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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 05142/2026 del 09/02/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza della Corte d'appello che lo ha condannato per i reati relativi al ritrovamento di un fucile marca Franchi calibro 12 e numerose munizioni. I motivi dedotti sono: 1) violazione di legge e vizio di motivazione in ordine alla qualificazione giuridica dei fatti e all'affermazione di responsabilità, sostenendo la credibilità della confessione resa dall'imputato (che avrebbe ammesso il furto del fucile avvenuto 13 anni prima) in considerazione della consegna spontanea dell'arma e delle indicazioni fornite; 2) vizio di motivazione in relazione al diniego delle circostanze attenuanti generiche ex art. 62-bis c.p., contestando che il diniego si sia fondato esclusivamente sulla gravità del fatto e sui precedenti, senza adeguata considerazione della personalità del condannato e della finalità rieducativa dell'istituto attenuante.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto manifestamente infondate le censure relative alla motivazione e alla valutazione della credibilità della confessione, sottolineando che il sindacato in Cassazione non può rimettere in discussione l'intrinseca attendibilità delle prove né sostituirsi ai giudici di merito nella valutazione probatoria, ma deve limitarsi a verificare la correttezza logica e giuridica della motivazione adottata. I giudici hanno considerato congrua la motivazione della Corte territoriale, che ha evidenziato imprecisioni nella descrizione del furto fornita dall'imputato, l'incompatibilità di molte munizioni rinvenute con quanto dichiarato e l'incongruenza temporale tra il ritrovamento e la confessione. Analogamente, il diniego delle circostanze attenuanti generiche è stato ritenuto adeguatamente motivato in base alla personalità dell'imputato, ai precedenti e alle modalità del fatto; la Cassazione ha ricordato che il giudice può escludere le attenuanti anche valorizzando un solo elemento negativo ritenuto prevalente. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • Legge 18 aprile 1967, n. 895

    Norme richiamate per la qualificazione dei reati relativi ad armi; la Corte ha applicato le disposizioni per giudicare la responsabilità dell'imputato in ordine al possesso e alla provenienza dell'arma

  • Codice penale

    Articolo relativo alla ricettazione: la sentenza ha inquadrato parte della responsabilità anche con riferimento alla provenienza illecita del fucile e al fatto che fosse oggetto di furto denunciato

  • Codice penale

    Norma richiamata in relazione a specifiche fattispecie penali collegate al fatto (attuazione concreta valutata dai giudici di merito)

  • Codice penale

    Regola sulle circostanze attenuanti generiche: la Corte ha ribadito che il diniego delle attenuanti può fondarsi su un elemento negativo prevalente e la motivazione, purché congrua e non contraddittoria, non è sindacabile in Cassazione come valutazione di fatto

  • Codice penale

    Principi di determinazione e modalità di esecuzione della pena: la Corte ha ritenuto che la Corte territoriale abbia esercitato correttamente il potere discrezionale nel rispetto del principio di proporzionalità

  • Codice di procedura penale

    Previsione sulla condanna alle spese e alla somma a favore della cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso; la Corte ha applicato tale norma irrogando l'importo ritenuto equo

Massime di principio

  • In Cassazione non è consentito riesaminare l'attendibilità intrinseca delle prove o sostituire una valutazione probatoria dei giudici di merito con una alternativa ugualmente plausibile: il controllo è limitato alla correttezza logico-giuridica della motivazione
  • Una confessione resa molto tempo dopo il fatto può essere valutata come inattendibile se presenta imprecisioni rilevanti, incongruenze con gli elementi materiali ritrovati o incompatibilità tecniche (es. munizionamento non compatibile con l'arma dichiarata)
  • La consegna spontanea dell'arma al momento della perquisizione non è di per sé prova sufficiente dell'autenticità della confessione su un furto anteriore: va valutata in rapporto a tutte le risultanze (descrizione del fatto, tipologia e quantità di munizioni, tempistica della dichiarazione)
  • Il diniego delle circostanze attenuanti generiche può essere legittimamente motivato anche valorizzando un singolo elemento negativo (oggettivo o soggettivo) ritenuto prevalente, purché la motivazione sia congrua e non contraddittoria
  • Chi propone ricorso in Cassazione deve circoscrivere le censure a vizi di legge o di motivazione formale e logica; le doglianze che si sostanziano nel chiedere una rivalutazione dei fatti o della proporzionalità della pena sono inammissibili
  • In caso di ricorso dichiarato inammissibile è probabile l'imposizione delle spese processuali e, se emergono profili di colpa nella proposizione, una sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

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