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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33664/2024 del 04/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La ricorrente impugnava la sentenza di condanna emessa in appello per i reati di accesso abusivo a sistema informatico (art. 615-ter c.p.) e rivelazione di segreto d'ufficio (art. 326 c.p.). I motivi del ricorso erano tre: 1) eccezione di inammissibilità dell'appello del Pubblico Ministero per difetto di specificità; 2) contestazione della qualificazione dell'accesso al SICP come "operazione ontologicamente estranea" sulla base della giurisprudenza delle Sezioni Unite (disputa tra gli orientamenti Savarese e Casani) e dedotta estensione dell'autorizzazione della ricorrente all'intero sistema; 3) contestazione della sussistenza del reato di rivelazione di segreto d'ufficio, con rilievi sulla qualifica di incaricato di pubblico servizio e sul significato della frase attribuita all'imputata ("te lo confermo non ci sono novità"), che a suo avviso non doveva essere ricondotta a rivelazione di iscrizioni ulteriori e poteva essere, al limite, falsa.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il primo motivo di ricorso ritenendo inammissibile l'appello del Pubblico Ministero per difetto di specificità ai sensi dell'art. 581, comma 1, c.p.p. Poiché l'impugnazione del P.M. si limitava a riprodurre memorie depositate in primo grado senza confrontarsi con le ragioni decisive dell'assoluzione (in particolare l'argomentazione sul presunto overruling e sull'errore scusabile sul precetto), la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata (art. 591, comma 4 c.p.p.). Per effetto dell'annullamento l'assoluzione di primo grado divenuta irrevocabile.

Norme richiamate

  • art. 615-ter cod. pen.

    La fattispecie di accesso abusivo a sistema informatico è stata discussa alla luce della giurisprudenza delle Sezioni Unite circa le "operazioni ontologicamente estranee" (orientamenti Savarese vs Casani). La Cassazione, pur illustrando il confronto giurisprudenziale, non ha deciso sul merito per via dell'inammissibilità dell'appello del P.M.

  • art. 326 cod. pen.

    Il reato di rivelazione di segreto d'ufficio richiede prova della segretezza delle informazioni e della condotta rivelatrice; il Tribunale aveva ritenuto insufficiente la prova che la frase "te lo confermo non ci sono novità" costituisse rivelazione di ulteriori iscrizioni. La Cassazione non si è pronunciata sul merito per motivi processuali.

  • art. 581, comma 1, cod. proc. pen.

    art. 581, comma 1, cod. proc. pen.

    Richiede che l'atto di appello del P.M. enunci specifichamente i capi della decisione censurata, le prove e i motivi con le ragioni di diritto e gli elementi di fatto; la sua violazione comporta inammissibilità dell'appello.

  • art. 591, comma 4, cod. proc. pen.

    art. 591, comma 4, cod. proc. pen.

    Consente alla Cassazione di annullare senza rinvio quando l'impugnazione sia inammissibile, determinando l'irrevocabilità della decisione di primo grado favorevole all'imputato.

  • Sezioni Unite, sentenza "Savarese" n. 41210 del 18/05/2017

    Ha puntualizzato il concetto di "operazioni ontologicamente estranee", ampliando le circostanze in cui l'accesso autorizzato può configurare il reato di cui all'art. 615-ter; tema centrale nel confronto con la pronuncia Casani.

  • Sezioni Unite, sentenza "Casani" n. 4694 del 27/10/2011 (dep. 2012)

    Orientamento precedente che aveva attribuito una lettura più restrittiva alla fattispecie di accesso abusivo, ritenendo irrilevanti gli scopi soggettivi dell'accesso.

  • Corte Costituzionale, sentenza n. 368 del 1988

    Richiamata per il principio dell'errore scusabile sul precetto (art. 5 c.p.), tema sfruttato dal Tribunale per motivare l'assoluzione sul delitto di accesso abusivo.

  • Corte EDU, pronuncia Contrada c. Italia

    Corte EDU Contrada c. Italia

    Richiamata in tema di garanzie processuali e norme interpretative in materia di responsabilità penale del pubblico agente.

Massime di principio

  • Un appello del Pubblico Ministero deve rispettare rigidamente i requisiti di specificità previsti dall'art. 581 c.p.p.; la mera riproduzione di memorie di primo grado espone l'impugnazione a inammissibilità.
  • Se la Corte di Cassazione dichiara inammissibile l'appello del P.M., la decisione di primo grado favorevole all'imputato diventa irrevocabile e l'eventuale condanna in appello viene annullata senza rinvio.
  • Nel caso di accesso a sistemi informatici da parte di dipendenti pubblici autorizzati, è cruciale stabilire se le operazioni eseguite siano "ontologicamente estranee" alle mansioni autorizzate: la giurisprudenza di legittimità ha espresso orientamenti differenti (Casani vs Savarese) e la valutazione concreta è determinante per la configurazione del reato ex art. 615-ter.
  • Per il reato di rivelazione di segreto d'ufficio è necessario provare sia la qualità dell'agente (incaricato di pubblico servizio/ufficio) sia la natura segreta delle informazioni effettivamente rivelate; frasi ambigue possono non integrare il reato.
  • Quando la motivazione della sentenza di primo grado si fonda su valutazioni giuridiche articolate (es. applicazione di pronunce successive e dedotta effetto di overruling), il contropartito impugnante deve confrontarsi direttamente e specificamente con tali argomentazioni nell'atto di appello, altrimenti l'impugnazione rischia l'inammissibilità.

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