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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18288/2023 del 03/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente chiede la riparazione per l'ingiusta detenzione relativa al reato di cui all'art. 270-bis c.p., da cui era stato assolto. Aveva già proposto identica domanda nel 2011, rigettata con pronuncia diventata definitiva. Dopo una sentenza della Corte EDU che ha riconosciuto la violazione dell'art. 6 CEDU (mancata celebrazione in udienza pubblica) e la cancellazione della causa ai sensi dell'art. 37 CEDU in seguito al riconoscimento unilaterale della violazione da parte dello Stato, il ricorrente ha riproposto la domanda. La Corte d'appello ha dichiarato l'inammissibilità per preclusione del giudicato nazionale; il ricorrente ha impugnato tale decisione in Cassazione.

La decisione

La Corte di legittimità ha accolto il primo motivo di ricorso, ritenendo errata la valutazione della Corte d'appello. Ha stabilito che la cancellazione della causa dalla CEDU, a seguito del riconoscimento unilaterale della violazione da parte dello Stato, impone l'adeguamento del giudicato nazionale e non può trovare ostacolo nella preesistente pronuncia reiettiva: la riapertura del giudizio di riparazione e il riesame del merito sono necessari per dare effettività alla pronuncia sovranazionale. La Cassazione ha quindi annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato alla Corte d'appello di Milano per un nuovo esame del merito, demandando anche la regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità. La Corte non ha esaminato nel merito le ragioni sostanziali della richiesta di riparazione, che dovranno essere valutate dal giudice di rinvio.

Norme richiamate

  • art. 270-bis c.p.

    Indica il reato in relazione al quale il ricorrente era stato assolto e per il quale è stata richiesta la riparazione per ingiusta detenzione; contestualizza la vicenda penale sottostante

  • art. 646 c.p.p.

    Norma che disciplina il rito camerale; la Corte d'appello aveva adottato tale rito nel procedimento originario, rilevando l'irritualità che ha poi motivato la decisione della Corte EDU

  • art. 37 Convenzione europea dei diritti dell'uomo

    Prevede la cancellazione della causa dal ruolo da parte della Corte EDU quando lo Stato riconosce unilateralmente la violazione; nella sentenza è ritenuto che tale esito vincoli gli organi nazionali a provvedimenti conseguenziali

  • art. 46 Convenzione europea dei diritti dell'uomo

    Sancisce la forza vincolante delle sentenze della Corte EDU e l'obbligo per gli Stati di conformarsi ad esse; la Corte di legittimità lo usa per affermare l'obbligo di adeguare l'efficacia del giudicato interno

  • art. 628-bis c.p.p.

    Norma introdotta successivamente che equipara la cancellazione del ricorso da parte della Corte europea alla cancellazione ai sensi dell'art. 37; sebbene inapplicabile al caso concreto (introdotta dopo), viene utilizzata come indicazione ermeneutica sul dovere di adeguamento

  • art. 6 CEDU

    Diritto al giusto processo e all'udienza pubblica; la violazione di tale principio per il procedimento camerale rende la procedura viziata di illegittimità tale da invalidare l'esito senza necessità di provare un pregiudizio specifico

  • art. 630 c.p.p. e sentenza Corte Costituzionale n. 113/2011

    La Corte costituzionale ha ritenuto inadeguati gli strumenti ordinamentali previgenti per conformarsi alle sentenze CEDU, declarando l'illegittimità di parti normative che non prevedevano casi di revisione necessari per adeguamento

  • art. 625-bis c.p.p.

    Ricorso straordinario per cassazione per errori materiali o di fatto, indicato dalla sentenza come strumento inadeguato alla rimozione dell'efficacia del giudicato nel caso in esame

Massime di principio

  • La cancellazione della causa da parte della Corte EDU ai sensi dell'art. 37, se dovuta al riconoscimento dello Stato di una violazione, impone agli organi nazionali l'obbligo di adeguare il giudicato interno per rendere effettiva la pronuncia europea.
  • Quando la Corte EDU rileva la violazione dell'art. 6 per mancanza di udienza pubblica, il procedimento nazionale svolto con rito camerale è viziato in radice e non è richiesta la prova di un danno specifico da parte del ricorrente: la sola illegittimità procedurale giustifica il riesame.
  • L'esistenza di un giudicato nazionale non può precludere un nuovo esame di una domanda di riparazione quando l'esito del procedimento sovranazionale renda inefficace l'originario giudicato: il giudice nazionale deve trovare modalità per attuare l'obbligo di conformità sancito dall'art. 46 CEDU.
  • La mancanza, nell'ordinamento nazionale, di uno strumento di revisione 'europea' specifico per le materie civili o di riparazione non esime l'Italia dall'obbligo di dare esecuzione alle sentenze CEDU; ove la legge sia carente, il giudice deve dare efficacia pratica al giudicato europeo permettendo il riesame.
  • In casi analoghi è corretto riproporre la domanda nazionale alla luce della pronuncia CEDU e, se essa viene preclusa per presunto giudicato, insistere nei gradi superiori richiamando art. 37 e art. 46 CEDU e l'effetto vincolante delle pronunce sovranazionali.
  • Gli strumenti straordinari nazionali citati (ricorso ex art. 625-bis c.p.p., incidente di esecuzione, ecc.) sono in generale inidonei quando la questione riguarda l'adeguamento del giudicato in forza di pronunce della Corte EDU: è necessaria una risposta processuale che consenta il nuovo esame di merito.

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