Cassazione Penale, Sentenza n. 44572/2023 del 06/11/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato l'ordinanza del Tribunale di Lecce del 16/03/2023 che aveva rigettato i riesami avverso il decreto del G.i.p. del 15/02/2023 di sequestro preventivo finalizzato alla confisca di due appartamenti formalmente intestati rispettivamente a Mehdi Farhangi e a Yari Calabrese ma ritenuti riconducibili ad Ali Farhangi, indagato per associazione mafiosa e usura. Il ricorso di Mehdi Farhangi conteneva quattro motivi ma è stato rinunciato per sopravvenuta mancanza di interesse in quanto il bene era stato restituito. Il ricorso di Yari Calabrese articolava quattro motivi: (1) contestazione della rilevanza del "fumus commissi delicti" rispetto al terzo interessato; (2) censura della motivazione sulla riconducibilità dell'appartamento di Surbo ad Ali Farhangi, con contestazioni sulle prove (pagamenti tramite Vittoria Lapadula, presunta simulazione del contratto di locazione, mancato pagamento di €51.951 da parte del Calabrese); (3) contestazione della ragionevolezza temporale tra acquisto e commissione dei reati legittimanti la confisca; (4) censura sulla presunta sproporzione tra redditi e acquisto, con rilievi sull'ammissibilità e valore probatorio di documentazione extracontinentale (bilancio di TIM.ITA s.r.l.), movimenti bancari e qualificazione dei flussi come leciti.
La decisione
Il ricorso di Mehdi Farhangi è stato dichiarato inammissibile per rinuncia motivata da sopravvenuta carenza di interesse (art. 591, comma 1, lett. d, c.p.p.), senza condanna alle spese né alla cassa delle ammende. Il ricorso di Yari Calabrese è stato dichiarato inammissibile. Il primo motivo è stato ritenuto privo di interesse (il terzo non è legittimato a contestare il fumus dei reati-spia). Gli altri motivi sono stati respinti: il collegio ha ritenuto corretta e sufficiente la motivazione del Tribunale di Lecce sulla riconducibilità dell'immobile ad Ali Farhangi sulla base di intercettazioni, versamenti effettuati tramite la prestanome Lapadula, trasferimento di residenza e conversazioni in cui lo stesso Ali affermava "ho pagato io questa 130"; la contestazione della ragionevolezza temporale è stata rigettata richiamando la giurisprudenza che ammette la confisca anche per acquisti anteriori al reato purché nell'ambito di ragionevolezza temporale; la presunzione iuris tantum di illecita accumulazione non è stata superata dal ricorrente per mancanza di allegazioni specifiche e verificabili e per l'inutilizzabilità del bilancio di TIM.ITA s.r.l. privo di traduzione formale. Conseguentemente Calabrese è stato condannato al pagamento delle spese di procedimento e a €3.000,00 alla cassa delle ammende.
Norme richiamate
Norma richiamata per il riesame delle misure cautelari; il Tribunale ha esaminato i riesami ex art. 324 rispetto al decreto di sequestro preventivo.
Richiamato in combinato disposto con l'art. 240-bis per giustificare il sequestro preventivo finalizzato alla confisca.
Norma sulla confisca per sproporzione in materia di reati-spia (associazione mafiosa, usura); la Corte ha ritenuto corretta l'applicazione riconoscendo la presunzione iuris tantum di illecita accumulazione che il terzo non ha efficacemente superato.
art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen.
Norme che individuano i motivi di ricorso per cassazione (violazione di legge e illogicità della motivazione); la Corte ha richiamato i limiti del controllo in sede di legittimità (non sindacare la persuasività valutativa se non per vizio di legge).
art. 591, comma 1, lett. d), cod. proc. pen.
Richiamata per l'inammissibilità del ricorso di Farhangi per rinuncia dovuta a sopravvenuta carenza di interesse.
art. 616, comma 1, cod. proc. pen.
Norma applicata per la condanna alle spese del procedimento del ricorrente inammissibile; eccezione per la rinuncia non imputabile al ricorrente (nessa applicazione delle sanzioni nel caso di Farhangi).
Richiamato nel ricorso ma valutato insieme all'art. 240-bis: implicito riferimento alla necessità di motivare la sproporzione e la sua prova; la Corte ha ritenuto che la motivazione del Tribunale fosse adeguata.
Massime di principio
- La rinuncia al ricorso per sopravvenuta carenza di interesse determina inammissibilità senza condanna alle spese o alla cassa delle ammende, se la causa non è imputabile al ricorrente.
- Il terzo interessato nei procedimenti di sequestro preventivo ha limitato interesse a contestare la fittizietà dell'intestazione e i presupposti legali della confisca; non sempre può contestare questioni attinenti al fumus dei reati-spia quando è estraneo alla prova della colpevolezza dell'imputato.
- In Cassazione il sindacato sulle prove è molto limitato: non si può rimettere in discussione la persuasività o la valutazione probatoria compiuta dal giudice del merito se la censura si risolve in una diversa valutazione degli stessi elementi; è necessario rilevare una violazione di legge o una motivazione del tutto mancante o apparente.
- La presunzione iuris tantum di illecita accumulazione prevista dall'art. 240-bis scatta a fronte di sproporzione dimostrata dall'accusa e può essere superata solo con allegazioni specifiche e verificabili che dimostrino la legittima provenienza delle risorse.
- La documentazione in lingua straniera prodotta nel procedimento di riesame deve essere accompagnata dalla traduzione formale a cura della parte che la produce: in mancanza, il documento può essere dichiarato inutilizzabile.
- La valutazione della ragionevolezza temporale fra acquisizione del bene e commissione dei reati non esclude a priori la confisca per acquisti anteriori al reato; va valutata la contiguità temporale e la coerenza degli elementi indiziari nel loro complesso.
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