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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 765/2022 del 12/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il difensore ha contestato la conversione della condotta in reato ai sensi dell'art. 337 c.p., sostenendo che l'inottemperanza all'alt e la successiva guida pericolosa costituissero al più violazioni amministrative dell'art. 192 c.d.s. (co. 4 e 7) e non resistenza, poiché non vi sarebbe stata violenza quando fu intimato l'alt; inoltre si denunciava l'assenza di elementi integranti la resistenza all'arresto e l'insussistenza del reato di lesioni, stante l'affermazione che un operante si sarebbe ferito da solo.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che i motivi fossero, di fatto, tesi a proporre una ricostruzione alternativa dei fatti non consentita in questa sede, poiché la condotta di Lorusso è stata valutata unitariamente: dopo l'alt intimato accelerava e si dava alla fuga, percorreva strade a forte velocità, immetteva manovre a zig zag sul raccordo anulare, invadeva la corsia di emergenza rischiando collisione con un ciclomotore e ostacolava concretamente l'inseguimento, inducendo negli operanti una percezione di pericolo. Sulla base di tali risultanze il Tribunale aveva correttamente ritenuto integrato il reato di resistenza a pubblico ufficiale e la resistenza durante le procedure di arresto. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma equitativamente determinata in euro tremila in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 337 cod. pen.

    Il reato di resistenza si configura non solo quando vi è violenza al momento dell'intimazione dell'alt, ma anche quando la fuga include manovre finalizzate a impedire l'inseguimento che concretamente ostacolano l'esercizio della funzione pubblica e inducono negli operatori la percezione di pericolo.

  • art. 192 codice della strada

    La difesa ha sostenuto che la condotta avrebbe dovuto essere ricondotta a violazioni amministrative previste da questa norma (inosservanza dell'alt e guida pericolosa), ma il giudice ha ritenuto che le manovre e la fuga fossero tali da integrare il reato penale di resistenza, non solo sanzioni amministrative.

  • Giurisprudenza consolidata (Sez. 2, n. 44860 del 17/10/2019, Besana, Rv. 277765)

    È richiamato il principio secondo cui integra il reato di resistenza la condotta di chi, per sottrarsi alle forze dell'ordine, non si limita a fuggire ma compie manovre idonee a impedire l'inseguimento, ostacolando concretamente l'esercizio della funzione pubblica e determinando negli inseguitori la percezione di pericolo.

Massime di principio

  • Se la fuga dopo l'alt è corredata da manovre volte a impedire l'inseguimento e tali manovre risultano concretamente pericolose per terzi o per gli agenti, la condotta può integrare il reato di resistenza a pubblico ufficiale (art. 337 c.p.) e non essere ricondotta esclusivamente a sanzioni amministrative del codice della strada.
  • Non è possibile, in sede di ricorso contro un'ordinanza, limitarsi a proporre una ricostruzione alternativa dei fatti quando il provvedimento si fondi su documentazione e verbali che descrivono una condotta unitaria e pericolosa; la valutazione di merito sugli elementi di fatto è riservata al giudice di merito e difficilmente rivedibile in questa sede.
  • La mera riluttanza a collaborare (es. rimanere in piedi o rifiutare di sdraiarsi) non esclude di per sé l'integrazione del reato quando sia accompagnata da altri comportamenti attivi (fuga, manovre pericolose, tentativo di abbandono del veicolo) che ostacolano l'attività degli operatori.
  • La contestazione della sussistenza delle lesioni richiede prova che l'evento lesivo non derivi da condotte riconducibili all'imputato; l'affermazione che un agente si sia ferito da solo non è automaticamente decisiva senza riscontro probatorio.
  • In casi analoghi è importante documentare la dinamica con elementi oggettivi (verbali, rilevazioni, testimonianze, filmati) per contrastare efficacemente la qualificazione penale della condotta.

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