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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13312/2023 del 30/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

C.G.: deduceva, ex art. 606 lett. c) c.p.p., la mancata valutazione di un motivo di appello (presunta adesione apodittica della Corte alle dichiarazioni della persona offesa e omessa enunciazione delle ragioni per ritenere non attendibili le prove contrarie). S.G.: contestava l'erronea applicazione degli artt. 47 e 602‑quater c.p. (esimente per ignoranza inevitabile dell'età della persona offesa) e, in subordine, la contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione, sostenendo che le intercettazioni (in particolare la conversazione n. 704 del 14/04/2015) e altre circostanze dimostrerebbero che la persona offesa era percepita come maggiorenne e che l'imputato non poteva essere ritenuto consapevole della minore età

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi per genericità e/or insufficiente specificazione delle critiche rispetto alla motivazione impugnata. Ha ritenuto che i ricorrenti non abbiano indicato le prove non valutate e la loro incidenza sulla decisione e che le censure rivolte alla motivazione fossero generiche o infondate. In particolare la Corte ha confermato che la Corte d'appello ha correttamente ritenuto attendibili le dichiarazioni della persona offesa e ha indicato elementi di riscontro (intercettazioni, dichiarazioni di testimoni, dichiarazioni spontanee degli imputati). Quanto all'eccezione relativa all'art. 602‑quater c.p., la Corte ha ribadito che la causa di non punibilità per ignoranza inevitabile dell'età richiede elementi univoci che inducano ragionevolmente a ritenere la maggiore età e l'adempimento dell'onere di diligenza da parte dell'agente; mere apparenze fisiche o rassicurazioni verbali non sono sufficienti. I ricorrenti sono stati condannati alle spese processuali, al pagamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende e alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa della parte civile (euro 3.700,00 oltre accessori)

Norme richiamate

  • art. 600‑bis cod. pen.

    Norma del reato contestato (agevolazione/organizzazione dell'attività di meretricio di minore). La Corte ha ritenuto provato l'elemento oggettivo e ha valutato la responsabilità anche sulla base delle dichiarazioni della persona offesa e degli elementi di riscontro.

  • art. 602‑quater cod. pen.

    Prevede la causa di non punibilità per ignoranza inevitabile dell'età della persona offesa. La Corte interpreta la norma restrittivamente: la causa opera solo se l'agente, dopo aver diligentemente effettuato i necessari accertamenti, è stato indotto a ritenere sulla base di elementi univoci che la persona fosse maggiorenne; non bastano l'aspetto fisico o rassicurazioni verbali. L'onere probatorio grava sull'imputato e richiede uno standard di diligenza proporzionale alla tutela del minore.

  • art. 606 lett. c) cod. proc. pen.

    Norma richiamata quale titolo di impugnazione: contestazione per omissione di motivazione su questioni di fatto o di diritto. La Corte ha richiesto però che il ricorrente specifichi le prove non valutate e la loro incidenza sulla decisione; in loro assenza il motivo è generico e inammissibile.

  • art. 606 lett. e) cod. proc. pen. (comma 3)

    Riguarda la deduzione di contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione. La Corte ha considerato che l'affermazione di motivazione 'ridotta' senza puntuali contestazioni è inidonea a fondare il ricorso e può renderlo inammissibile.

  • artt. 581 e 591 cod. proc. pen.

    Richiamati per richiedere la specificità dell'atto di impugnazione: il ricorso deve indicare puntualmente le ragioni di diritto e gli elementi di fatto che fondano il dissenso rispetto alla decisione impugnata.

  • art. 546 cod. proc. pen.

    Richiamato nella doglianza sulle omissioni nella motivazione; la Corte osserva che l'onere di specificazione delle contraddizioni e delle prove non considerate grava sul ricorrente.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma sulla condanna per spese e sanzioni a favore della Cassa delle Ammende: la Corte ha condannato i ricorrenti al pagamento di euro 3.000,00 in via equitativa.

Massime di principio

  • Un ricorso per cassazione che contesti l'omessa valutazione di prove deve indicare specificamente quali prove non sono state valutate e come esse avrebbero potuto influenzare l'esito: la genericità rende il motivo inammissibile.
  • Nelle fattispecie di prostituzione minorile l'esimente per ignoranza inevitabile dell'età (art. 602‑quater c.p.) si interpreta restrittivamente: l'imputato deve dimostrare di aver compiuto tutti gli accertamenti diligenti e che esistessero elementi univoci che lo inducano a ritenere la maggiore età; apparenze fisiche o semplici rassicurazioni non sono sufficienti.
  • Le dichiarazioni della persona offesa possono costituire base della condanna anche senza ulteriore riscontro formale; tuttavia i giudici devono valutare complessivamente la attendibilità e indicare, anche sinteticamente, gli elementi che ne confermano il contenuto (intercettazioni, testimonianze, dichiarazioni spontanee, ecc.).
  • Se si allega il travisamento della prova per omissione di una specifica intercettazione o atto, occorre dimostrare che quel materiale era decisivo e non considerarlo compone motivo generico e infondato se dai documenti emerge il contrario.
  • L'impugnazione in Cassazione non può limitarsi a riportare i motivi di grado; deve criticare argomentatamente la motivazione della sentenza impugnata, con puntuale confronto tra le ragioni del giudice e le contestazioni di fatto o di diritto.
  • In casi di valutazione dei risultati delle intercettazioni, la Corte valuta la congruenza tra il contenuto delle conversazioni e la condotta successiva dell'imputato: se l'imputato, pur avendo ricevuto informazioni che potevano far pensare alla maggiore età, agisce successivamente in modo coerente con la conoscenza della minorità, ciò può integrare la consapevolezza.

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