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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 45615/2023 del 13/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso articolava cinque censure: 1) vizio di motivazione rispetto alla condanna per minaccia (capo D), per eccessivo affidamento alle dichiarazioni della persona offesa senza adeguato vaglio di attendibilità e senza considerare dichiarazioni contrarie di testimoni; 2) violazione degli artt. 81 e 612 cod. pen., poiché l'aumento per continuazione applicato ai reati di minaccia (pena pecuniaria) è stato computato come giorni di reclusione e convertito erroneamente, con conseguente aumento illegale superiore al massimo edittale; 3) omissione di motivazione sull'applicazione dell'attenuante della provocazione (art. 62, comma 1, n. 2); 4) vizio di motivazione e illegittima esclusione della legittima difesa rispetto alle lesioni, sostenendo che l'imputato avesse reagito a pericolo non volontariamente determinato; 5) errore nella qualificazione delle lesioni come guaribili in tempo superiore a 40 giorni e nella imputazione del nesso causale con conseguente aggravante (art. 583 comma 1, n.1).

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il secondo motivo (illegittimo computo dell'aumento per continuazione rispetto ai reati di minaccia puniti solo con pena pecuniaria), annullando la sentenza limitatamente al trattamento sanzionatorio relativo all'aumento ex art. 81 c.p. per i reati di minaccia (capo D) e rinviando ad altra Sezione della Corte d'appello di Roma per la rideterminazione della pena. Le altre censure sono state dichiarate inammissibili o manifestamente infondate: il primo motivo è stato ritenuto privo di specificità; il terzo e il quinto motivi manifestamente infondati; il quarto inammissibile per carenza di doglianza idonea a dimostrare travisamento della prova. Non si è proceduto a diversa decisione sul resto della sentenza.

Norme richiamate

  • art. 582 codice penale

    Norma che disciplina le lesioni personali; richiamata per la contestazione di lesioni aggravate nei confronti della persona offesa.

  • art. 583 codice penale

    Prevede le aggravanti per le lesioni (tra cui la causa di maggiore gravità come la guarigione superiore a 40 giorni); la Corte ha valutato il nesso causale e la sussistenza dell'aggravante ritenendo infondate le doglianze difensive.

  • art. 612 codice penale

    Disciplina il reato di minaccia; nella vicenda i capi di imputazione per minaccia non erano qualificati nella forma aggravata, e l'aumento per continuazione applicato ad essi ha sollevato il problema della conversione in pena pecuniaria.

  • art. 81 codice penale

    Regola la continuazione; la Corte ha esaminato l'aumento ex art. 81 comma 2 e 3 nel contesto di reati con sanzioni eterogenee e ha ritenuto che l'aumento applicato non sia stato correttamente ragguagliato alla pena pecuniaria secondo le regole di legge e giurisprudenza.

  • art. 135 codice penale

    «a) se il reato più grave è punito con pena detentiva e il reato satellite soltanto con pena pecuniaria, l'aumento di pena per quest'ultimo, da effettuarsi sulla pena detentiva, va ragguagliato a pena pecuniaria in applicazione dell'art. 135 cod. pen.»

    Principio applicato dalla Corte: gli aumenti detentivi per continuazione devono essere ragguagliati in pena pecuniaria quando il reato satellite è punito solo con multa; inoltre la conversione non può determinare una pena pecuniaria superiore al massimo edittale del reato meno grave.

  • art. 62, comma 1, n. 2 codice penale

    Attenuante della provocazione: la Corte ha ritenuto che non fosse applicabile perché nei fatti si è riscontrata reciprocità delle provocazioni e non può valere quando il comportamento offensivo sia stato determinato dall'agente stesso.

  • art. 173, comma 1, d. att. cod. proc. pen.

    Norma sui limiti dell'impugnazione in cassazione; richiamata per delimitare l'analisi dei motivi ammessi.

  • art. 620, comma 1, lett. I) cod. proc. pen.

    Norma che limita la Corte di Cassazione nella rideterminazione della pena: la Corte ha annullato e rinviato la determinazione del trattamento sanzionatorio ad altra Sezione di merito, non potendo procedere essa stessa alla rideterminazione per questa fattispecie.

  • art. 23, comma 8, d.l. 28 ottobre 2020, n. 137 (conv. L. 18 dicembre 2020, n. 176)

    Richiesta di requisitoria scritta dal Sostituto Procuratore generale ai sensi della norma emergenziale citata; atto procedurale relativo alla partecipazione dell'ufficio requirente in sede di cassazione.

Massime di principio

  • Quando si applica la continuazione tra reati con sanzioni eterogenee (detentive e pecuniarie), l'aumento di pena deve essere ragguagliato alla pena pecuniaria ai sensi dell'art. 135 c.p.; la conversione non può produrre una multa superiore al massimo edittale del reato meno grave.
  • Se la conversione dell'aumento per continuazione produce una pena illegale (es.: una multa superiore al massimo previsto), il giudice di legittimità può annullare la determinazione del trattamento sanzionatorio e rinviare per la sua rideterminazione.
  • La Corte di cassazione non è luogo per un nuovo apprezzamento del merito probatorio a meno che non sia dimostrato un travisamento della prova o un vizio logico-giuridico rilevante; censure generiche o prive di specificità sono dichiarate inammissibili.
  • L'attenuante della provocazione non si applica se il fatto appare frutto di reciproche provocazioni o se l'agente ha volontariamente determinato la situazione di pericolo.
  • La scriminante della legittima difesa è esclusa quando l'agente abbia volontariamente creato la situazione di pericolo; nella ipotesi di aggressioni reciproche, l'esimente può essere riconosciuta solo se la reazione è stata ad un'azione assolutamente imprevedibile e sproporzionata.
  • Nell'imputazione che riguarda aggravanti di natura valutativa (es. minaccia aggravata) è necessario che l'atto di accusa dia conto delle qualificazioni e dei fatti che giustificano l'aggravante, altrimenti emerge un problema di corretta percezione del fatto e di adeguata esposizione degli elementi di valutazione.

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