Cassazione Penale, Sentenza n. 45835/2024 del 13/12/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato la sentenza d'appello contestando principalmente: 1) la mancata ricognizione della "lieve entità" ex art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990, con argomento basato sulla scarsa quantità delle singole cessioni e sui limitati profitti; 2) la carenza o il travisamento della motivazione rispetto all'attribuzione di responsabilità per molteplici capi, ritenendo che per alcuni imputati le prove (intercettazioni) riguardassero solo poche conversazioni; 3) la violazione del principio della responsabilità personale e della colpevolezza (art. 42 c.p. e art. 27 Cost.), in quanto la sentenza avrebbe generalizzato la partecipazione sulla base della convivenza o del legame familiare; 4) per Nurra e Caggiari specifica doglianza sul travisamento probatorio in ordine al ruolo di mandante/esecutore dell'attentato incendiario (capo 352).
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di Carta Cristian, Carta Angelo, Sechi Albertina e Ruggiu Stefania confermando le condanne per detenzione e cessione di stupefacenti (artt. 81 c.p., 73 d.P.R. 309/1990) con aggravanti (art. 112, comma 1, n.1) e recidiva ove accertata; ha dichiarato inammissibili i ricorsi di Nurra Andrea e Caggiari Gianluca (con condanna alle spese e sanzione di euro 3.000 alla Cassa delle ammende per i ricorrenti inammissibili). La Cassazione ha ritenuto corretta la valutazione di merito: il quadro probatorio (intercettazioni, videoriprese, sequestri, contabilità, ruoli differenziati e cooperazione familiare) dimostrava un progetto criminoso continuativo e organizzato che escludeva l'ipotesi di lieve entità nel complesso; inoltre la imputazione relativa al capo 352 è stata considerata adeguatamente motivata in primo e secondo grado, per cui la censura di travisamento probatorio è stata ritenuta inammissibile o infondata. Sono state confermate le ricalcolazioni delle pene operate in appello e disposte le condanne alle spese processuali.
Norme richiamate
art. 73 d.P.R. 309/1990 (disciplina stupefacenti)
comma 5, comma 1, comma 4
La Corte ha applicato il criterio di valutazione globale previsto dall'art. 73, comma 5, ritenendo che, pur essendo le singole cessioni modeste, la pluralità delle condotte, l'organizzazione familiare, la capacità di approvvigionamento e il numero elevato di episodi escludessero la "lieve entità".
Richiamato come riferimento per il cumulo/concorsualità delle pene (unificazione e continuazione) tra i reati contestati.
Aggravante valorizzata dalla Corte in relazione alle modalità delle condotte contestate.
art. 56 e art. 629 cod. pen. (estorsione e danneggiamento/aggravamento)
Riferiti in relazione al capo 352 (tentata estorsione/attentato incendiario); la Corte ha ritenuto congrua la ricostruzione di merito circa il movente estorsivo.
Richiamato dai ricorrenti in tema di responsabilità personale; la Corte ha invece ritenuto legittima l'attribuzione della responsabilità sulla base del contributo consapevole al progetto criminoso.
art. 27 Cost.
Invocato in relazione al principio di colpevolezza; la Corte ha ritenuto rispettato il canone della colpevolezza attraverso la motivazione del coinvolgimento consapevole.
Rilevato in tema di minima partecipazione: la Corte ha osservato che la partecipazione minima è esclusa quando il concorso comprende almeno cinque persone e quando il contributo dimostrato supera la mera connivenza.
d.l. 123/2023 (conv. legge 159/2023)
Richiamato implicitamente in relazione all'interpretazione aggiornata dell'art. 73, comma 5, che ora contempla la non occasionalità tra gli elementi valutabili nella lieve entità.
Sezioni Unite, sent. n. 27727/2023 (giurisprudenza)
Sez. U. n. 27727 del 14/12/2023, dep. 2024
Richiamata per il principio che lo stesso fatto storico può avere diversa valutazione giuridica (art. 73, commi diversi) a seconda del contributo individuale; la Corte ha ritenuto comunque nel caso di specie insufficiente il margine per una valutazione differenziata dei singoli imputati.
Massime di principio
- Per valutare la "lieve entità" ex art. 73, comma 5, DPR 309/1990 occorre una valutazione di sintesi: quantitativi, modalità, continuità, organizzazione, capacità di approvvigionamento e numero di episodi devono essere ponderati congiuntamente; la modesta quantità della singola dose non è, da sola, decisiva.
- La partecipazione familiare o la convivenza possono supportare l'attribuzione della responsabilità quando risultino elementi probatori che dimostrino un progetto criminoso condiviso, ruoli differenziati e profitti comuni; la mera conoscenza o la presenza occasionale non sono sufficienti.
- La qualificazione del medesimo fatto storico può variare tra imputati (art. 73 commi diversi) ma ciò richiede che il contributo individuale sia effettivamente differenziabile alla luce delle prove; in assenza di questa differenziazione la qualificazione comune è legittima.
- Le doglianze per presunto travisamento probatorio richiedono di mostrare in modo chiaro e preciso come la motivazione di merito contraddica le fonti probatorie o abbia omesso prove decisive; altrimenti la cassazione le dichiara infondate o inammissibili.
- I ricorsi dichiarati inammissibili possono comportare sanzioni (anche pecuniarie) se il difetto di ammissibilità dipende da profili di colpa del ricorrente.
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