Cassazione Penale, Sentenza n. 43906/2022 del 18/11/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente, tramite il difensore Avv. Vincenzo Blandolino, impugnava la sentenza per due ragioni principali: 1) violazione dell'art. 646 c.p., sostenendo che la condotta contestata doveva essere riqualificata come truffa (art. 640 c.p.) poiché la somma ottenuta rappresenterebbe il profitto di una truffa e quindi mancherebbe la previa disponibilità del denaro richiesta per l'appropriazione indebita; 2) vizio di motivazione con riguardo alla responsabilità, lamentando ambiguità del materiale probatorio e l'uso, da parte dei giudici, di motivazione per relationem senza adeguata valutazione critica delle doglianze difensive.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto il primo motivo per più versi inammissibile: la questione di riqualificazione non era stata devoluta in appello e, in ogni caso, la rinnovata qualificazione richiederebbe accertamenti di fatto non sindacabili in sede di legittimità; inoltre il ricorrente non ha dimostrato un interesse concreto e attuale all'impugnazione, essendo la fattispecie ex art. 646 c.p. soggetta a trattamento sanzionatorio generalmente meno grave (assenza di minimi edittali) e mancando quindi utilità pratica dall'eventuale riforma. Il secondo motivo è stato ritenuto generico: la Corte d'appello aveva esaminato le doglianze e le aveva respinte con motivazione congrua. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
art. 23, comma 8, D.L. 137/2020
Il processo è stato trattato con rito cartolare ai sensi della disposizione emergenziale; la menzione ha valore procedurale sulla modalità di trattazione
Norma che punisce l'appropriazione indebita: la Corte ha ritenuto che la contestazione relativa alla corretta applicazione di tale norma e la sua possibile riqualificazione in truffa non fosse idonea ad essere esaminata in Cassazione senza necessario accertamento di fatto e senza che fosse stata previamente devoluta in appello
Richiamato per spiegare i limiti della cognizione della Cassazione sulla qualificazione giuridica del fatto: la Corte può decidere questioni di qualificazione giuridica solo se non richiedono accertamenti di fatto
Stabilisce l'interesse ad impugnare come condizione di ammissibilità: la Corte ha applicato questo principio per valutare che il ricorrente non ha dimostrato un interesse concreto (utilità pratica) alla riforma della sentenza, dato il trattamento sanzionatorio meno grave per l'appropriazione indebita
Massime di principio
- La riqualificazione del fatto in sede di legittimità è possibile solo se riguarda un profilo giuridico puro e non richiede nuovi accertamenti di fatto; se la riqualificazione dipende da valutazioni probatorie, deve essere sollevata e discussa nei gradi di merito.
- Per proporre impugnazione è necessario dimostrare un interesse concreto e attuale (art. 568 c.p.p.): se la nuova qualificazione o correzione della sentenza non produce un vantaggio pratico per l'impugnante (es. riduzione della pena o di sicuro vantaggio), il motivo può risultare inammissibile per carenza d'interesse.
- I motivi generici o privi di specificità probatoria o logica sono destinati a fallire: la Corte di Cassazione richiede che le doglianze siano circostanziate e dimostrino dove la motivazione è illogica o contraddittoria.
- Le doglianze che richiedono il riesame delle fonti di prova (testimonianze, ricostruzione fattuale) non sono normalmente sindacabili in Cassazione; tali questioni vanno trattate in appello o in primo grado.
- Un ricorso dichiarato inammissibile può comportare condanna alle spese e sanzioni (es. somma alla Cassa delle Ammende): è quindi prudente valutare preliminarmente l'ammissibilità e l'effettivo interesse all'impugnazione prima di proporre ricorso in Cassazione.
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