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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3324/2022 del 31/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La ricorrente ha impugnato la conferma della condanna per opere edilizie abusive (realizzazione di un autolavaggio di 40 mq senza permesso in zona sismica, senza direzione tecnica e senza deposito progettuale) contestando: 1) la fondatezza della colpevolezza, sostenendo l'assenza di prove concrete del suo effettivo coinvolgimento (si sarebbe limitata alla titolarità formale dell'attività) e richiamando una pronuncia assolutoria in altro procedimento; 2) l'omessa valutazione, da parte della Corte d'appello, della censura secondo cui il fatto era stato fatto coincidere con la data dell'accertamento e non con l'effettiva esecuzione dei lavori, deducendo che al momento del sopralluogo non risultavano lavori in corso e sollecitando l'estinzione per prescrizione (termine presumibilmente maturato prima della sentenza d'appello).

La decisione

La Corte Suprema ha ritenuto infondato il primo motivo: i giudici di merito avevano correttamente collegato la presenza della Liguori sul posto, la presentazione di una SCIA commerciale e il richiamo al precedente condono come elementi sostanziali che collegavano l'imputata all'esecuzione delle opere. Tuttavia, sul secondo motivo la Corte ha accertato che i reati contravvenzionali erano estinti per prescrizione: i fatti risultano accertati l'8 settembre 2014; la prescrizione massima applicabile (5 anni, in assenza di sospensioni) è maturata l'8 dicembre 2019 — dopo la sentenza di primo grado (26/10/2018) ma prima della sentenza di appello (22/01/2021). Pertanto la sentenza della Corte d'appello è stata annullata senza rinvio perché i reati sono estinti per prescrizione; sono revocati anche gli ordini di demolizione e di rimessione in pristino disposti dal Tribunale.

Norme richiamate

  • d.P.R. n. 380 del 2001 (Testo unico dell'edilizia), artt. 44 lett. C; 64-72; 93-95

    Le norme sono state richiamate per qualificare le condotte quale materia di reato edilizio (opere realizzate senza permesso di costruire, in zona sismica, senza direzione di tecnico abilitato e senza deposito degli atti progettuali). La Corte ha ritenuto sussistente l'elemento materiale delle opere abusive e ha collegato la responsabilità all'odierna ricorrente attraverso elementi fattuali (SCIA, presenza sul posto, precedente condono).

  • d.lgs. n. 42 del 2004, art. 181 comma 1

    Citato quale norma applicabile a profili del reato contestato (presumibilmente connessi alla disciplina sui beni culturali o vincoli), richiamata come parte del quadro normativo oggetto dell'accusa; la Corte non ha ritenuto necessario approfondire profili distinti sulla norma, essendo decisive le considerazioni sulla prescrizione.

Massime di principio

  • La mera titolarità formale (es. essere proprietario o titolare di attività) non comporta automaticamente responsabilità penale per lavori edilizi: occorrono elementi concreti di coinvolgimento nella esecuzione o nella direzione dei lavori.
  • Se la prescrizione del reato si perfeziona prima della pronuncia d'appello, il giudice di rinvio o di grado successivo deve dichiarare l'estinzione e la sentenza di merito successiva che intervenga dopo la maturazione della prescrizione può essere annullata senza rinvio.
  • Nel giudizio di merito il richiamo a documenti o sentenze non allegate o non dettagliatamente indicate è insufficiente: le difese devono proporre e documentare le prove che intendono richiamare.
  • Le misure accessorie (es. ordini di demolizione e rimessione in pristino) decadono se il reato sottostante viene dichiarato estinto per prescrizione.
  • Il giudice d'appello è tenuto a confrontarsi specificamente con i motivi di impugnazione presentati; tuttavia, l'omessa verifica sull'eventuale estinzione per prescrizione può essere decisiva e portare all'annullamento anche se la responsabilità di merito era sostenuta.

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