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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33563/2022 del 13/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso per cassazione deduceva un unico motivo di violazione di legge e vizio di motivazione ex art. 81 cod. pen.: si lamentava che il giudice di merito non aveva individuato la violazione ritenuta più grave (per determinare la pena prevalente) e non aveva motivato sull'entità dell'aumento di pena risultante dall'accertata concorrenza di reati.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché il motivo dedotto in cassazione non era stato proposto in sede di merito: in appello la difesa si era limitata a chiedere la riduzione della pena e non aveva eccepito la questione relativa all'individuazione della violazione più grave né alla motivazione sull'aumento di pena. Perciò la questione non era devoluta alla cognizione della Cassazione. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a una sanzione pecuniaria di euro tremila in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.P.R. 309/1990, art. 73, comma 5

    Norma che punisce la detenzione e la cessione continuata di sostanze stupefacenti; qui specificamente applicata alla reiterata cessione di eroina fino al 23.8.2015, configurando il reato per cui l'imputato è stato ritenuto responsabile.

  • codice penale, art. 81

    Richiama il principio della determinazione della pena in caso di concorso di reati (cumulo giuridico): il motivo del ricorso contestava che il giudice di merito non avesse individuato correttamente la violazione prevalente e non avesse motivato l'entità dell'aumento di pena conseguente; la Corte ha ritenuto la questione inammissibile però per vizio procedurale (non sollevata in grado di merito).

  • Giurisprudenza di legittimità (citata)

    Sez. 3, n. 16610 del 24/01/2017, Rv. 269632 - 01

    Principio secondo cui non possono essere dedotte in Cassazione questioni sulle quali il giudice di appello abbia correttamente omesso di pronunciare perché non devolute alla sua cognizione; cioè la Cassazione non può sindacare profili che non sono stati oggetto di decisione del merito.

  • Corte costituzionale, sent. n. 186/2000

    Richiamata in relazione alla quantificazione della sanzione pecuniaria per inammissibilità: afferma che la condanna a sanzione pecuniaria è prevista salvo assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità; qui la Corte non ha ravvisato tale assenza di colpa.

Massime di principio

  • La Cassazione è inammissibile se il ricorrente solleva in sede di legittimità questioni che non sono state dedotte o decise nei gradi di merito: bisogna proporre tutti i mezzi di gravame necessari in appello se si intende poi riproporli in Cassazione.
  • Se si contesta la quantificazione della pena per concorso di reati (art. 81 c.p.), occorre far emergere e dedurre in primo o secondo grado la specifica doglianza sulla scelta della violazione prevalente e sulla motivazione dell'aumento di pena, perché la Cassazione non può decidere su questioni non devolute.
  • La mancata sollevazione di un profilo processuale o sostanziale in appello è causa tipica di inammissibilità del ricorso per cassazione con possibile condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria; pertanto è importante la strategia difensiva fin dai gradi di merito.
  • Quando si impugna per vizio di motivazione relativo alla determinazione della pena, occorre indicare chiaramente nel gravame quali errori di diritto o di fatto si imputano al giudice, permettendo così al giudice d'appello di pronunciarsi; solo dopo una pronuncia che non affronti o rigetti il tema ciò può trovare spazio in Cassazione.

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