Cassazione Penale, Sentenza n. 47383/2024 del 23/12/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione del decreto che aveva respinto la richiesta di differimento dello sgombero dell'immobile sito a Benevento sottoposto a sequestro nel procedimento di prevenzione instaurato nei confronti del marito, Fiore Umberto. Due motivi: (1) vizio di legittimità per violazione del principio del giudice terzo e imparziale (il medesimo magistrato avrebbe adottato il provvedimento 'de plano' e poi partecipato al collegio che ha respinto l'opposizione); (2) violazione dell'art. 8 CEDU per ingerenza nella vita familiare e sproporzione dello sgombero, senza che fosse stata accertata alcuna illegalità e senza che lo sgombero fosse necessario per le finalità di conservazione del bene.
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. Sul primo motivo la Corte ha richiamato la consolidata giurisprudenza secondo cui, in materia esecutiva, il giudice che ha adottato un provvedimento 'de plano' non è incompatibile a decidere sull'opposizione ex art. 667 c.4 c.p.p.; pertanto non sussiste violazione dell'art. 34 c.p.p. né dell'art. 6 CEDU. Sul secondo motivo la Corte ha ritenuto che l'immobile non fosse il domicilio della ricorrente (proprietà di società estera), che la ricorrente viveva altrove e non ha documentato uno stato di indigenza o l'impossibilità di reperire altra sistemazione; di conseguenza non è stato individuato un diritto soggettivo prevalente che potesse impedire lo sgombero e non si è ravvisata violazione dell'art. 8 CEDU per mancata proporzionalità. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
D.Lgs. 159/2011 (Codice antimafia)
L'art. 40 disciplina i provvedimenti del giudice delegato nella gestione dei beni sequestrati; la Corte rileva che il richiamo normativo riguarda l'art. 47 R.D. 267/1942 per individuare i provvedimenti adottabili e non impone incompatibilità sulla partecipazione del giudice all'opposizione ex articolo 667 c.p.p.
Richiamato dall'art. 40 D.Lgs. 159/2011 quale riferimento per i provvedimenti del giudice delegato; utile per identificare le misure gestionali sui beni sequestrati.
Richiamato dalla ricorrente per sostenere incompatibilità del giudice delegato; la Corte lo considera inconferente perché l'art. 40 del D.Lgs. 159/2011 non incorpora l'art. 25 e la disciplina applicabile è quella richiamata espressamente (art. 47).
La Corte afferma la validità della giurisprudenza che esclude l'incompatibilità del giudice che ha adottato il provvedimento 'de plano' a decidere sull'opposizione ex art. 667 c.4 c.p.p., poiché il giudizio di opposizione non costituisce grado o fase distinta con rischio di pregiudizio.
Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU)
Art. 6 (diritto a un tribunale imparziale): la Corte ha ritenuto che non vi fosse violazione dato che la normativa e la giurisprudenza consentono al medesimo giudice di decidere sull'opposizione 'de plano'. Art. 8 (diritto alla vita privata e familiare): va bilanciato con gli interessi pubblici; l'istanza della ricorrente non ha fornito elementi probatori sufficienti (es. stato di indigenza) per dimostrare la sproporzione dell'interferenza.
Costituzione
art. 3 e art. 111, comma 2
Richiamate nel contesto di una questione di legittimità costituzionale sollevata in precedenti pronunce; la Corte ha ritenuto manifestamente infondata la questione relativa all'incompatibilità del giudice nelle opposizioni ex art. 667 c.p.p.
Massime di principio
- In materia esecutiva e di provvedimenti 'de plano', la presenza del medesimo magistrato nella fase decisionale e nella successiva decisione sull'opposizione non costituisce automaticamente causa di nullità o incompatibilità: l'opposizione ex art. 667 c.p.p. non è considerata una fase autonoma che implichi pregiudizio di imparzialità.
- Il richiamo normativo operato dal D.Lgs. 159/2011 alle norme del R.D. 267/1942 va interpretato limitatamente alle disposizioni espressamente richiamate (es. art. 47); norme non citate non possono essere automaticamente importate per creare ulteriori divieti di composizione del collegio.
- Per invocare la protezione dell'art. 8 CEDU rispetto a un ordine di sgombero è necessario allegare e provare elementi concreti (es. stato di indigenza, impossibilità di altra sistemazione, effettiva caratterizzazione dell'immobile come domicilio abituale) che consentano di dimostrare la sproporzione dell'ingerenza.
- La titolarità del diritto reale sull'immobile e la mancanza di titolo per l'occupante sono fattori decisivi: l'assenza di residenza o domicilio nel bene e la proprietà riconducibile a terzi o a società possono giustificare lo sgombero nell'ambito di provvedimenti di prevenzione o sequestro.
- In procedure di prevenzione e sequestro patrimoniale gli interessi pubblici e la esigenza di sottrarre beni alla disponibilità di presunti proventi illeciti pesano molto nel bilanciamento con i diritti individuali; il principio di proporzionalità richiede però una prova puntuale da parte di chi lo invoca.
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