Sentenza n. 3385/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 5
per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (sezione seconda) n. 763, pubblicata il 28 aprile 2025, resa tra le parti.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: sentenza del TAR Toscana che aveva dichiarato inammissibile il ricorso contro l'autorizzazione commerciale per l'apertura di una media struttura di vendita
Esito
Favorevole al ricorrente (proprietario)
Prevale il privato
La controversia
L'appellante ha impugnato la sentenza del TAR Toscana che aveva dichiarato inammissibile il ricorso contro l'autorizzazione commerciale rilasciata per l'apertura di un supermercato in locali situati al piano terra del medesimo fabbricato condominiale nel quale egli possiede due unità immobiliari, immediatamente sovrastanti la struttura, nelle quali vive e lavora. Ha dedotto l'erroneità della declaratoria di difetto di legittimazione e interesse a ricorrere, sostenendo che la vicinitas risultava dalla collocazione degli immobili nello stesso condominio e che il pregiudizio era stato specificamente prospettato mediante il riferimento all'incremento del carico antropico, all'elevato traffico e alla congestionata circolazione, alla riduzione o esclusione delle possibilità di parcheggio per la sosta dei mezzi dei dipendenti e dei clienti, alla limitazione del godimento delle proprietà e all'aggravamento delle condizioni di vita e di lavoro. Le censure originarie riguardavano la violazione della normativa nazionale, regionale e comunale urbanistica, edilizia e commerciale, degli artt. 3, 143 e 158 del codice della strada, nonché sviamento, carenza dei presupposti e travisamento dei fatti. Il Comune ha chiesto il rigetto dell'appello, sostenendo l'assenza di legittimazione e interesse e deducendo anche la mancata riproposizione delle censure di merito ai sensi dell'art. 101, comma 2, c.p.a.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha accolto l'appello e ha dichiarato la nullità della sentenza di primo grado, disponendo il rinvio della causa al TAR ai sensi dell'art. 105 c.p.a. Ha ritenuto erronea la declaratoria di inammissibilità, poiché il ricorso originario conteneva elementi idonei a dimostrare sia la legittimazione sia l'interesse a ricorrere. La legittimazione derivava dalla vicinitas, costituita dalla proprietà di immobili ubicati nello stesso condominio della struttura commerciale e immediatamente sovrastanti la stessa. L'interesse era adeguatamente prospettato attraverso i concreti effetti pregiudizievoli dedotti: aumento del carico antropico e del traffico, riduzione delle possibilità di parcheggio, limitazione del godimento degli immobili e aggravamento delle condizioni di vita e di lavoro. Il Collegio ha applicato i principi dell'Adunanza plenaria n. 22 del 2021, secondo cui vicinitas e interesse al ricorso sono condizioni autonome, ma lo specifico pregiudizio può essere ricavato, in termini di prospettazione, dall'insieme delle allegazioni contenute nel ricorso. Ha inoltre applicato l'Adunanza plenaria n. 16 del 2024, secondo cui l'art. 105, comma 1, c.p.a. impone il rinvio al primo giudice quando la sentenza abbia erroneamente escluso la legittimazione o l'interesse, impedendo l'esame dei motivi di merito. Il Consiglio di Stato non ha esaminato nel merito le censure contro l'autorizzazione commerciale. Il Comune è stato condannato alla rifusione delle spese del grado, liquidate in euro 3.000, oltre accessori di legge.
Norme richiamate
l’art. 105, comma 1, c.p.a., nella parte in cui prevede che il Consiglio di Stato rimette la causa al giudice di primo grado se dichiara la nullità della sentenza, si applica anche quando la sentenza appellata abbia dichiarato inammissibile il ricorso di primo grado, errando palesemente nell’escludere la legittimazione o l’interesse del ricorrente
La disposizione trova applicazione anche in caso di erronea declaratoria di inammissibilità fondata sull'ingiustificata esclusione della legittimazione o dell'interesse a ricorrere, quando tale errore abbia impedito ogni esame del merito.
Il Comune ha eccepito la mancata riproposizione delle censure di merito in appello; la questione non è stata esaminata, poiché il Consiglio di Stato ha disposto il rinvio al primo giudice.
lo specifico pregiudizio ... può comunque ricavarsi, in termini di prospettazione, dall’insieme delle allegazioni racchiuse nel ricorso, suscettibili di essere precisate e comprovate laddove il pregiudizio fosse posto in dubbio dalle controparti o dai rilievi del giudicante
La verifica dell'interesse a ricorrere deve avvenire considerando complessivamente le allegazioni del ricorso e, ove necessario, nel contraddittorio tra le parti.
artt. 3, 143 e 158 codice della strada
Norme richiamate tra le censure di merito originarie, senza esame da parte del Consiglio di Stato.
Massime di principio
- La vicinitas, quale stabile collegamento del ricorrente con il territorio o l'area interessata dall'atto, dimostra la legittimazione a ricorrere, ma non sostituisce automaticamente l'interesse al ricorso, che richiede la prospettazione di uno specifico pregiudizio.
- Lo specifico pregiudizio richiesto ai fini dell'interesse a ricorrere può essere ricavato dall'insieme delle allegazioni contenute nel ricorso, senza necessità che sia illustrato mediante una formulazione separata o con un'esposizione formalmente autonoma.
- La proprietà di immobili situati nello stesso condominio di una struttura commerciale, in particolare se immediatamente sovrastanti, può integrare la vicinitas; la prospettazione di aumento del traffico, riduzione dei parcheggi, limitazione del godimento degli immobili e aggravamento delle condizioni di vita o di lavoro può integrare l'interesse concreto e attuale all'impugnazione dell'autorizzazione commerciale.
- Quando il giudice di primo grado dichiara erroneamente inammissibile il ricorso per difetto di legittimazione o interesse, impedendo l'esame dei motivi di merito, il Consiglio di Stato deve dichiarare la nullità della sentenza e rimettere la causa al primo giudice ai sensi dell'art. 105, comma 1, c.p.a.
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