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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33909/2022 del 14/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo le censure manifestamente infondate o mere riproposizioni di doglianze di merito e rilevando la coerenza e continuità motivazionale tra primo e secondo grado. Pertanto le condanne di merito restano confermate; il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento in favore della Cassa delle Ammende di €3.000.

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso impugnava la sentenza di appello che aveva confermato la responsabilità penale dell'imputato, amministratore unico della fallita G.OUT s.r.l., per: 1) distrazione/occultamento di beni sociali (artt. 223, comma 1, in relazione all'art. 216, comma 1, n.1 legge fall.) per beni del valore di €78.383, omettendo di consegnarli al curatore; 2) aggravamento del dissesto per omissione della richiesta di fallimento (artt. 217, comma 1, n.4, 219, comma 2, n.1 e 224 legge fall.). Inoltre censurava l'entità della pena (misura prossima al massimo edittale) nonostante l'incensuratezza dell'imputato (art. 133 c.p.).

Norme richiamate

  • art. 223 c.p. in relazione all'art. 216 legge fallimentare

    Rilevata la configurabilità del reato di distrazione/occultamento dei beni sociali quando i beni non risultano consegnati al curatore e non è data una prova convincente della diversa destinazione; il dolo si desume dalla mancata dimostrazione della reale destinazione dei beni e dall'impossibilità di recuperarli.

  • artt. 217, 219 e 224 legge fallimentare

    Rilevata la fattispecie di aggravamento del dissesto per omissione degli obblighi inerenti alla dichiarazione di fallimento e per comportamenti che hanno impedito il recupero dei beni societari.

  • art. 133 cod. pen.

    Principio che richiede motivazione specifica e dettagliata quando si applica una pena in misura prossima al massimo edittale; la motivazione delle corti di merito è ritenuta adeguata perché ha indicato ragioni dettagliate (ostacoli creati dall'imputato al recupero dei beni).

  • art. 606, lett. b) cod. proc. pen.

    Base normativa dei motivi di cassazione sollevati (violazione di norme sostanziali), ma la Corte ha ritenuto le censure prive di rilevanza di legittimità essendo questioni di merito/fatti non sindacabili in cassazione.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che autorizza la condanna al pagamento delle spese processuali e la somma alla Cassa delle Ammende a carico del ricorrente, qui quantificata in €3.000.

Massime di principio

  • La Cassazione limita il sindacato sulle valutazioni di fatto: se primo e secondo grado condividono valutazioni e motivazioni coerenti, il ricorso per cassazione è inammissibile quando si tratta di mera rivalutazione probatoria o di una diversa interpretazione dei fatti.
  • In casi di distrazione/occultamento di beni societari, l'assenza di ritrovamento da parte del curatore e la mancata prova di diversa legittima destinazione possono legittimare l'inferenza del dolo e la condanna dell'amministratore.
  • Quando il giudice applica una pena prossima al massimo, è necessaria una motivazione specifica e dettagliata che giustifichi la quantità di pena; motivazioni generiche sulla gravità del reato non sono sufficienti.
  • Le contestazioni sulla scarsa prova probatoria devono essere formulate con rilievi critici sul percorso logico-giuridico della sentenza di merito; critiche generiche o ripetitive dei fatti difficilmente superano il vaglio di legittimità.
  • Comportamenti dell'imputato che ostacolano il recupero dei beni (es. impedimenti al curatore) possono aggravare la valutazione della responsabilità e giustificare un aumento di pena.

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