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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33637/2023 del 01/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza di riesame che aveva confermato la misura cautelare della custodia in carcere disposta dal G.I.P. (04/01/2023) per reati connessi all'associazione mafiosa (art. 416-bis e connessi), nonché reati contro il patrimonio e resistenza. Il ricorrente deduceva: 1) insufficienza e travisamento degli elementi indiziari relativi alla sua partecipazione al sodalizio mafioso, contestando che la posizione sia riconducibile a rapporti di parentela/lavoro; 2) errata qualificazione giuridica di taluni fatti (sostegno che si sarebbe dovuto qualificare come danneggiamento seguito da incendio e non come estorsione o reato più grave); 3) inesistenza o carenza di indizi nuovi rispetto a procedimenti precedenti e assenza di concreta vicenda estorsiva. In sostanza chiedeva l'annullamento della conferma della misura cautelare per difetto o vizio della motivazione e per travisamento delle prove (intercettazioni e altri riscontri).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il sindacato di legittimità sia limitato al controllo della rispondenza formale e logico-giuridica della motivazione del giudice del riesame e che non sia consentita la riconsiderazione del merito sui fatti o la sostituzione della valutazione delle prove. Nel caso concreto il Tribunale del riesame aveva fornito una motivazione concreta e congrua, valorizzando non solo il vincolo parentale ma anche plurimi altri elementi indizianti che fanno ritenere l'inserimento del Lombardo nel sodalizio, seppure in posizione esecutiva. Pertanto le censure del ricorrente che proponevano una diversa lettura delle intercettazioni e degli elementi di fatto sono risultate inammissibili. Conseguentemente la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    Norma sull'associazione di tipo mafioso; la Corte ritiene che la parentela e altri riscontri indizianti possano contribuire, insieme ad altri elementi, a formare un quadro sintomatico della partecipazione all'associazione

  • art. 423 cod. pen.

    Reato contestato relative a danneggiamento/attentato (e connessi) — la Corte osserva che la qualificazione giuridica dei fatti è valutazione di merito e non sindacabile in sede di legittimità se motivata dal giudice del riesame

  • art. 424 cod. pen.

    Norma sul danneggiamento seguito da incendio richiamata nel ricorso; la Corte sottolinea che la diversa qualificazione dei fatti è questione di merito non sindacabile in Cassazione, salvo travisamento della prova

  • art. 628 e art. 629 cod. pen.

    Furto e rapina (ed eventuali circostanze aggravanti) citati nella contestazione: la valutazione della rilevanza degli elementi indiziari rispetto a tali fattispecie è rimessa al giudice di merito

  • art. 56 cod. pen.

    Concorso di persone nel reato; la sua applicazione e la rilevanza dei contributi causali sono valutate dal giudice del merito e non riformabili in sede di legittimità se la motivazione è coerente

  • artt. 273, 292, 192, commi 2 e 3, cod. proc. pen.

    Disposizioni procedurali richiamate nel ricorso in relazione ai limiti probatori e alla valutazione indiziaria; la Corte ricorda i limiti del controllo di legittimità su questi profili

  • art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    Limiti del ricorso per cassazione relativi alla valutazione del fatto; la Corte richiama che non è consentito il travisamento del fatto salvo che la prova sia inesistente o diversa in modo incontestabile

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede la condanna alle spese nel caso di rigetto/inammissibilità del ricorso; applicata per condannare il ricorrente alle spese e alla somma per la Cassa delle ammende

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamato per i limiti necessari alla motivazione della decisione di Cassazione, in relazione alla breve indicazione dei motivi

  • Sez. U. n. 22471/2015 (Sebbar) e giurisprudenza richiamata

    Precedenti giurisprudenziali che stabiliscono che l'interpretazione delle intercettazioni è valutazione di merito e sfugge al sindacato di legittimità se logica rispetto alle massime di esperienza

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione, in materia di misure cautelari, non esercita un sindacato sul merito dei fatti: può valutare solo la congruità, la completezza e l'assenza di vizi logico-giuridici nella motivazione del giudice del riesame, non riqualificare o rivedere le risultanze probatorie.
  • Per impugnare con successo un provvedimento cautelare in Cassazione è necessario evidenziare vizi giuridici o logici nella motivazione stessa (es. mancanza di argomentazione, contraddizioni manifeste, errori di diritto) oppure provare il travisamento della prova inteso come fondamento su una prova inesistente o su un risultato di prova incontestabilmente diverso dalla realtà.
  • La presenza di rapporti di parentela o affinità con esponenti di rilievo di un sodalizio può costituire elemento indiziario rilevante ai fini della partecipazione ad associazione mafiosa quando sia accompagnata da altri riscontri concreti che dimostrino un contributo stabile e continuativo all'organizzazione.
  • L'interpretazione del linguaggio nelle intercettazioni e la valutazione dell'attendibilità delle fonti sono di regola operazioni di merito: la Corte di legittimità le sindaca solo se la motivazione del giudice è manifestamente illogica o fondata su dati oggettivamente inesistenti.
  • Se si contesta la qualificazione giuridica dei fatti (es. estorsione vs. danneggiamento seguito da incendio), occorre dimostrare un palese errore giuridico nel ragionamento del giudice, altrimenti tale contestazione rientra nella valutazione di merito non sindacabile in sede di legittimità.

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