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Cassazione Civile, Ordinanza n. 33040/2022 del 09/11/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (occupanti)

La controversia

Un soggetto ha convenuto in rivendicazione due coniugi assumendo di essere proprietario di un immobile e deducendo che gli stessi, dopo aver acquistato all'asta un immobile confinante, avessero sconfinato occupando una porzione dell’immobile rivendicato. Il tribunale aveva rigettato la domanda di rivendica, mentre la corte d’appello, all’esito di consulenza tecnica d’ufficio, aveva ritenuto provato lo sconfinamento, aveva accolto l’appello del rivendicante e aveva condannato i convenuti al rilascio e al risarcimento dei danni. I soccombenti hanno proposto ricorso per cassazione con tre motivi: 1) violazione dell’art. 342 c.p.c., sostenendo che l’appello fosse inammissibile per difetto di specificità, poiché non avrebbe adeguatamente contrastato la motivazione del tribunale sulla mancanza di prova della proprietà; 2) violazione degli artt. 2697 e 948 c.c., deducendo che nella rivendicazione l’attore deve provare il proprio diritto risalendo, anche tramite i danti causa, a un acquisto a titolo originario o a un possesso utile all’usucapione, e che tale prova non era stata fornita, non essendo sufficiente il solo titolo derivativo né la CTU; 3) violazione delle norme sul risarcimento del danno e vizio motivazionale, lamentando che il danno da occupazione sine titulo era stato riconosciuto senza allegazione e prova, e che non fosse configurabile in re ipsa.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il primo motivo per inammissibilità, ha accolto il secondo motivo ritenendolo fondato, e ha dichiarato assorbito il terzo. Ha quindi cassato la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e ha rinviato alla corte d’appello di Catanzaro in diversa composizione, anche per le spese. La Corte ha ribadito che nel giudizio di rivendicazione l’attore deve fornire piena prova della proprietà, risalendo fino a un acquisto a titolo originario o dimostrando il possesso utile all’usucapione, e che la mera deduzione dell’usucapione da parte del convenuto non attenua automaticamente tale onere probatorio, salvo riconoscimento o mancata contestazione della pregressa appartenenza del bene.

Norme richiamate

  • art. 342 c.p.c.

    L’appello deve contenere motivi specifici; tuttavia, nel ricorso per cassazione che censuri la declaratoria di inammissibilità dell’appello, occorre riportare nel ricorso il contenuto dei motivi di gravame in modo puntuale, non essendo sufficiente un mero rinvio all’atto d’appello.

  • art. 948 c.c.

    Nel giudizio di rivendicazione l’attore deve provare la proprietà del bene rivendicato secondo il rigoroso criterio della probatio diabolica, risalendo al titolo originario o al possesso utile all’usucapione.

  • art. 2697 c.c.

    L’onere della prova della proprietà nel giudizio di rivendica grava sull’attore; non basta un titolo derivativo se non collegato a una catena traslativa che conduca a un dominus.

  • art. 2043 c.c.

    Richiamato dal motivo sul danno, in relazione alla richiesta risarcitoria per occupazione sine titulo.

  • art. 2056 c.c.

    Richiamato dal motivo sul danno, per la liquidazione del pregiudizio risarcibile secondo i criteri del danno emergente e del lucro cessante.

  • art. 1223 c.c.

    Richiamato dal motivo sul danno, quale norma sulla conseguenza immediata e diretta del fatto dannoso.

  • art. 1226 c.c.

    Richiamato dal motivo sul danno, in tema di liquidazione equitativa del pregiudizio.

  • art. 2727 c.c.

    Richiamato dal motivo sul danno, in relazione al ragionamento presuntivo utilizzato per la quantificazione.

  • art. 360 n. 3 c.p.c.

    È il vizio dedotto per violazione di legge nei tre motivi.

  • art. 360 n. 5 c.p.c.

    È il vizio dedotto nel terzo motivo per omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione.

  • art. 190 c.p.c.

    Richiamato nella vicenda processuale, quanto alla dedotta nullità della sentenza di appello per mancata concessione dei termini per il deposito delle comparse conclusionali e memorie.

  • art. 96 c.p.c.

    Richiamato nel giudizio di primo grado, in relazione alla domanda di risarcimento dei danni per lite temeraria proposta dai convenuti e rigettata dal tribunale.

Massime di principio

  • Nel giudizio di cassazione, la censura sulla inammissibilità dell’appello per difetto di specificità dei motivi è inammissibile se il ricorrente non riproduce nel ricorso il contenuto essenziale dei motivi di gravame e non indica puntualmente perché essi sarebbero specifici o meno.
  • Nel giudizio di rivendicazione, l’attore deve provare pienamente il diritto di proprietà, ricostruendo la catena degli acquisti fino a un titolo originario oppure dimostrando un possesso utile all’usucapione; un semplice titolo derivativo non è di regola sufficiente.
  • La deduzione o eccezione di usucapione da parte del convenuto non attenua, di per sé, l’onere probatorio del rivendicante, salvo che il convenuto riconosca o non contesti l’appartenenza del bene al rivendicante o ai suoi danti causa all’epoca rilevante.
  • La prova della proprietà nel giudizio di rivendica non può essere sostituita dalla sola consulenza tecnica d’ufficio, se questa si limita a descrivere lo sconfinamento o la situazione materiale senza colmare il difetto di prova del titolo del rivendicante.
  • Il motivo relativo al risarcimento del danno da occupazione sine titulo resta assorbito quando viene accolto il motivo che impone il nuovo esame della domanda principale di rivendicazione.

Come è indicizzato

MaterieProprietàImpugnazioniProve
RamiDiritti realiProcesso civile
SottomaterieAppelloRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaGiudicato

Testo integrale

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