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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4781/2024 del 02/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Pubblico Ministero ha impugnato la sentenza del Tribunale di Palmi che aveva assolto l'imputato per particolare tenuità del fatto ai sensi dell'art. 131-bis c.p., contestando la mancanza e l'apparenza della motivazione in relazione all'applicabilità di tale causa di non punibilità. In particolare il PM ha rilevato che il Tribunale ha ritenuto il danno esiguo in modo apodittico nonostante la ricezione e detenzione di un numero elevato (47) di esemplari di specie selvatica protetta, per i quali la caccia è vietata.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, ha dichiarato che la motivazione della sentenza impugnata è apparente e insufficiente quanto all'applicazione dell'art. 131-bis c.p., e ha annullato la sentenza con rinvio al giudice dell'appello per un nuovo esame. La Corte ha richiamato il principio secondo cui i criteri del primo comma dell'art. 131-bis sono cumulativi per il riconoscimento della particolare tenuità e alternativi per escluderla, e ha censurato la valutazione apodittica del danno esiguo in presenza del consistente numero di animali protetti.

Norme richiamate

  • art. 131-bis cod. pen. (causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto)

    I criteri indicati nel primo comma sono cumulativi per riconoscere la particolare tenuità e alternativi quanto al diniego: la valutazione negativa di anche uno solo dei criteri preclude l'applicazione della causa di non punibilità. La Corte ha ritenuto che il giudice di merito debba motivare puntualmente ciascun elemento, e non può affermare il danno esiguo in modo apodittico.

  • art. 651-bis cod. proc. pen. (effetti del giudicato dell'esclusione della punibilità)

    La sentenza che esclude la punibilità ai sensi dell'art. 131-bis ha efficacia di giudicato sugli elementi di fatto e può ostare a future applicazioni della stessa causa di non punibilità; perciò l'imputato ha interesse ad impugnare tale sentenza se contesta gli accertamenti.

  • art. 125 cod. proc. pen. (violazione di legge)

    La Corte ha ritenuto sussistere una violazione di legge nella motivazione (art. 125) poiché la decisione appariva priva di adeguata e concreta argomentazione sul caso specifico.

  • art. 569 cod. proc. pen. (ricorso per cassazione e rinvio)

    Sebbene il ricorso sia stato proposto per saltum contro una sentenza appellabile (art. 569, comma 3), la Corte ha ritenuto comunque di poter annullare per vizio di motivazione apparente e ha disposto il rinvio per il giudizio d'appello ai sensi del comma 4.

Massime di principio

  • L'applicazione dell'art. 131-bis c.p. richiede una motivazione puntuale e completa: i criteri del primo comma devono essere valutati congiuntamente per accertare la particolare tenuità e ogni criterio negativo impedisce l'applicazione della causa di non punibilità.
  • Non è sufficiente un'affermazione apodittica di 'danno esiguo': il giudice deve confrontare l'entità del danno con gli elementi concreti del caso, e la detenzione di un numero rilevante di esemplari protetti può escludere la tenuità.
  • L'imputato che intende contestare gli accertamenti di fatto (es. la sua responsabilità) deve proporre impugnazione, poiché la Cassazione non è sede per rinnovare la valutazione probatoria; l'assenza di impugnazione può rendere definitivi gli accertamenti.
  • Il Pubblico Ministero può ottenere l'annullamento di una sentenza assolutoria per motivazione apparente anche con ricorso per cassazione, se è ravvisabile una violazione di legge nella motivazione.
  • In situazioni che coinvolgono reati contro la fauna protetta, la valutazione della rilevanza del danno e del numero degli esemplari è centrale: numeri significativi e il divieto assoluto di caccia aumentano la probabilità che la causa di non punibilità per tenuità sia esclusa.

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