Cassazione Penale, Sentenza n. 33143/2024 del 27/08/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava la conferma della condanna per detenzione ai fini di spaccio (art. 73, co. 5 DPR 309/1990) contestando la motivazione probatoria della Corte territoriale. In particolare censurava: 1) la ricostruzione secondo cui la presenza a Verbania della sorella, inesperta e «sconosciuta» in quel luogo, sarebbe spiegabile solo con la corresponsabilità del ricorrente; 2) l'affermazione che l'Inglese non avesse con sé il telefono cellulare al fine di eludere i tracciamenti, quando in realtà l'apparecchio era materiale-mente in suo possesso; 3) il diniego, in appello, della acquisizione dei tabulati internet (dati di traffico internet) relativi all'utenza del ricorrente, documentazione che sarebbe stata determinante per smentire le inferenze della Corte di merito.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha ritenuto che l'omessa acquisizione dei dati internet, peraltro non più disponibili presso il gestore, non fosse decisiva rispetto al quadro probatorio complessivo che giustificava la responsabilità del ricorrente. La Cassazione ha richiamato il principio secondo cui una prova non acquisita rileva in cassazione solo se la sua assunzione avrebbe avuto natura determinante per un esito processuale diverso; nel caso concreto la valutazione della Corte territoriale si è basata principalmente su altri elementi logici e probatori (tra cui la concreta disponibilità della sostanza da parte della sorella e i precedenti del ricorrente), per cui l'assenza dei tabulati non ha prodotto un vizio idoneo a ribaltare la decisione. Il rigetto del ricorso è stato seguito dalla condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
dPR n. 309 del 1990, art. 73, comma 5
non presente nel testo integrale della sentenza trasmessa
Norma che incrimina la detenzione di sostanze stupefacenti in misura tale da configurare la finalità di spaccio; è stata applicata per la condanna del ricorrente.
art. 606 cod. proc. pen. (lettera d)
richiamata nei principi giurisprudenziali citati
La Cassazione ricorda che il vizio di motivazione dedotto ex art. 606, lett. d), è sussistente solo se la mancata assunzione di una prova pone in luce la natura determinante di tale prova per un esito diverso del processo.
menzionato in dispositivo
Norma richiamata per la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali (richiamo formale nel dispositivo della sentenza).
Massime di principio
- L'omessa acquisizione di una prova non vizia automaticamente la sentenza: per ottenere la cassazione il ricorrente deve dimostrare che la prova omissione sarebbe stata decisiva e avrebbe determinato un esito processuale diverso.
- Le inferenze logiche tratte dal giudice di merito (es. assenza del telefono come indice di volontà di eludere controlli) sono valutazioni del libero convincimento e sono sindacabili in Cassazione solo se manifestamente illogiche o giuridicamente viziate.
- La mancata produzione in primo grado di documentazione (es. tabulati internet) può precludere la loro acquisizione in appello o in Cassazione, specie se i dati non sono più disponibili presso il gestore; il rimedio praticabile è richiederne tempestivamente l'acquisizione nel grado in cui la prova poteva ancora essere ottenuta.
- La sussistenza di altri elementi probatori solidi (es. sequestro della sostanza in presenza della sorella, precedenti specifici del ricorrente) può rendere non decisiva l'assenza di un singolo elemento probatorio accessorio.
- In situazioni analoghe è essenziale far emergere concretamente e non solo ipoteticamente in che modo la prova mancante avrebbe smentito il resto del quadro accusatorio per prospettare efficacemente la cassazione.
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