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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20219/2023 del 11/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

L'imputato impugnava la condanna per usura aggravata (due persone offese), estorsione consumata e tentata (una persona offesa) ed esercizio abusivo di attività creditizia e finanziaria (art. 132 D.Lgs. n. 385/1993). Esponeva otto censure: insufficiente accertamento degli elementi dell'usura (tasso, ratei, tempo e durata dei prestiti); mancanza di risposta su dati probatori e perquisizione negativa; uso improprio delle intercettazioni e valutazione equivocabile delle dichiarazioni delle persone offese; assenza della minaccia per l'estorsione; la condotta sarebbe esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 393 c.p.); mancata considerazione della desistenza (esimente); assenza degli elementi della professionalità/organizzazione per l'esercizio abusivo dell'attività creditizia; errori nella dosimetria della pena e negli aumenti per continuazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato la maggior parte dei motivi ritenendoli infondati o non consentiti, confermando la responsabilità per usura, estorsione ed esercizio abusivo dell'attività finanziaria con ampia motivazione della Corte di merito (valutazione della credibilità delle persone offese, valorizzazione delle intercettazioni e di una registrazione prodotta da una delle vittime). Ha però accolto parzialmente il ricorso sul profilo della determinazione delle pene in aumento per i reati in continuazione: la sentenza è stata annullata limitatamente alla motivazione sugli aumenti per la continuazione, con rinvio ad altra sezione della Corte d'appello di Napoli perché dia specifica motivazione per gli aumenti e verifichi la proporzione tra le pene. Tutti gli altri punti (riconoscimento degli elementi del reato, qualificazione dell'azione come estorsione, esclusione dell'esimente di desistenza, configurabilità dell'esercizio abusivo dell'attività creditizia) sono stati ritenuti non fondati.

Norme richiamate

  • art. 132 del decreto legislativo n. 385 del 1993

    L'esercizio abusivo di attività creditizia/finanziaria integra il reato anche in assenza di stabile organizzazione o professionalità: è sufficiente l'erogazione di finanziamenti in violazione dell'obbligo di iscrizione negli elenchi previsti dal Testo Unico Bancario

  • art. 629 c.p.

    Il delitto di estorsione richiede minaccia o violenza; la minaccia può essere anche implicita/indiretta purché idonea a incutere timore e coartare la volontà della vittima nelle concrete condizioni del caso

  • art. 56 c.p.

    Richiamato nel dedotto relativo al tentativo/consumazione dell'estorsione (riferito alla fattispecie tentata vs consumata)

  • art. 393 c.p.

    L'esercizio arbitrario delle proprie ragioni non è configurabile quando la pretesa è manifestamente illegittima (es. richiesta di interessi usurari); in tali casi la condotta può integrare il reato di estorsione se accompagnata da minaccia/violenza

  • art. 606, comma 1, lett. e) c.p.p.

    La generica contestazione di inadeguatezza della motivazione non rientra tra i vizi denunciabili ai sensi di questa fattispecie di ricorso

  • art. 192, comma 3, c.p.p.

    Non è sempre necessario il riscontro esterno alle dichiarazioni della persona offesa: il giudice deve però compiere un rigoroso esame della credibilità soggettiva e oggettiva

  • art. 81 c.p.

    Nella determinazione degli aumenti per continuazione il giudice deve rispettare i limiti e il rapporto di proporzione tra le pene, evitando un surrettizio cumulo materiale

  • art. 133 c.p.

    Il giudice deve esporre i criteri utilizzati per commisurare la pena; è richiesta motivazione più dettagliata quando la pena sia significativamente superiore alla media edittale

  • art. 132 c.p.

    Riferito dal ricorrente insieme all'art. 133 c.p. in relazione alla critiche sulla quantificazione della pena; la Corte ricorda che la motivazione sugli aumenti per continuazione deve essere specifica

Massime di principio

  • La valutazione della credibilità delle persone offese è questione di fatto rimessa al giudice di merito e la Cassazione interviene solo in caso di manifesta illogicità o travisamento della prova
  • Le intercettazioni e le conversazioni registrate possono costituire prova diretta e, se congruamente interpretate dal giudice, possono corroborare le dichiarazioni delle vittime senza necessità di riscontri esterni
  • La minaccia costitutiva dell'estorsione può essere anche implicita o indeterminata se, nel contesto concreto e alla luce della personalità dell'agente e delle condizioni della vittima, è idonea a ingenerare timore e a coartare la volontà
  • Nel reato di usura da dazione è necessario determinare, nei limiti delle evidenze, tempo, durata e date dei pagamenti per individuare il trimestre di riferimento: è sufficiente il superamento della soglia usuraria in un solo trimestre per la consumazione del reato
  • La richiesta di interessi usurari esclude la riconduzione della condotta nella fattispecie dell'esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 393 c.p.); se la pretesa è manifestamente illegittima e accompagnata da minaccia/violenza, può sussistere estorsione
  • La desistenza volontaria come esimente è applicabile solo se l'agente si arresta nella fase del tentativo incompiuto; una volta realizzati atti idonei a produrre l'evento non opera l'esimente (al più può operare la diminuente del recesso attivo se efficace)
  • Per il reato di esercizio abusivo di attività finanziaria ai sensi del TUB non è richiesta una struttura organizzativa stabile o professionalità: anche attività sistematiche e ripetute di erogazione di prestiti in assenza di iscrizione possono integrare il reato
  • In tema di continuazione e cumulo di pene, il giudice di merito deve motivare specificamente gli aumenti attribuiti a ciascun reato satellite, con riferimento alla loro entità, in modo da garantire il rispetto del principio di proporzionalità e dei limiti dell'art. 81 c.p.

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