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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31574/2023 del 20/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Pluralità di motivi di impugnazione contro la sentenza della Corte d'Appello di Napoli del 07/02/2022: contestazione di vizi di motivazione e violazioni di legge in ordine alla conferma delle condanne per reati quali concorso esterno in associazione mafiosa (art. 416‑bis), estorsione e illecita concorrenza (art. 513‑bis), deduzioni sulla mancata considerazione di elementi di prova e di rinnovazione del dibattimento, richiesta di annullamento per difetto di decisione (mancata indicazione di una condanna nel dispositivo di primo grado), contestazioni sulla qualificazione e sull'aggravante di aver agito per agevolare l'associazione mafiosa, ricorsi delle parti civili per il rigetto della domanda di condanna al risarcimento dei danni e per la condanna alle spese nonché questioni processuali relative all'ammissione della costituzione di parte civile e all'interesse a proporre ricorso per cassazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha, complessivamente: (i) accolto parzialmente il ricorso di Alfredo Giuliano (Avv. Alfonso Baldascino) quanto alla correzione illegittima del dispositivo di primo grado, annullando senza rinvio la sentenza di appello limitatamente al reato indicato al capo 9) per difetto di decisione, eliminando l'aumento di pena per continuazione relativo a quel capo e disponendo la trasmissione degli atti al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere per il giudizio; (ii) rigettato o dichiarato inammissibili la maggior parte degli altri ricorsi di carattere sostanziale (tra cui quelli diretti a ottenere la rivalutazione delle prove o che chiedevano la rinnovazione del dibattimento), statuendo che la Corte d'appello non ha travisato le prove in modo manifesto e che la Cassazione non può sostituirsi al giudice di merito nella valutazione della prova; (iii) respinto i ricorsi delle parti civili A.L.I.L.A.C.C.O. e MUTUA CONSUMATORI CAMPANIA sul rigetto della domanda di condanna generica al risarcimento, confermando che per ottenere una condanna generica in sede penale è necessaria almeno una prova sommaria della sussistenza del danno e del nesso causale, e che l'ammontare deve essere provato in sede civile; (iv) dichiarato inammissibili o infondati vari ricorsi difensivi per genericità o per mancata indicazione di elementi decisivi; (v) confermato, per il resto, le valutazioni di merito sulla responsabilità per concorso esterno e per i delitti di illecita concorrenza ed estorsione ove la Corte territoriale aveva dato motivazioni ritenute logiche e coerenti.

Norme richiamate

  • art. 513‑bis cod. pen.

    Regola il delitto di illecita concorrenza mediante violenza o minaccia; la Corte ha ritenuto possibile il concorso formale fra tale reato e l'estorsione quando l'azione violenta incide sia sul funzionamento dell'impresa concorrente sia sulla coazione dell'imprenditore; la valutazione della sussistenza del reato è rimessa al giudice di merito e la Cassazione non può riformare la valutazione probatoria se non per vizi logici o travisamenti palesi.

  • art. 416‑bis cod. pen.

    Disciplina l'associazione di tipo mafioso e, correlato, il concorso esterno: la condotta dell'"esterno" deve costituire un contributo concreto, specifico, consapevole e rilevante causalmente per il rafforzamento dell'associazione; la Corte ha confermato che la prova dell'efficacia causale deve emergere dal compendio probatorio e la valutazione spetta al giudice di merito.

  • art. 521 cod. proc. pen.

    Norma che consente alla Corte d'appello, annullando l'assoluzione, di disporre la trasmissione degli atti per fatto diverso; la Cassazione ha ritenuto ammissibile il ricorso dell'assolto avverso tale provvedimento quando arrechi un peggioramento della posizione processuale, ma ha dichiarato inecensurabile nel merito la decisione della Corte d'appello in questo caso.

  • art. 591 e art. 568 cod. proc. pen.

    Richiamati in relazione all'inammissibilità dell'impugnazione per mancanza di legittimazione o interesse e ai requisiti di specificità dell'appello: l'atto di impugnazione deve indicare puntualmente i punti di doglianza rispetto alla motivazione impugnata.

  • art. 129 cod. proc. pen.

    Regole sull'enunciazione delle circostanze attenuanti e sulla comunicazione degli elementi ai fini della determinazione della pena; la Corte ha ritenuto che, dopo rinuncia ai motivi sulla responsabilità, non fosse consentito sollevare nuovi rilievi relativi alla responsabilità sostanziale.

  • art. 133 cod. pen.

    Criteri per la determinazione della pena: la Corte ha ricordato l'ampio margine di discrezionalità del giudice di merito nella quantificazione della pena, purché motivato con riferimento ai parametri di legge; le formule sintetiche (es. "pena congrua") sono ammissibili salvo che la pena sia eccessivamente superiore alla media edittale.

  • art. 185 cod. pen.; artt. 2043 e 1223 cod. civ.

    Richiamati in tema di responsabilità civile e risarcimento del danno: la Corte ha affermato che la parte civile deve allegare e provare il danno concreto per ottenere anche la sola condanna generica in sede penale; la quantificazione resta rimessa al giudice civile.

  • art. 62‑bis cod. pen.

    Richiesto nelle doglianze sul trattamento sanzionatorio (circostanze attenuanti/afflittive); la Corte ha ribadito che la valutazione compete al giudice di merito e va motivata secondo l'art.133.

Massime di principio

  • In presenza di contrasto tra dispositivo e motivazione di una sentenza, la correzione del dispositivo da parte del giudice d'appello è illegittima se il dispositivo risultava favorevole all'imputato e la correzione introduce una condanna non prevista: in tali casi la Cassazione annulla per difetto di decisione.
  • La Corte di legittimità non può sostituirsi al giudice di merito nella valutazione della capacità probatoria delle prove o nella reintepretazione del compendio probatorio; i motivi che richiedono una rivalutazione delle prove senza indicare travisamenti manifesti sono inammissibili.
  • Per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa è necessario dimostrare un contributo concreto, specifico e causalmente efficace al rafforzamento dell'associazione; non basta un rapporto di mera collaborazione tecnica o lavorativa.
  • Il reato di illecita concorrenza mediante violenza o minaccia (art. 513‑bis) può concorrere con l'estorsione quando le condotte violente incidono sia sul funzionamento dell'attività economica concorrente sia sulla libertà dell'imprenditore; la distinzione è nella modalità e nell'oggetto dell'azione violenta.
  • La rinnovazione del dibattimento in appello è eccezionale e ammessa solo per prove decisive che, se esperite, avrebbero certamente determinato esito diverso; decisioni discrezionali dei giudici di merito su tale punto sono difficilmente sindacabili in Cassazione.
  • Le parti civili rappresentative di interessi collettivi devono allegare e provare, almeno sommariamente, l'esistenza e il nesso causale del danno per ottenere anche una condanna generica in sede penale; l'ammontare è rimesso al giudice civile.
  • Gli atti di impugnazione (appello e ricorso per cassazione) devono essere specifici: la genericità o la mancanza di puntuale riferimento alla motivazione impugnata comporta inammissibilità.
  • L'aggravante dell'aver agito per agevolare l'attività di associazioni mafiose ha natura soggettiva: è sufficiente che l'agente fosse consapevole della finalità agevolativa perseguita dal compartecipe, non che ne condividesse necessariamente l'ideologia.

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