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Ordinanza

Ordinanza n. 1542/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 4

per la riforma della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per l’Emilia Romagna, Sezione Seconda, n. 1066 del 30 settembre 2025, resa tra le parti.

Giustizia amministrativa202602826

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. IVOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: Sentenza del TAR Emilia-Romagna, Sez. II, n. 1066/2025, che aveva annullato il provvedimento comunale di risoluzione o decadenza dalla convenzione, retrocessione dell'area al patrimonio comunale, diniego dell'autorizzazione alla vendita e applicazione della penale

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (enti locali appellanti)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La controversia di primo grado riguardava il provvedimento con cui l'Unione dei Comuni della Bassa Romagna e il Comune di Alfonsine avevano respinto l'istanza di autorizzazione alla vendita a terzi di un'area assegnata nell'ambito di un piano particolareggiato di iniziativa pubblica a destinazione artigianale/industriale. Con il medesimo atto l'amministrazione aveva dichiarato la decadenza dalla convenzione del 18 ottobre 1996 per inadempimento, disposto la retrocessione del bene al patrimonio comunale, trattenuto l'intero corrispettivo versato a titolo di penale e imposto la riconsegna dell'area. Il TAR aveva annullato il provvedimento ritenendo che la clausola di risoluzione di diritto prevista dalla convenzione costituisse una clausola risolutiva espressa ai sensi dell'art. 1456 c.c., soggetta al termine ordinario decennale di prescrizione. Le amministrazioni hanno appellato la sentenza e chiesto, in via cautelare, la sospensione della sua esecutività, deducendo di non essere state informate tempestivamente dell'intervenuto fallimento o della liquidazione giudiziale della società e il rischio che la curatela disponesse dell'area, rendendo ineffettiva la tutela giurisdizionale.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha accolto la domanda cautelare incidentale, ritenendo che le doglianze dell'appello presentassero sufficienti profili di fumus boni iuris, con riserva di ogni ulteriore approfondimento nella fase di merito. Ha inoltre ravvisato il periculum in mora, poiché l'eventuale alienazione del bene avrebbe impedito di pervenire alla decisione di merito mantenendo integra la situazione giuridica e materiale controversa. Ha quindi sospeso l'esecutività della sentenza del TAR e fissato l'udienza pubblica di discussione al 9 luglio 2026. Le spese della fase cautelare sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 98 c.p.a.

    Richiamato quale base normativa della domanda cautelare in appello.

  • art. 1456 c.c.

    clausola risolutiva espressa

    Il TAR aveva qualificato in questi termini la clausola convenzionale di risoluzione di diritto; la qualificazione è oggetto delle doglianze d'appello, ritenute cautelarmente assistite da sufficienti profili di fumus boni iuris.

Massime di principio

  • In sede cautelare d'appello, la sospensione dell'esecutività della sentenza può essere concessa quando i motivi d'impugnazione presentino sufficienti profili di fumus boni iuris, ferma la riserva di ulteriori approfondimenti nella fase di merito.
  • Sussiste il periculum in mora quando, nelle more del giudizio, l'alienazione del bene controverso possa rendere irreversibile la situazione e impedire una decisione di merito re adhuc integra.
  • Il rischio di atti dispositivi del bene da parte della curatela della società proprietaria può giustificare la sospensione cautelare della sentenza che abbia annullato il provvedimento amministrativo di retrocessione del bene al patrimonio comunale.

Come è indicizzato

MateriePatrimonio e alienazioniTutela cautelare
RamiDemanio e patrimonio pubblicoProcesso amministrativo
IstitutiTutela cautelareDiscrezionalità amministrativa e tecnica

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