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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16338/2026 del 06/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per cassazione avverso l'ordinanza di conferma degli arresti domiciliari per reati di cui agli artt. 73 e 74 del d.P.R. 309/1990 (associazione finalizzata al narcotraffico). Il ricorrente contestava: assenza di motivazione sui "gravi indizi" per il capo 1 (art. 74), ambiguità e marginale rilevanza delle intercettazioni, mancata dimostrazione di un sodalizio strutturato e del ruolo specifico del ricorrente; difficoltà a ritenere il suo contributo concreto all'associazione; e infine la non sussistenza delle esigenze cautelari (art. 274 cod. proc. pen.) considerata la sua incensuratezza e il lavoro regolare.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse fornito motivazione non apparente e logicamente coerente sia sulla sussistenza di un grave quadro indiziario rispetto al reato associativo (art. 74 d.P.R. 309/1990) sia sulle esigenze cautelari (art. 274 lett. a) e c) cod. proc. pen.), valorizzando la continuità dell'attività illecita, la persistenza dei contatti e comportamenti del ricorrente anche dopo la detenzione del capo, e il concreto rischio di reiterazione e di inquinamento probatorio. Il ricorso è stato qualificato come mera diversa valutazione del merito e quindi inammissibile; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a una sanzione di euro 3.000 alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.P.R. 309/1990, art. 73

    Norma relativa al traffico illecito di sostanze stupefacenti; utilizzata come capo di imputazione collegato all'attività di spaccio imputata al ricorrente

  • d.P.R. 309/1990, art. 74

    Riguarda l'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti; la Corte ha ritenuto sussistenti gravi indizi per l'applicazione di tale fattispecie nei confronti del ricorrente

  • d.P.R. 309/1990, art. 80, comma 1, lett. a) (riqualificata)

    La circostanza indicata è stata riqualificata dal Tribunale quale aggravante richiamata nell'art. 112, comma 1, n. 4 cod. pen., come segno di maggiore offensività dell'azione criminale

  • cod. pen., art. 112, comma 1, n. 4

    Aggravante applicata in riqualificazione della circostanza contestata, segnalando una maggiore gravità della condotta associativa

  • cod. proc. pen., art. 274, lett. a) e c)

    Norme sulle esigenze cautelari: il Tribunale ha ritenuto sussistenti il pericolo di inquinamento probatorio e il concreto pericolo di reiterazione, giustificando gli arresti domiciliari

  • cod. pen., art. 416-bis

    Il Tribunale ha ravvisato l'utilizzo del metodo mafioso come elemento aggravante e descrittivo della pericolosità e della struttura del sodalizio

Massime di principio

  • Per impugnare con successo un provvedimento cautelare non basta esprimere una diversa lettura degli elementi: è necessario indicare vizi logico-giuridici specifici nella motivazione (omissioni, travisamenti decisivi, contraddizioni) altrimenti il ricorso è inammissibile.
  • Intercettazioni che mostrano frequenza, stabilità dei contatti e attività continuativa, anche dopo l'arresto del capo, possono costituire elementi rafforzanti per la configurazione del reato associativo e per la sussistenza dei gravi indizi.
  • Lo stato di incensuratezza e un'occupazione lavorativa non sono di per sé idonei a escludere le esigenze cautelari; il giudice valuta il complesso indiziario, il ruolo nell'organizzazione e il rischio concreto di reiterazione o di inquinamento delle prove.
  • La riqualificazione di circostanze (es. aggravanti) è valutata dal giudice del merito e richiede censure puntuali per essere sindacabile in Cassazione; la Corte di legittimità non riforma il merito ma verifica la correttezza giuridica e la logicità della motivazione.
  • Nel giudizio di legittimità è preclusa una nuova valutazione dei fatti: la parte difensiva deve concentrarsi su errori di diritto o su carenze motivazionali effettive, non su alternative interpretative del materiale probatorio.

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