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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21151/2026 del 09/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione articolata in sette motivi: 1) censura per mancata rinnovazione dell'istruttoria in appello e diniego del confronto tra teste d'accusa e teste di difesa; 2-3) contestazione della sussistenza dell'elemento oggettivo e soggettivo del reato di tentato omicidio e richiesta di derubricazione a lesioni, deduzione dell'esimente della desistenza volontaria o, in subordine, della diminuente per recesso; contestazione delle aggravanti per futili motivi e per la presenza del minore; 4-5) contestazione della responsabilità per i reati di lesioni personali aggravate e minaccia grave, richiesta del riconoscimento della provocazione e contestazione della premeditazione; 6) censura per il diniego delle attenuanti generiche basato sul presunto pentimento dell'imputato; 7) censura sulla dosimetria della pena e sulla mancata valorizzazione delle circostanze attenuanti. I fatti di fondo rilevano che il 20 ottobre 2023 l'imputato avrebbe aggredito l'ex convivente con strangolamento, gettandola a terra e colpendola ripetutamente con calci all'addome, determinando la rottura della milza e un emoperitoneo; il 21 ottobre 2023 l'imputato avrebbe aggredito e minacciato il nuovo compagno della vittima.

La decisione

Il ricorso in Cassazione è stato integralmente respinto. La Corte ha ritenuto infondati tutti i motivi, confermando la doppia conforme (sentenza di primo grado in rito abbreviato e sentenza di appello) e la valutazione di merito sulle prove testimoniali e sulle consulenze mediche. Sono state confermate le condanne per tentato omicidio aggravato (per i calci reiterati all'addome su persona inerme e incosciente), lesioni personali aggravate e minaccia grave, con riconoscimento delle aggravanti dei futili motivi, della premeditazione e della commissione in presenza del minore ove provato; sono state escluse la scriminante della desistenza volontaria, il recesso attivo, la diminuente per provocazione e le attenuanti generiche. La pena originaria (10 anni e 8 mesi di reclusione, con pene accessorie e risarcimento alla parte civile) è stata confermata nella sua congruità e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 603 cod. proc. pen.

    In caso di giudizio abbreviato non sussiste un diritto automatico delle parti alla rinnovazione istruttoria in appello; spetta al giudice valutare, d'ufficio o su istanza, l'assoluta necessità dell'acquisizione di ulteriori prove

  • art. 606 cod. proc. pen.

    La deduzione dell'omessa assunzione di una prova decisiva deve essere sorretta da elementi tali da dimostrare la necessità dell'incombente istruttorio e la presenza di lacune o illogicità nella motivazione che avrebbero potuto essere eliminate con la prova

  • art. 391-ter cod. proc. pen.

    Il verbale con dichiarazioni ritenute mendaci può essere trasmesso al pubblico ministero per le determinazioni di competenza; la Corte ha infatti richiamato tale disposizione rispetto alle contestazioni sulla attendibilità di un teste

  • art. 62-bis cod. pen.

    Le attenuanti generiche costituiscono valutazione di merito del giudice e possono essere escluse quando risultino prevalenti elementi negativi quali la gravità del fatto, i precedenti e l'inesistenza di un pentimento reale

  • art. 133 cod. pen.

    Criteri di determinazione della pena usati per motivare la congruità del trattamento sanzionatorio; la Corte ha ritenuto sufficiente il richiamo all'adeguatezza della pena anche se comminata in misura al di sotto del valore medio edittale

Massime di principio

  • Nel rito abbreviato la rinnovazione dell'istruttoria in appello non è un diritto automatico: la parte deve dimostrare l'effettiva necessità dell'ulteriore acquisizione probatoria o l'esistenza di lacune rilevanti nella motivazione impugnata
  • La cosiddetta doppia conforme (concordanza motivazionale tra primo grado e appello) rafforza la stabilità delle valutazioni di merito e rende più difficili i successivi attacchi in Cassazione sulle stesse risultanze probatorie
  • Per il tentato omicidio l'animus necandi può essere accertato anche sulla base dell'idoneità concreta degli atti compiuti: atti ripetuti e diretti a una persona inerme e incosciente (es. calci all'addome) possono integrare il dolo diretto o, quanto meno, il dolo alternativo
  • La desistenza volontaria e il recesso attivo non sono riconoscibili se l'agente ha già posto in essere atti idonei a determinare il meccanismo causale dell'evento letale e non ha adottato una condotta attiva diretta a impedire l'esito
  • L'aggravante dei futili motivi si applica quando il movente, ad esempio gelosia, risulti sproporzionato e meramente punitivo rispetto allo stimolo; nei fatti di relazione affettiva terminata da tempo tale aggravante è frequentemente valutata come integrata
  • La provocazione come attenuante richiede elementi concreti e immediati di ingiustizia provocatoria: allegazioni generiche o messaggi non provati difficilmente bastano a derogare la responsabilità
  • Il riconoscimento delle attenuanti generiche è una valutazione di fatto del giudice: dichiarazioni tardive di pentimento o scuse non convincenti, insieme a condotte e precedenti, possono essere ritenute insufficienti
  • In sede di determinazione della pena, la riduzione ex lege prevista per il rito abbreviato è già significativa; una pena inferiore alla media edittale non richiede sempre una motivazione analitica aggiuntiva se il giudice indica la congruità in base ai criteri di cui all'art. 133 cod. pen.

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