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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31396/2023 del 19/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza della Corte di appello di Bari che aveva assolto Tondo Fausto dall'accusa di peculato (art. 314 c.p.) ritenendo invece estinto per prescrizione il reato di appropriazione indebita (art. 646 c.p.). I ricorrenti hanno dedotto che la Corte territoriale ha errato nel ritenere che il gestore/esercente degli apparecchi da gioco non abbia la qualifica di "incaricato di pubblico servizio", non avendo esaminato né applicato il principio stabilito dalle Sezioni Unite nella sentenza "Rubbo" (n. 6087/2020), secondo cui il gestore o l'esercente degli apparecchi di cui all'art. 110, sesto e settimo comma, TULPS che si impossessa dei proventi del gioco (anche la parte destinata al PREU) integra il reato di peculato, perché il denaro incassato appartiene all'amministrazione pubblica sin dal momento della riscossione.

La decisione

La Corte di legittimità ha accolto i ricorsi, ritenendoli fondati. Ha annullato la sentenza impugnata e ha disposto il rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Bari affinché si uniformi al principio affermato dalle Sezioni Unite (sentenza "Rubbo"). Il giudice del rinvio dovrà altresì verificare l'eventuale intervenuta prescrizione della fattispecie di peculato (la cui consumazione temporale non risulta chiaramente determinata negli atti) e regolare le spese processuali in favore della parte civile per questo grado di giudizio.

Norme richiamate

  • art. 646 c.p. (appropriazione indebita)

    Nel processo è stata richiamata l'origine della contestazione riguardante somme non riversate alla concessionaria; la Corte d'appello aveva ritenuto intervenuta la prescrizione per tale fattispecie. La Suprema Corte non ha avuto bisogno di reinterpretare la norma, ma ha rilevato che la qualificazione della condotta doveva essere valutata in termini di peculato, ai sensi dell'art. 314 c.p., in applicazione del precedente delle Sezioni Unite.

  • art. 314 c.p. (peculato)

    La Corte di Cassazione ha ricordato che integra il reato di peculato la condotta dell'incaricato di un pubblico servizio che si impossessa di denaro appartenente alla pubblica amministrazione. Nel caso concreto, secondo il principio delle Sezioni Unite richiamato, il gestore/esercente degli apparecchi è da considerarsi parte dell'attività pubblica delegata e pertanto la sottrazione dei proventi configura peculato, salvo verifica della prescrizione.

  • art. 110 TULPS, commi sesto e settimo

    art. 110, sesto e settimo comma, TULPS

    La normativa sulle autorizzazioni e gestione degli apparecchi da gioco è stata richiamata come fonte dell'obbligo di versamento dei proventi. Le Sezioni Unite hanno ritenuto che le attività svolte dal concessionario e dai suoi delegati rientrano in una funzione pubblica, connessa alla riscossione di somme per la quale il concessionario è formalmente agente contabile.

  • Sentenza Sezioni Unite "Rubbo"

    sentenza Sezioni Unite n. 6087 del 24/09/2020 (dep. 2021), Rubbo, Rv. 280573

    Principio di diritto: integra il delitto di peculato la condotta del gestore o dell'esercente degli apparecchi di cui all'art. 110, sesto e settimo comma, TULPS che si impossessi dei proventi del gioco, anche per la parte destinata al PREU, non versandoli al concessionario competente, perché il denaro incassato appartiene alla pubblica amministrazione sin dal momento della sua riscossione; il concessionario è agente contabile e l'attività è una funzione pubblica alla quale partecipano, per delega, gestore ed esercente.

Massime di principio

  • Il gestore o l'esercente di apparecchi da gioco leciti può essere qualificato come "incaricato di pubblico servizio" quando, per delega del concessionario, svolge funzioni connesse alla riscossione di somme destinate all'erario; in tal caso la sottrazione dei proventi può integrare il reato di peculato.
  • La mera natura privatistica del rapporto con il concessionario (contratto o scrittura privata) non esclude di per sé la sussistenza della qualifica di incaricato di pubblico servizio, se le attività delegate sono parte delle funzioni pubbliche del concessionario.
  • Le somme incassate dagli apparecchi, comprese le quote destinate al PREU, si considerano appartenenti alla pubblica amministrazione dal momento della riscossione; la mancata trasmissione al concessionario rileva penalmente come sottrazione di risorse pubbliche.
  • In giudizi simili occorre verificare con precisione i termini della consumazione del reato per valutare l'eventuale intervenuta prescrizione: un accertamento superficiale o un errore materiale nelle date può condurre a rinvio per nuova valutazione.
  • Il giudice di merito è vincolato dai precedenti delle Sezioni Unite su punti di diritto risolti, pertanto, in casi sovrapponibili, deve applicare il principio consolidato salvo fondate ragioni di distinzione fattuale.

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