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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3301/2022 del 31/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Domanda di riparazione per ingiusta detenzione relativa al periodo 9/9/2014 - 19/5/2017 per accuse di estorsione aggravata dal metodo mafioso, da cui il ricorrente fu poi assolto con sentenza irrevocabile del 19/5/2017. La Corte territoriale aveva ritenuto che Versace avesse favorito o comunque concorso, con comportamento ambiguo e contiguo al clan Commisso, nell'induzione all'Aiello a pagare un debito di circa 28.000 euro per conto della Geo Ambiente/Correale, partecipando a incontri e azioni di pressione, configurando colpa grave ostativa alla riparazione. Il ricorrente contestava l'assenza di adesione al progetto estorsivo, la mancanza di nesso causale tra i suoi comportamenti e l'adozione della custodia cautelare e l'eventuale contrasto con la giurisprudenza CEDU.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto corretto e logico il procedimento motivazionale della Corte d'Appello che aveva valutato la condotta di Versace come suscettibile di creare l'apparenza di complicità e idonea, per gravissima imprudenza e leggerezza, a contribuire all'adozione della misura cautelare. La Cassazione ha escluso il contrasto con l'art.5 CEDU e ha confermato che, in assenza di vizi genetici o sopravvenuti del titolo cautelare, la normativa interna e la giurisprudenza consentono di negare la riparazione quando ricorra dolo o colpa grave. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Stabilisce il diritto alla riparazione per custodia cautelare subita se si è prosciolti irrevocabilmente, salvo che il richiedente abbia dato o concorso a darvi causa per dolo o colpa grave. La Corte ha applicato la disposizione per escludere l'indennizzo in presenza di comportamenti gravemente colposi idonei a produrre l'intervento dell'autorità.

  • art. 43 cod. pen.

    Definisce la nozione di colpa. La Cassazione ha richiamato tale norma per precisare i criteri (negligenza macroscopica, imprudenza, inosservanza di norme) che configurano colpa grave ostativa alla riparazione.

  • art. 5 Convenzione europea dei diritti dell'uomo

    Richiama il diritto alla liberta personale e le pronunce CEDU. La Corte ha ritenuto che l'interpretazione e l'applicazione delle norme interne non siano in contrasto con l'art.5 CEDU, soprattutto quando la carcerazione sia stata sostenuta da un iter procedurale regolare senza vizi genetici del provvedimento cautelare.

  • art. 273 e art. 280 cod. proc. pen.

    Richiamati nel ragionamento sulla differenza tra i presupposti per l'adozione della misura cautelare e il giudizio di merito. Servono a spiegare che l'eventuale travolgimento del titolo cautelare per ragioni inerenti la sua legittimità influisce sul diritto all'indennizzo.

Massime di principio

  • La domanda di riparazione può essere esclusa se il detenuto ha dato o concorso a dar causa alla custodia cautelare con dolo o colpa grave; non basta la mera presenza o relazione con soggetti sospetti, ma occorre che il comportamento sia idoneo a ingannare l'autorità giudiziaria sui gravi indizi.
  • La valutazione della colpa grave è rimessa in primo luogo al giudice di merito; la Cassazione controlla la correttezza del procedimento logico-giuridico e la adeguatezza della motivazione, non rifacendo le valutazioni di fatto.
  • Frequentazioni con soggetti implicati in attività illecite e la partecipazione ad incontri di pressione possono, se accompagnate da condotte poco trasparenti e da elementi che ne fanno apparire la complicità, integrare colpa grave anche se penalmente neutre.
  • Per ottenere la riparazione è utile fornire tempestivamente chiarimenti e prove discolpanti: l'omessa o ritardata collaborazione può aggravare la valutazione sulla gravità della colpa.
  • La giurisprudenza CEDU non garantisce automaticamente l'indennizzo: la conformità tra disciplina interna e art.5 CEDU dipende dall'esistenza di vizi nel titolo cautelare e dall'iter procedurale; se la misura è stata legittimamente adottata e confermata, l'azione riparatoria può essere negata.

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