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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24528/2024 del 20/06/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore generale ha impugnato l'ordinanza del 4/10/2023 del giudice dell'esecuzione che aveva riconosciuto la fungibilità della custodia cautelare prestata da D'Amico dal 7/10/2013 al 17/07/2014 (283 giorni) ai fini dell'esecuzione della pena di 9 anni per reato associativo. Il vizio denunciato è l'inosservanza e l'erronea applicazione delle norme penali e processuali (art. 416-bis c.p. e art. 657, comma 4, c.p.p.), in quanto il giudice dell'esecuzione non avrebbe considerato correttamente il rapporto temporale tra la custodia cautelare e la natura di reato permanente contestato: la custodia iniziò il 7/10/2013 e si concluse il 17/07/2014 mentre, secondo le sentenze di merito, il reato associativo fu commesso dal 2006 fino a gennaio 2014, sicché la situazione richiede una rivalutazione della possibilità di riconoscere la fungibilità per le giornate di detenzione.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato l'ordinanza impugnata con rinvio alla Corte di appello di Napoli perché il giudice dell'esecuzione rivaluti il rapporto tra le pene inflitte e lo stato di custodia cautelare ai fini della fungibilità. La Corte ha ricordato il principio di diritto secondo cui la fungibilità delle pene espiate senza titolo non è applicabile ai reati permanenti quando la permanenza sia cessata dopo l'espiazione senza titolo (richiamando la pronuncia Di Perna). Pertanto è stato disposto un nuovo esame da parte del giudice dell'esecuzione sulla base dei criteri indicati dalla giurisprudenza.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    Individua il reato associativo e la sua possibile natura di reato permanente; rilevante per determinare il periodo di consumazione e la conseguente incidenza della custodia cautelare sulla pena.

  • art. 657, comma 4, cod. proc. pen.

    Norma che disciplina gli effetti della custodia cautelare ai fini dell'espiazione della pena e che il giudice dell'esecuzione deve applicare nel valutare la fungibilità delle giornate di detenzione preventiva.

  • Sez. 1, n. 6072 del 24/05/2017 (Di Perna), Rv. 272102

    Sez. 1, n. 6072 del 24/05/2017, dep. 2018, Di Perna, Rv. 272102

    Principio di diritto utilizzato dalla Corte: la fungibilità delle pene espiate senza titolo non è applicabile ai reati permanenti quando la permanenza sia cessata dopo l'espiazione senza titolo; il giudice deve pertanto verificare il rapporto temporale tra la durata della permanenza del reato e il periodo di detenzione senza titolo.

Massime di principio

  • Per stabilire la fungibilità della custodia cautelare nei confronti di condanne per reati permanenti occorre verificare con precisione le date di inizio e cessazione della permanenza del reato e il periodo di detenzione: se la detenzione senza titolo si estende in modo non compatibile con la durata della permanenza, la fungibilità può essere esclusa.
  • Nei reati permanenti non è possibile riconoscere automaticamente come 'espiazione' tutta la custodia cautelare: il giudice dell'esecuzione deve valutare se la permanenza del reato sia cessata dopo l'espiazione senza titolo (caso in cui la fungibilità è inapplicabile secondo la giurisprudenza richiamata).
  • In presenza di sovrapposizione parziale tra periodo di custodia e periodo di permanenza del reato, il giudice deve ripartire e motivare quali periodi, se del caso, possono ritenersi fungibili e quali no, seguendo la giurisprudenza di legittimità.
  • Procedura pratica consigliata: accertare le date precise della presunta condotta permanente, confrontarle con le date della custodia cautelare, quantificare l'eventuale periodo di sovrapposizione e applicare la regola che esclude la fungibilità quando la permanenza perduri oltre l'espiazione senza titolo.

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