo il venir meno dei presupposti finanziari e dell'interesse a utilizzare la fornitura.

La decisione

Il TAR ha respinto l'eccezione preliminare: il Comune di Ventotene non era controinteressato, poiché il rapporto giuridico relativo alla gara intercorreva tra la stazione appaltante e l'impresa aggiudicataria. Nel merito ha accolto il ricorso. Ha ritenuto che la clausola del disciplinare relativa alla mancata conferma dei fondi regionali consentisse la revoca della gara o la non aggiudicazione, ma non la revoca di un'aggiudicazione definitiva già intervenuta. Ha inoltre riqualificato il provvedimento, nonostante la denominazione formale di annullamento d'ufficio, come revoca, poiché fondato su circostanze sopravvenute e non su vizi originari dell'aggiudicazione. L'atto era comunque privo della motivazione richiesta per l'annullamento d'ufficio, quanto al termine ragionevole, all'interesse pubblico concreto e al bilanciamento degli interessi. La ragione decisiva è stata tuttavia la carenza di potere in concreto: dopo la stipula del contratto, la stazione appaltante non può revocare l'aggiudicazione mediante l'autotutela pubblicistica, ma deve eventualmente esercitare il diritto di recesso dal contratto secondo la disciplina contrattuale. Tale regola vale anche per i contratti di servizi e forniture. Nel caso concreto, il provvedimento era stato adottato circa tre anni dopo la stipula, dopo la realizzazione delle macchine e dopo la disponibilità dell'impresa alla consegna. Gli ulteriori motivi sono stati assorbiti. Il TAR ha annullato il provvedimento e ha condannato la stazione appaltante a dare esecuzione al contratto mediante il pagamento di euro 144.842,23, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria, nonché al pagamento di euro 2.000 per spese di lite, oltre oneri e accessori.

Norme richiamate

  • art. 1.9 del disciplinare di gara

    L’appalto sarà finanziato con fondi della Regione Lazio. La FRZ s.r.l. si riserva di revocare la gara o non aggiudicarla nel caso la Regione Lazio dovesse non confermare l’erogazione dei fondi, senza che questo comporti per i partecipanti alla gara diritti a ricevere sotto ogni forma indennizzi. Con la presentazione dell’offerta l’operatore economico accetta questa clausola.

    La clausola consentiva la revoca della gara o la non aggiudicazione in caso di mancata conferma del finanziamento, ma non la revoca di un'aggiudicazione definitiva già intervenuta.

  • art. 21-quinquies l. 241/1990

    Dopo la stipula del contratto, il potere pubblicistico di revoca dell'aggiudicazione non può essere esercitato; l'amministrazione deve eventualmente avvalersi del diritto di recesso dal contratto.

  • art. 21-nonies l. 241/1990

    L'annullamento d'ufficio richiede, tra l'altro, un termine ragionevole, l'individuazione di un interesse pubblico concreto e il bilanciamento degli interessi contrapposti; tali presupposti non erano motivati nel provvedimento.

  • art. 21-septies l. 241/1990

    La revoca dell'aggiudicazione dopo la conclusione del contratto integra carenza di potere in concreto, poiché la stipula costituisce condizione per il legittimo esercizio del potere di revoca.

  • artt. 7 e seguenti l. 241/1990

    La ricorrente aveva dedotto la violazione delle garanzie partecipative, ma il motivo è stato assorbito a seguito dell'accoglimento della censura decisiva.

  • art. 109 d.lgs. 50/2016

    La disciplina del recesso dell'amministrazione è riferita anche ai contratti di servizi e forniture e impedisce di utilizzare, dopo la stipula, la revoca pubblicistica dell'aggiudicazione.

  • art. 134 d.lgs. 163/2006

    Richiamato quale precedente normativo dalla giurisprudenza dell'Adunanza Plenaria sul necessario ricorso al recesso contrattuale dopo la stipula; il TAR evidenzia l'estensione della regola ai servizi e alle forniture nell'art. 109 d.lgs. 50/2016.

  • art. 120 c.p.a.

    Richiamato quale disciplina processuale applicabile al contenzioso in materia di affidamenti pubblici.

Massime di principio

  • La clausola della lex specialis che consente alla stazione appaltante di revocare la gara o di non aggiudicarla in caso di mancata conferma del finanziamento non legittima, salvo previsione espressa e conforme alla disciplina applicabile, la revoca di un'aggiudicazione definitiva già intervenuta.
  • Quando l'autotutela è motivata da fatti sopravvenuti e da una nuova valutazione dell'interesse pubblico, il provvedimento formalmente denominato annullamento d'ufficio deve essere qualificato sostanzialmente come revoca.
  • Dopo la stipula del contratto pubblico, la stazione appaltante non può esercitare il potere pubblicistico di revoca dell'aggiudicazione ai sensi dell'art. 21-quinquies l. 241/1990; per incidere sul rapporto negoziale deve utilizzare, ove ne ricorrano i presupposti, il diritto di recesso contrattuale previsto dalla disciplina dei contratti pubblici.
  • La stipula del contratto costituisce una condizione per il legittimo esercizio del potere di revoca dell'aggiudicazione; la revoca successiva alla stipula configura carenza di potere in concreto.
  • L'annullamento d'ufficio dell'aggiudicazione richiede la verifica e la motivazione dei presupposti propri dell'art. 21-nonies l. 241/1990, inclusi il termine ragionevole, l'interesse pubblico concreto e il bilanciamento con gli interessi dei destinatari.

Come è indicizzato

MaterieAggiudicazione, revoca e annullamento della garaEsecuzione del contratto pubblicoReintegrazione in forma specifica
RamiContratti pubbliciProcedimento amministrativoResponsabilità della pubblica amministrazione
IstitutiAutotutela decisoriaPrincipio di legalità e tipicitàEffetto conformativo e riedizione del potereDifetto di motivazione

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