Cassazione Penale, Sentenza n. 3548/2023 del 27/01/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale di Roma che aveva rigettato il ricorso ex art. 309 c.p.p. contro la misura cautelare della custodia in carcere disposta dal GIP per il delitto aggravato ai sensi dell'art. 416-bis c.p.; motivo unico formale: presunta errata applicazione delle norme penali e processuali (artt. 273, 274, 275, 8, 9, 12, 16 c.p.p. e art. 416-bis c.p.) e difetto e illogicita' della motivazione. La difesa contestava l'insufficienza degli indizi a carico del Versace (ruolo non provato, assenza di contributo costante, spiegazioni alternative per conversazioni e incontri, mancata prova di direttive dal vertice, rilievo indebito del c.d. tempo silente) e sollevava, ex officio, questione di incompetenza territoriale che avrebbe imposto la trasmissione degli atti alla Procura di Reggio Calabria.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso infondato e lo ha respinto. Ha confermato la valutazione del Tribunale di Roma che aveva ritenuto sussistenti gravi indizi di partecipazione all'associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.) a carico del Versace e la sussistenza delle esigenze cautelari giustificanti la custodia in carcere. La Corte ha ritenuto motivata la ricostruzione del collegamento tra la locale romana e la casa madre calabrese (famiglia Alvaro), l'operativita' autonoma della locale romana, e la rilevanza degli elementi probatori indicati (intercettazioni ambientali e telefoniche, partecipazione a riunioni di 'ndrangheta, possesso di dote, rapporti di fiducia con esponenti apicali, frequenti contatti presso l'abitazione del capo, episodi indicativi di ruolo operativo). Ha altresi' respinto la censura sulla competenza territoriale ritenendo che, per le mafie delocalizzate, la competenza si determina dove la struttura ha manifestato la sua operativita' (Roma). Quanto alla presunzione cautelare di cui all'art. 275 c.p.p., la Corte ha ritenuto che la difesa non avesse fornito elementi concreti e significativi in grado di superarla (nessa prova di un effettivo, serio e irreversibile allontanamento dal sodalizio), e ha quindi confermato la misura cautelare.
Norme richiamate
Definisce il reato di associazione di tipo mafioso: la Corte ha richiamato che il nucleo rilevante e' il connubio tra metodo (forza di intimidazione, condotte di assoggettamento) e finalita' e che, nelle locali delocalizzate, non e' sempre necessaria la prova apparente di intimidazione quando sussiste un collegamento effettivo con la casa madre e la riproduzione delle sue modalita' operative.
Aggravante e fattispecie collegate (es. intestazione fittizia, riciclaggio) che, se inserite in un sistema operativo, possono essere elemento sintomatico del metodo mafioso e rafforzare la qualifica associativa.
Disciplina la gravita' indiziaria: la Corte ricorda che la cassazione puo' sindacare la gravita' indiziaria solo per violazione di norme o per manifesta illogicita' della motivazione, non sostituendosi al giudice di merito nella rivalutazione dei fatti.
Stabilisce i requisiti di motivazione relativi alle esigenze cautelari; la Corte ha ritenuto congrua la motivazione del giudice di merito circa il pericolo di reiterazione e l'inquinamento probatorio.
Prevede la doppia presunzione (relativa sull'esistenza delle esigenze cautelari e assoluta sull'adeguatezza della custodia in carcere) per i reati di stampo mafioso; la Corte ha sottolineato che tale presunzione puo' essere superata solo con elementi oggettivi e robusti che dimostrino la rescissione o l'effettivo e irreversibile allontanamento dall'organizzazione, non con il solo decorso del tempo.
Norme sulla competenza territoriale: la Corte ha interpretato che per reati associativi permanenti la competenza si radica dove la struttura diventa concretamente operante; per locali delocalizzate e' decisivo il luogo in cui la locale ha manifestato la sua operativita'.
Richiamato in relazione alla determinazione della competenza territoriale: la consumazione ed effettiva operativita' del sodalizio nel luogo determinano la giurisdizione competente.
Norma tra quelle richiamate nel ricorso relative a regole di competenza e collegamento territoriale; la Corte ha rigettato la contestazione sulla base delle caratteristiche di operativita' della locale romana.
Richiamata tra le norme processuali contestate: la Corte non ha riscontrato vizio applicativo nell'indirizzo della competenza e nella valutazione degli atti.
Ulteriore norma processuale citata nel ricorso; la Suprema Corte non ha rilevato violazioni tali da incidere sull'ordinanza impugnata.
Previsione tra le esigenze cautelari (pericolo di reiterazione): la Corte ha ritenuto adeguatamente motivate le ragioni che hanno portato a ritenere sussistente tale esigenza per il ricorrente.
Massime di principio
- In casi di presunta partecipazione a locali di 'ndrangheta delocalizzate la valutazione si concentra sul collegamento funzionale con la casa madre, sulla riproduzione del metodo mafioso e sulla effettiva capacita' della locale di esercitare influenza sul tessuto economico-sociale, non solo su episodi di intimidazione esplicita.
- Le intercettazioni spontanee e le conversazioni ambientali dirette riguardanti questioni interne al sodalizio possono essere utilizzate come prove significative quando attinenti ai settori vitali dell'associazione e non vanno automaticamente considerate meri racconti de relato.
- La competenza territoriale per reati associativi permanenti si determina nel luogo dove la struttura associativa manifesta concretamente la propria operativita' (ideazione, programmazione, esecuzione o esteriorizzazione dell'associazione), anche se l'organizzazione ha origine in altra regione.
- La presunzione cautelare prevista dall'art. 275 c.p.p. per i reati di stampo mafioso e' forte: il mero decorso del tempo ('tempo silente') non e' di per se' sufficiente a superarla; occorrono elementi oggettivi e robusti che dimostrino la rescissione o un allontanamento effettivo e irreversibile dal gruppo criminale.
- In tema di sindacato in sede di cassazione sulla gravita' indiziaria, la Corte non puo' riformare la valutazione dei fatti effettuata dal giudice di merito salvo vizio di legge o manifesta illogicita' della motivazione; le critiche che chiedono una diversa valutazione degli indizi sono in genere inammissibili.
- Per convincere il giudice a escludere la custodia in carcere in casi 416-bis occorre produrre prove concrete e di rilievo (ad esempio atti di collaborazione, trasferimento stabile e documentabile lontano dall'ambito del sodalizio, condotte incompatibili con l'appartenenza), non semplici argomentazioni alternative o considerazioni temporali.
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