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Cassazione Civile, Ordinanza n. 31419/2024 del 06/12/2024

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (ente previdenziale)

La controversia

La lite origina da una cartella esattoriale con cui veniva richiesto alla società il pagamento di somme rilevanti a titolo di contributi previdenziali, parte delle quali riferite a un asserito illegittimo conguaglio effettuato tra aprile 1997 e febbraio 2001 mediante sgravi ex legge n. 183/1976. Il Tribunale aveva respinto l’opposizione; la Corte d’appello aveva riformato solo il quantum, rideterminando il debito in misura inferiore. La società proponeva ricorso per cassazione con due motivi: (1) nullità della sentenza per violazione dell’art. 112 c.p.c. in relazione all’art. 360, n. 4, c.p.c.; (2) violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. e conseguente nullità della sentenza. In via preliminare chiedeva anche la rimessione in termini, sostenendo che il ricorso per cassazione fosse stato depositato tardivamente solo per fatti estranei alla sua volontà, legati al ritardo nella decisione sulla sospensione richiesta nel giudizio di revocazione. L’INPS eccepiva l’inammissibilità per tardività del ricorso, contestando la rimessione in termini.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché proposto tardivamente. Ha ritenuto che la proposizione del ricorso per revocazione avesse fatto decorrere il termine breve per il ricorso per cassazione e che la sospensione del termine ex art. 398, comma 4, c.p.c. operi solo dalla comunicazione del relativo provvedimento favorevole, non dal mero deposito dell’istanza. Ha escluso che il ritardo fosse giustificabile con la rimessione in termini, poiché non ricorreva una causa non imputabile, ma una scelta processuale e/o un impedimento non dotato dei requisiti di assolutezza richiesti dalla giurisprudenza. La società è stata condannata alle spese del giudizio di legittimità e al versamento dell’ulteriore contributo unificato, se dovuto.

Norme richiamate

  • art. 112 c.p.c.

    richiamato come parametro della dedotta nullità per omessa pronuncia o extrapetizione, ma non ritenuto decisivo perché il ricorso è stato dichiarato tardivo e quindi inammissibile

  • art. 115 c.p.c.

    invocato dalla ricorrente nel secondo motivo; la Corte non esamina nel merito la censura perché assorbita dall’inammissibilità per tardività

  • art. 116 c.p.c.

    invocato dalla ricorrente nel secondo motivo; non esaminato nel merito per la tardività del ricorso

  • art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.

    richiamato come base del motivo di violazione di legge, ma il ricorso non viene scrutinato nel merito per tardività

  • art. 360, comma 1, n. 4 c.p.c.

    richiamato per i vizi processuali dedotti, ma i motivi restano assorbiti dall’inammissibilità

  • art. 325 c.p.c.

    il termine breve per impugnare decorre dalla notificazione della revocazione, che equivale alla notificazione della sentenza ai fini del ricorso per cassazione

  • art. 326 c.p.c.

    richiamato per il caso di revocazione straordinaria, ove rilevi la conoscenza della causa legittimante nei termini di legge

  • art. 327 c.p.c.

    il termine lungo viene consumato o sovrapposto dal termine breve decorrente dalla revocazione notificata o depositata

  • art. 398, comma 4, c.p.c.

    la sospensione del termine per ricorrere per cassazione deriva solo dall’accoglimento dell’istanza e dalla comunicazione del relativo provvedimento, non dalla mera proposizione dell’istanza

  • art. 153 c.p.c.

    la rimessione in termini è ammessa solo per causa non imputabile, estranea alla volontà della parte e caratterizzata da assolutezza, non da mera difficoltà

  • art. 380-bis.1 c.p.c.

    richiamato per la trattazione camerale e il deposito dell’ordinanza

  • art. 13, comma 1-quater, D.P.R. n. 115 del 2002

    riconosciuti i presupposti per l’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, se dovuto

  • legge n. 183 del 1976

    citata come base degli sgravi utilizzati per il conguaglio contestato nella cartella esattoriale

  • art. 398 c.p.c.

    nel contesto del giudizio di revocazione, la sospensione dei termini per cassare non è automatica e richiede un provvedimento espresso del giudice

Massime di principio

  • Quando una sentenza è astrattamente impugnabile con revocazione e con ricorso per cassazione, la proposizione della revocazione determina, per il soggetto che la propone e per la controparte, la decorrenza del termine breve per il ricorso per cassazione, salvo che operi un diverso regime legislativo o intervenga una sospensione giudiziale ai sensi dell’art. 398, comma 4, c.p.c.
  • La sospensione del termine per proporre ricorso per cassazione nel caso di revocazione non è automatica per effetto della sola istanza: produce effetto soltanto dal momento della comunicazione del provvedimento che accoglie la sospensione.
  • La rimessione in termini ex art. 153 c.p.c. presuppone una causa non imputabile, esterna alla volontà della parte, con carattere di assolutezza e nesso causale determinante rispetto alla decadenza; non basta una mera difficoltà interpretativa, un errore di scelta processuale o la negligenza del difensore.
  • L’errore o il ritardo imputabile al difensore non integra di regola causa di rimessione in termini della parte, ma può al più rilevare come responsabilità professionale del difensore stesso.
  • L’inosservanza del termine per impugnare comporta l’inammissibilità del ricorso, essendo una conseguenza compatibile con le esigenze di certezza del diritto.

Come è indicizzato

MaterieContributi previdenzialiImpugnazioni
RamiPrevidenzaProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaRinvio pregiudiziale

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