Sentenza del 10/06/2015 n. 11992 - Corte di Cassazione
Non disponibile
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale l’amministrazione
La controversia
La controversia riguardava il rimborso dell'IRAP versata dal contribuente per gli anni 1998-2001. La Commissione tributaria regionale aveva riconosciuto il rimborso ritenendo insussistente il presupposto dell'autonoma organizzazione. L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione sostenendo, da un lato, che il giudice regionale non si fosse pronunciato sull'intervenuta adesione del contribuente al condono fiscale previsto dalla L. n. 289 del 2002, art. 7 e, dall'altro, che tale definizione automatica precludesse comunque la prosecuzione della controversia e la restituzione delle somme versate.
La decisione
La Corte di cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, cassato la sentenza della Commissione tributaria regionale e deciso la causa nel merito, rigettando il ricorso originario del contribuente. Ha ritenuto che l'adesione al condono producesse l'effetto estintivo della lite, anche quando riguardava una domanda di rimborso IRAP, e che tale questione dovesse essere rilevata d'ufficio dal giudice. Il contribuente è stato condannato al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in 3.200 euro oltre alle spese prenotate a debito; le spese dei gradi di merito sono state compensate.
Norme richiamate
Legge 27 dicembre 2002, n. 289, art. 7
Definizione automatica delle posizioni e chiusura delle liti fiscali pendenti mediante pagamento di una somma correlata al valore della causa.
L'adesione al condono determina l'effetto estintivo del giudizio anche per le domande di rimborso d'imposta, comprese quelle relative all'IRAP. La questione ha natura officiosa e può essere rilevata d'ufficio dal giudice.
Legge 27 dicembre 2002, n. 289, art. 9
È stato invocato dall'Agenzia delle Entrate per sostenere che la definizione automatica precludesse la restituzione delle somme versate e la prosecuzione della controversia.
L'Agenzia ha dedotto l'omessa pronuncia della Commissione tributaria regionale sulla questione dell'intervenuta adesione al condono. La Corte ha ritenuto fondata la censura, considerando decisiva la questione ai fini della definizione della lite.
Massime di principio
- Quando un contribuente aderisce a una definizione agevolata o a un condono fiscale applicabile alla controversia, l'adesione può estinguere il giudizio anche se questo riguarda una domanda di rimborso di imposte già versate.
- L'effetto preclusivo o estintivo del condono può essere rilevato d'ufficio dal giudice, anche se l'amministrazione non ha formulato una specifica eccezione nei termini o con modalità particolari.
- La richiesta di rimborso presentata prima dell'adesione al condono non conserva necessariamente la propria efficacia: occorre verificare se la successiva definizione agevolata comprenda gli stessi periodi d'imposta e la medesima controversia.
- In presenza di un condono validamente perfezionato, il giudice può rigettare la domanda di rimborso senza riesaminare nel merito l'esistenza del presupposto impositivo, come l'autonoma organizzazione ai fini IRAP.
- Per valutare casi analoghi è necessario verificare la specifica norma di condono, l'effettivo perfezionamento dell'adesione, i periodi d'imposta interessati e la corrispondenza tra la definizione agevolata e la domanda giudiziale.
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