Cassazione Penale, Sentenza n. 18253/2024 del 09/05/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Andreoni Vanna impugna la sentenza della Corte d'appello di Milano che ha confermato la condanna per il furto di generi alimentari in un supermercato, ritenendo applicabili gli artt. 56 e 626, comma 1, n. 2, c.p., e bilanciando equivalenza tra attenuanti generiche, recidiva specifica infraquinquennale e aggravante dell'esposizione alla pubblica fede. Nel ricorso si deduce: 1) la violazione di legge e vizi motivazionali per il mancato riconoscimento dello stato di necessità (esimente); 2) la violazione di legge e vizio di motivazione per la mancata sostituzione della pena detentiva con pena pecuniaria e l'eccessività della pena irrogata.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile, per la parte che sollecitava una rivalutazione probatoria, il primo motivo riguardante lo stato di necessità, rilevando che la valutazione dei giudici di merito era congrua e che la condotta (appropriazione di generi alimentari di modico valore in condizioni di indigenza) non integra lo stato di necessità quando le condizioni di debolezza sono fronteggiabili con i sistemi di protezione sociale. Quanto al secondo motivo, la Corte ha rilevato l'illegittimità della pena perché, a seguito della riqualificazione del fatto (tentativo), il trattamento sanzionatorio doveva essere commisurato ai limiti edittali applicabili (criteri del giudice di pace). Pertanto ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente al trattamento sanzionatorio, rideterminando la pena in euro 86,00 di multa (calcolo: p.b. 258,00; ridotta della metà per il tentativo a 129,00; ulteriormente ridotta per il rito abbrev.) e ha dichiarato inammissibile il resto del ricorso.
Norme richiamate
Richiamato per la disciplina del tentativo; utilizzato nella riqualificazione della fattispecie e nell'applicazione della riduzione della pena per il tentativo.
Norma invocata nella qualificazione del reato per cui l'imputata è stata condannata; la sentenza utilizza tale richiamo per definire la fattispecie attribuita.
Citato in relazione alla contestazione originaria (tentato furto ex art. 56 - 624 c.p.) e alla successiva riqualificazione operata dai giudici di merito.
art. 52, d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274
Richiamato per i parametri sanzionatori propri dei reati di competenza del giudice di pace (sanzioni pecuniarie): la Corte ha applicato i limiti e i criteri di tale norma nella rideterminazione della multa.
art. 620, comma 1, lett. i), c.p.p.
Consente alla Corte di Cassazione, nel giudizio di legittimità, di rideterminare la pena; qui usato per motivare la rideterminazione del trattamento sanzionatorio.
Costituzione, artt. 3, 13, 25, 27
Richiamati per il principio secondo cui la Corte di cassazione può rilevare d'ufficio l'illegittimità della pena e garantire il rispetto dei principi costituzionali attinenti alla legalità e proporzionalità della sanzione.
Massime di principio
- La Corte di cassazione non è sede per una rivalutazione globale delle prove: i motivi che si limitano a chiedere diversa lettura delle fonti probatorie sono, di regola, inammissibili in sede di legittimità quando i giudici di merito hanno fornito motivazioni congrue.
- Lo stato di necessità a fondamento di una deroga penale per appropriazione di generi alimentari di modico valore è difficilmente riconosciuto quando le condizioni di indigenza risultano fronteggiabili mediante i normali sistemi di protezione sociale; la fame o la malnutrizione non determinano automaticamente l'esimente.
- Se i giudici di merito procedono a una riqualificazione del fatto tale da far rientrare il reato nei limiti edittali propri del giudice di pace o di sanzioni pecuniarie, la Corte di cassazione può rilevare d'ufficio l'illegalità della pena e rideterminarla nel rispetto dei limiti normativi applicabili.
- In caso di reato tentato si applicano le riduzioni previste per il tentativo; se è stato celebrato il rito abbreviato si applicano le ulteriori riduzioni previste dalla legge, e la somma di tali riduzioni deve essere coerente con i minimi e massimi edittali vigenti.
- La competenza per eventuali conseguenze processuali derivanti da riqualificazione deve essere valutata (perpetuatio iurisdictionis), ma la riqualificazione non esime la Corte di cassazione dal controllo sulla legittimità della pena irrogata.
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