Cassazione Penale, Sentenza n. 18451/2022 del 10/05/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnano la conferma delle condanne per associazione a delinquere finalizzata a furti in abitazione (Nozadze promotore/organizzatore/direttore; Matevosian partecipante). Tre motivi principali: 1) dichiarata errata applicazione della legge penale con riferimento all'esistenza dell'associazione, sostenendo che la prova sarebbe fondata solo su intercettazioni non riscontrate da elementi esterni; 2) contestazione delle aggravanti contestate a Nozadze (violenza sulle cose e uso di mezzo fraudolento) ritenute inesistenti o non provate; 3) in favore di Matevosian, contestazione della commisurazione della pena e del diniego delle attenuanti generiche, con evidenza di elementi attenuanti (lavoro lecito, presenza stabile in Italia, assenza di partecipazione ai furti, collaborazioni come traduttrice).
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato la maggior parte dei ricorsi inammissibili. Il primo motivo (sull'esistenza dell'associazione) è stato ritenuto inammissibile per essere, in gran parte, una censura sulla motivazione e comunque generico; la Corte ha osservato che il compendio probatorio non si riduceva alle sole intercettazioni ma includeva riscontri (per es. rinvenimento di un telefono utilizzato da Nozadze, attività di pedinamento). Il secondo motivo (aggravanti su Nozadze) è inammissibile e manifestamente infondato: la contestazione indicava l'uso di una "chiave bulgara" per aprire gli ingressi, idonea a integrare il mezzo fraudolento; la circostanza della violenza sulle cose non è stata ritenuta accertata dal primo giudice e non è stata rilanciata in appello. Il terzo motivo (Matevosian) è parzialmente fondato: la Cassazione ha ritenuto insufficiente la motivazione del diniego delle attenuanti generiche, che non ha esaminato adeguatamente le circostanze poste a sostegno e ha usato un riferimento illogico al mancato risarcimento del danno (non coerente con la sua posizione non condannata per i reati fine). Perciò la sentenza è stata annullata limitatamente al trattamento sanzionatorio di Matevosian e rinviata ad altra sezione della Corte d'appello di Firenze per nuovo esame sul punto; per il resto i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili. Il ricorrente Nozadze è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.
Norme richiamate
La norma disciplina l'associazione a delinquere; la Corte evidenzia che l'accertamento dell'esistenza del sodalizio richiede un apprezzamento motivato del compendio probatorio e che le censure sulla insufficienza della prova devono essere prospettate come vizi di motivazione se attengono alla valutazione degli elementi fattuali. Nel caso, i giudici hanno ritenuto presenti riscontri oltre alle intercettazioni (es. rinvenimento di un telefono e pedinamenti).
art. 606, comma primo, lett. b) c.p.p.
La disposizione è richiamata per distinguere i vizî rilevabili in Cassazione: la lettera b) riguarda l'erronea applicazione della legge penale sostanziale. La Corte sottolinea la necessità di distinguere fra errore di diritto (ricadente nella competenza di legittimità) e critiche sulla ricostruzione probatoria o sulla motivazione (che devono essere denunciate come vizi di motivazione e sono soggette a limiti di ammissibilità).
Massime di principio
- Censure basate sulla presunta insufficienza probatoria relative all'esistenza di un'associazione a delinquere vanno formulate come vizî di motivazione e devono essere specifiche e collegate al compendio probatorio valorizzato dai giudici; doglianze generiche sono inammissibili.
- Le intercettazioni possono costituire prova, ma la loro rilevanza viene rafforzata se corroborata da elementi esterni (sequestri, ritrovamenti, pedinamenti, riscontri tecnici); l'assenza di tali riscontri può essere una critica valida solo se adeguatamente motivata in sede di gravame.
- Le aggravanti (es. uso di mezzo fraudolento) richiedono una contestazione precisa e devono emergere chiaramente dagli atti d'imputazione e dal materiale probatorio; la mera negazione generica della loro sussistenza è spesso inefficace.
- La Corte di Cassazione non riesamina il merito dei fatti: per ottenere una modifica sostanziale della valutazione probatoria occorre dimostrare un vizio di diritto o una manifesta illogicità/contraddittorietà della motivazione.
- Il diniego delle attenuanti generiche deve essere motivato tenendo conto delle circostanze personali e del contributo effettivo dell'imputato all'attività criminosa; il riferimento a elementi non coerenti con la posizione processuale dell'imputato (es. mancato risarcimento quando non condannato per i reati fine) può costituire motivo di annullamento parziale sul trattamento sanzionatorio.
- Questioni non sollevate in appello (o non devolute al giudice d'appello) rischiano di essere inammissibili in Cassazione: è importante che i punti critici siano formulati tempestivamente e con precisione nei gradi precedenti.
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