Cassazione Penale, Sentenza n. 11791/2024 del 20/03/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte, ritenuto fondato il ricorso, ha revocato la precedente sentenza della Corte di cassazione del 25/10/2023 e ha annullato senza rinvio la sentenza n. 210 del G.U.P. del Tribunale di Fermo dell'08/06/2023. Ha inoltre disposto la trasmissione degli atti al Tribunale di Fermo per l'ulteriore corso e ordinato l'immediata scarcerazione di Nadi Soufiane e Nadi Jawad se non detenuti per altra causa.
Esito
Favorevole al ricorrente
La controversia
I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte di cassazione del 25/10/2023 che aveva annullato senza rinvio la sentenza del G.U.P. del Tribunale di Fermo che aveva applicato la pena su richiesta ai sensi dell'art. 444 c.p.p. per il reato di cui all'art. 73 d.P.R. 309/1990. I ricorrenti sostengono che la loro istanza originaria di applicazione della pena comprendeva anche la richiesta di sostituzione della pena detentiva con la corrispondente pena pecuniaria, e che, essendo tale richiesta parte integrante dell'accordo, la Corte di cassazione avrebbe dovuto disporre la trasmissione degli atti al Tribunale per l'ulteriore corso e non limitarsi ad annullare senza trasmettere gli atti.
Norme richiamate
Regola l'applicazione della pena su richiesta delle parti (patteggiamento). Nella sentenza si rileva che la richiesta originaria di applicazione della pena includeva anche la richiesta di sostituzione della pena detentiva con pena pecuniaria, e che se tale richiesta era illegittima non è possibile salvare solo una parte dell'accordo.
art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309
Norma del testo unico sulle droghe relativa al reato contestato ai ricorrenti; la condanna era stata concordata ai sensi dell'art. 444 c.p.p. in relazione a questa fattispecie.
Prevede il ricorso per cassazione avverso le sentenze della Corte di cassazione; i ricorrenti hanno proposto ricorso ex art. 625-bis per ottenere la revoca della precedente decisione e la corretta pronuncia.
Sez. 2, n. 10133 del 22/10/1993 (pronuncia Pisano, Rv. 196722)
Precedente giurisprudenziale richiamato per il principio per cui, se l'accordo tra le parti contiene una richiesta illegittima, non e possibile 'salvare' solo la parte legittima dell'accordo e il giudice deve disporre la trasmissione degli atti al giudice di merito per l'ulteriore corso.
Massime di principio
- Se un accordo di applicazione della pena contiene una richiesta illegittima, il giudice di legittimità non puo limitarsi ad annullare parzialmente la sentenza e dichiarare valida la restante parte dell'accordo: occorre trasmettere gli atti al giudice di merito per l'ulteriore corso.
- La richiesta di sostituzione della pena detentiva con una pena pecuniaria, se non consentita dalla legge per il caso concreto, inficia l'intero accordo di patteggiamento e impedisce che ne sia salvata solo una porzione.
- Il giudice della cassazione, nel sindacare un'applicazione della pena ex art. 444 c.p.p., deve verificare il contenuto integrale dell'istanza di applicazione e non può prescindere da richieste originarie rilevanti che incidono sulla legittimità dell'accordo.
- In caso di annullamento che comporti la cessazione della misura detentiva applicata, il giudice può ordinare l'immediata scarcerazione degli imputati, salvo che vi siano altre cause di detenzione.
- Il ricorso ex art. 625-bis può essere utilizzato per ottenere la correzione di errori di diritto commessi dalla Corte di cassazione, comprese omissioni relative alla trasmissione degli atti quando l'accordo non sia salvabile in parte.
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