Cassazione Penale, Sentenza n. 42328/2022 del 09/11/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna la conferma della condanna per reati fallimentari commessi in qualità di amministratore (bancarotta fraudolenta distrattiva e documentale) denunciando: (1) vizi di motivazione e violazione di legge rispetto alla bancarotta documentale per mancata valutazione del dolo specifico e per non aver considerato l'eventuale carattere parziale/inoffensivo dell'omissione documentale e la ricostruibilità dell'attività aziendale dal curatore; (2) vizi di motivazione e violazione di legge rispetto alla qualificazione come bancarotta fraudolenta distrattiva, sostenendo che i versamenti originari fossero mutui o conferimenti in conto capitale e che i successivi prelievi potessero costituire restituzioni o bancarotta preferenziale, nonché che mancasse prova della concreta pericolosità della condotta o di dolo specifico; (3) errata applicazione di diritto in relazione alla determinazione della durata delle pene accessorie, con richiesta di rimessione alle Sezioni Unite sulla portata temporale della decisione "Suraci" (Sez. U. n. 28910/2019).
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile nei termini dedotti: il primo motivo è inammissibile per carenza di specificità e manifesta infondatezza (la sentenza di merito ha valutato correttamente elementi di dolo e l'inidoneità delle scritture a giustificare l'assenza di poste patrimoniali), il secondo motivo è inammissibile per assenza di specificità (il capo di imputazione evidenzia prelievi ingiustificati di oltre 500.000 euro e non vi è prova o deduzione plausibile che tali somme siano state impiegate per legittime finalità imprenditoriali), il terzo motivo è inammissibile per manifesta infondatezza (la determinazione delle pene accessorie è stata effettuata in conformità ai criteri di cui all'art. 133 c.p. e alla giurisprudenza delle Sezioni Unite; non sussistono i presupposti per la rimessione alle Sezioni Unite). Conseguentemente è stata confermata la condanna e disposto che il ricorrente versi le spese processuali e una somma di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 216 I. fall.
La Corte considera le fattispecie previste dall'art. 216 (bancarotta documentale e distrattiva) distinte e valuta la configurabilità del reato in relazione sia all'elemento oggettivo (mancato rinvenimento di cespiti, prelievi ingiustificati) sia a quello soggettivo (dolo generico e, in concreto, dolo specifico di arrecare pregiudizio ai creditori).
art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
Richiamata quale limite alla formulazione del ricorso per cassazione, ossia ai limiti di motivazione ammessi in ricorso.
Individua i criteri per la determinazione della pena (e utilizzati dal giudice di primo grado nella fissazione della durata delle pene accessorie), che devono essere valutati concretamente.
Richiamato nel confronto tra criteri di determinazione delle pene principali e delle pene accessorie; la Corte ritiene che la soluzione delle Sezioni Unite non determini un peggioramento imprevedibile tale da violare il principio di irretroattività.
Sez. U. n. 28910 del 28/02/2019 (Suraci)
La Corte osserva che la decisione delle Sezioni Unite, secondo cui la durata delle pene accessorie deve essere determinata concretamente ai sensi dell'art. 133 c.p. e non automaticamente rapportata alla pena principale, è da applicare ma non costituisce motivo per la rimessione alle Sezioni Unite nel caso concreto, non potendo considerarsi un mutamento giurisprudenziale imprevedibile.
art. 23, comma 8, d.l. 28/10/2020, n. 137 conv. con l. 18/12/2020, n. 176
Norma richiamata solo per giustificare l'acquisizione delle conclusioni scritte del Sostituto Procuratore generale al procedimento.
art. 530, primo comma, cod. proc. pen.
Richiamato nei termini del concetto di dubbio ragionevole: il dubbio deve essere ancorato alle risultanze processuali e non a mere ipotesi astratte; ciò giustifica l'esigenza di prove o deduzioni concrete a favore dell'imputato.
Sez. 5, n. 7588 del 26/01/2011 (Buttitta) e Sez. 5, n. 22894 del 17/04/2013 (Zanettin)
Giurisprudenza citata per affermare che la responsabilità per bancarotta per distrazione richiede prova della previa disponibilità dei beni e che la mancata dimostrazione della destinazione dei beni può far presumere la distrazione.
Sez. 5, n. 38396 del 23/06/2017 (Sgaramella)
Citata per i criteri di valutazione degli "indici di fraudolenza" nella bancarotta distrattiva, quali la condizione patrimoniale, rapporti di gruppo, e l'irriducibile estraneità delle operazioni rispetto a criteri di ragionevolezza imprenditoriale.
Sez. U. n. 14800 del 21/12/2017 (Troise)
Richiamata per il principio che il dubbio ragionevole deve essere plausibile e ancorato alle risultanze processuali; usata per respingere argomentazioni meramente ipotetiche del ricorrente.
Sez. 5, n. 47510 del 09/07/2018 (Dilaghi)
Cita il principio secondo cui non vi è violazione dell'art. 7 CEDU se l'interpretazione giurisprudenziale era ragionevolmente prevedibile al momento del fatto; ciò giustifica il mancato riconoscimento dell'irretroattività a favore del ricorrente.
Disposto l'obbligo di condanna del ricorrente alle spese processuali in caso di inammissibilità del ricorso.
art. 618, comma 1, cod. proc. pen.
Richiamato in relazione alla richiesta di rimessione alle Sezioni Unite; la Corte ritiene che non ricorrano i presupposti per applicare tale rimessione.
Massime di principio
- Per contestare in cassazione una condanna per bancarotta documentale o distrattiva è necessario formulare censure specifiche, con riferimento puntuale agli atti e alle scritture, e spiegare concretamente come la prova disponibile avrebbe potuto escludere l'elemento soggettivo o l'idoneità della condotta a ledere i creditori; argomentazioni generiche sono inammissibili.
- Quando risultano ingenti prelievi ingiustificati e mancano giustificazioni razionali sulla destinazione delle somme, la ricostruzione della responsabilità può essere desunta dalla mancata prova da parte dell'amministratore della destinazione dei beni o dei proventi (onere di spiegazione a carico dell'imputato).
- La mera ricostruibilità parziale dei fatti da parte del curatore non esclude automaticamente la configurabilità di un reato fallimentare: le scritture devono consentire la ricostruzione completa del patrimonio e dei movimenti rilevanti ai fini della soddisfazione dei creditori.
- Le richieste di riqualificazione del fatto o di diversa qualificazione giuridica devono essere tempestivamente e specificamente dedotte nei gradi di merito e in appello; sollevare per la prima volta questioni vaghe in cassazione è inefficace.
- Sul punto della determinazione delle pene accessorie, la giurisprudenza delle Sezioni Unite (Suraci) richiede una valutazione concreta ai sensi dell'art. 133 c.p.; tuttavia, la Corte non rimette automaticamente questioni alle Sezioni Unite: la rimessione è ammissibile solo se sussiste un contrasto giurisprudenziale rilevante e non se la nuova interpretazione era ragionevolmente prevedibile.
- Il dubbio ragionevole invocato per la pronuncia di assoluzione deve essere fondato su ricostruzioni plausibili e ancorate al materiale probatorio; ipotesi astratte o non supportate dalle risultanze processuali non sono sufficienti.
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