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Cassazione Penale, Ordinanza n. 00349/2026 del 07/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. Ha quindi confermato gli effetti della sentenza di appello, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 ciascuno in favore della Cassa delle ammende.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente

La controversia

La decisione riguarda i ricorsi per cassazione proposti da due imputati avverso una sentenza della corte d'appello che li aveva ritenuti responsabili di più capi di imputazione. Uno dei ricorrenti censurava: (1) la declaratoria di responsabilità per un capo relativo a una rapina, deducendo violazione di legge, vizio di motivazione e travisamento del fatto, sostenendo una diversa ricostruzione storica e una diversa valutazione dell'attendibilità delle prove; (2) la ritenuta sussistenza di un capo di lesioni e la mancata declaratoria di improcedibilità per difetto di querela; (3) la sussistenza di un ulteriore capo di imputazione contestato a entrambi, riproponendo doglianze già dedotte in appello; (4) l'eccessività della pena inflitta a uno dei ricorrenti; (5) la prova del danno in favore delle parti civili e la relativa liquidazione. La Corte ha ritenuto i primi due motivi infondati o manifestamente infondati, il terzo non deducibile perché meramente reiterativo e privo di specificità, il quarto manifestamente infondato e il quinto non scrutinabile in cassazione e comunque manifestamente infondato quanto alla liquidazione equitativa del danno.

Norme richiamate

  • art. 628 c.p.

    Richiamato come norma incriminatrice del fatto di rapina ritenuto sussistente dai giudici di merito, sulla base di una motivazione ritenuta immune da vizi logici e giuridici.

  • art. 585 c.p.

    Richiamato nel principio di diritto secondo cui le lesioni personali commesse per eseguire una rapina sono procedibili d'ufficio per effetto dell'aggravante del nesso teleologico.

  • art. 576 c.p.

    Richiamato nel combinato disposto che rende procedibile d'ufficio il delitto di lesioni commesso per eseguire la rapina.

  • art. 61 c.p.

    Richiamato come aggravante del nesso teleologico nel principio di diritto applicato al capo relativo alle lesioni.

  • art. 591 c.p.p.

    Non citato espressamente; non inserito.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è consentito alla Corte di cassazione sovrapporre la propria ricostruzione dei fatti e la propria valutazione dell'attendibilità delle prove a quella compiuta dai giudici di merito, quando la motivazione impugnata sia logicamente e giuridicamente corretta.
  • È manifestamente infondato il motivo che contesta la responsabilità quando la sentenza di merito dia conto, in modo congruo, dell'attendibilità della persona offesa e della coerenza tra dichiarazioni, riscontri medici e accertamenti di polizia.
  • Il delitto di lesioni personali commesso per eseguire una rapina è procedibile d'ufficio e non a querela, quando ricorra l'aggravante del nesso teleologico nel combinato disposto degli artt. 585, 576, comma 1, n. 1, e 61, comma 1, n. 2, c.p.
  • I motivi di ricorso che si limitano a riproporre pedissequamente le doglianze già disattese in appello, senza confrontarsi in modo specifico con la motivazione della sentenza impugnata, sono inammissibili per difetto di specificità.
  • La censura sulla quantificazione del danno e sulla liquidazione equitativa in favore della parte civile non è, di regola, scrutinabile in cassazione quando investe apprezzamenti discrezionali del giudice di merito, salvo manifesta illogicità o violazione di legge.
  • La valutazione della pena rientra nel potere discrezionale del giudice di merito, purché la motivazione dia conto delle ragioni della determinazione e non presenti vizi logici o giuridici.

Come è indicizzato

MaterieRapinaLesioniImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penale
IstitutiInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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