Cassazione Civile, Ordinanza n. 25062/2023 del 22/08/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (operatore doganale)
La controversia
La controversia trae origine da una verifica doganale svolta dall'Ufficio di Milano su importazioni di prodotti a marchio Guess effettuate nel periodo 1 luglio 2010 - 31 dicembre 2012. L'Amministrazione contestava che, nel valore dichiarato in dogana, non fossero stati inclusi i diritti di licenza (royalties) dovuti dalla licenziataria alla capogruppo estera e calcolati sulle vendite europee. Sulla base del processo verbale di constatazione, venivano poi emessi nei confronti della società rappresentante indiretta un avviso di rettifica per l'anno 2010 e un provvedimento sanzionatorio. Dopo il successo della contribuente in primo grado e il rigetto dell'appello erariale, l'Agenzia proponeva ricorso per cassazione con tre motivi: 1) violazione degli artt. 1362 e 1363 c.c. e delle norme del regolamento doganale comunitario, sostenendo che la CTR avesse male interpretato gli accordi contrattuali e che le royalties dovessero concorrere al valore doganale; 2) violazione dell'art. 112 c.p.c., perché la CTR avrebbe deciso sulla responsabilità del rappresentante indiretto senza che tale tema fosse stato specificamente devoluto dalla controparte in primo grado; 3) violazione dell'art. 201 CDC, assumendo che il rappresentante indiretto fosse responsabile insieme all'importatore per i diritti doganali e che la CTR avesse erroneamente escluso tale responsabilità.
La decisione
La Corte ha rigettato il primo motivo ritenendolo inammissibile, perché mirava in sostanza a una rivalutazione del merito e dell'interpretazione del contratto, attività riservata al giudice di merito e censurabile in cassazione solo per violazione dei canoni legali di ermeneutica contrattuale, che nel ricorso non erano state indicate e dimostrate in modo specifico. Il rigetto del primo motivo ha assorbito gli altri due motivi, poiché la sentenza impugnata era sorretta da rationes decidendi autonome e sufficienti; non essendo stata utilmente censurata la prima ratio, gli ulteriori motivi sono stati dichiarati privi di interesse. Il ricorso è stato quindi complessivamente rigettato, con condanna dell'Agenzia soccombente al pagamento delle spese in favore della controricorrente.
Norme richiamate
Le regole di interpretazione del contratto non consentono in cassazione una rivisitazione del merito; la censura è ammissibile solo se il ricorrente indica specificamente quali canoni ermeneutici siano stati violati e in che modo il giudice di merito se ne sia discostato.
L'accertamento della volontà negoziale è un accertamento di fatto riservato al giudice di merito e sindacabile in sede di legittimità solo nei limiti della violazione dei criteri legali di interpretazione.
La censura di ultrapetizione o di pronuncia su questioni non devolute non ha trovato accoglimento, perché assorbita dal rigetto del primo motivo.
art. 201 CDC
La doglianza sulla responsabilità del rappresentante indiretto è rimasta assorbita; la Corte non entra nel merito della tesi perché il ricorso è già definito sul primo motivo.
art. 77 CDU, Regolamento UE 952 del 2013
Richiamato solo quale disciplina sopravvenuta rispetto all'art. 201 CDC, senza specifica applicazione decisoria nel caso.
artt. 157, 159, 160 Regolamento CEE n. 2454/1993
Richiamati nel motivo di ricorso in tema di inclusione delle royalties nel valore doganale, ma non esaminati nel merito per l'inammissibilità del primo motivo.
art. 143 Regolamento CEE n. 2454/1993
Richiamato nel primo motivo, senza autonoma valutazione decisoria.
art. 23 Regolamento CEE n. 2454/1993
Richiamato nel primo motivo, senza autonoma valutazione decisoria.
Viene usato come parametro dei motivi di ricorso per violazione di legge e nullità processuale.
Massime di principio
- In cassazione, la censura per violazione dei canoni legali di interpretazione del contratto è ammissibile solo se il ricorrente indica puntualmente quali norme ermeneutiche siano state violate e in quale passaggio della motivazione il giudice di merito se ne sia discostato; non è consentita una mera richiesta di rivalutazione del contenuto negoziale.
- L'interpretazione del contratto e la ricostruzione della volontà delle parti costituiscono un accertamento di fatto riservato al giudice di merito e non sono sindacabili in sede di legittimità se non nei rigorosi limiti del vizio di legge o del vizio motivazionale nei casi consentiti.
- Quando la sentenza impugnata si fonda su rationes decidendi autonome e ciascuna sufficiente a sorreggerla, il ricorrente deve censurare tutte le rationes; il mancato superamento anche di una sola di esse comporta l'inammissibilità o l'assorbimento degli ulteriori motivi per difetto di interesse.
- La deduzione della responsabilità del rappresentante indiretto in materia doganale non può essere esaminata se la decisione resta comunque sorretta da una ratio autonoma non efficacemente attaccata in cassazione.
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